Slovenia al voto per il nuovo governo, la sfida tra Golob e Janša

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Slovenia al voto per il nuovo governo, la sfida tra Golob e Janša

Di Daniele Tibaldi • Pubblicato il 22 Apr 2022
Copertina per Slovenia al voto per il nuovo governo, la sfida tra Golob e Janša

Domenica le elezioni, la sfida al governo uscente dell'ex presidente del Gect.

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La Slovenia tornerà  questa domenica alle urne per il rinnovo del Parlamento. Un momento cruciale per determinare quale percorso la piccola repubblica mitteleuropea ha intenzione di prendere. Si rafforzerà  la svolta impressa dal governo di Janez Janša (SDS) verso le posizioni illiberali del gruppo Višegrà¡d, oppure si chiuderà  la parentesi dell'ultimo biennio per tornare lungo i binari di una politica tradizionalmente europeista e più in linea con i valori delle democrazie occidentali? Un appuntamento atteso con grande attenzione, soprattutto nella zona più occidentale del Paese.

Il volto nuovo della politica slovena, infatti, non è affatto sconosciuto nel Goriziano transfrontaliero. Si tratta di Robert Golob, che ha dato vita al partito di ispirazione ecologista e liberal-progressista Movimento Libertà  (Gibanje Svoboda). Ingegnere, ex docente universitario e imprenditore di successo nel settore delle energie rinnovabili, il candidato primo ministro è nato il 23 gennaio 1967 a Å empeter pri Gorici, condividendo i natali con l'attuale presidente Borut Pahor e ha presieduto il Gect Go dal 2013 fino al 2018. La sua formazione, secondo i recenti sondaggi, è data al 24%, principale sfidante dei nazional-conservatori al governo.

Secondo molti, un suo possibile successo elettorale costituirebbe una grande opportunità  di rilancio per tutta l'area transfrontaliera, anche in vista del 2025, quando Nova Gorica e Gorizia saranno Capitale europea della cultura. Per capire qual è il clima con cui si arriva alla tornata elettorale, però, è opportuno fare una breve sintesi di questa legislatura, iniziata nel 2018 con la formazione di un governo di centrosinistra presieduto da Marjan Å arec (LMÅ ), l'ex sindaco di Kamnik con un passato da attore comico, curriculum che inevitabilmente richiama alla memoria la nascita del Movimento 5 Stelle in Italia o l'elezione di Volodymyr Zelens'kyj in Ucraina.

Alle elezioni del 2018 a far temere di più, per la deriva nazional-populista con cui era stata impostata la campagna elettorale, fu però proprio il consenso ottenuto dal leader del Partito democratico sloveno (SDS) Janez Janša. Infatti, con quasi il 25% dei voti, la compagine aveva ottenuto la maggioranza relativa con un programma caratterizzato da una forte impronta xenofoba ed euroscettica. Questo risultato, però, non aveva consentito a Janša di formare una maggioranza di governo, al contrario di Å arec, che, nonostante fosse arrivato secondo con circa il 13%, riuscì a costituire una coalizione di minoranza con i Socialdemocratici (SD).

Il tutto grazie al supporto esterno del partito di sinistra Levica e dei due parlamentari della minoranza etnica italiana e ungherese. Infastidito dalle difficoltà  di gestire un governo nato zoppo fin dall'inizio e galvanizzato dai sondaggi – particolarmente favorevoli nei confronti del nuovo premier – Å arec rassegnò le dimissioni alla fine del 2019. Convinto di poter tornare rapidamente alle urne e incassare quindi il consenso teorico promesso dai sondaggi, l'astro nascente della politica slovena compì il più classico degli errori in una repubblica parlamentare. Se i sondaggi lo premiavano, allo stesso tempo prospettavano la morte politica di alcuni dei suoi alleati di governo.

Questi, quindi, avrebbero mal digerito le elezioni anticipate. Mentre le consultazioni per la formazione di un possibile nuovo governo si dilungavano per settimane, con il tempismo di un thriller hollywoodiano appare sulla scena, dall'Estremo Oriente: il Covid-19. L'emergenza sanitaria incombente sommata al timore concreto di una mancata rielezione hanno fatto così decollare l'attuale governo Janša. Un esecutivo che rapidamente aveva destato preoccupazioni in Europa per i suoi continui attacchi alla libertà  di stampa, per il forte legame – non solo politico, ma anche economico – con il primo ministro ungherese Viktor Orbà¡n e il suo partito Fidesz.

A questo va aggiunta l'inedita linea di rottura con Bruxelles. Nonostante un'opposizione particolarmente agguerrita sia in Parlamento che in piazza, Janša è riuscito a guidare Lubiana fino al termine della legislatura. Ma la sua riconferma è tutt'altro che scontata. Infatti, sebbene i sondaggi sembrano confermare il suo partito in testa, con valori simili a quelli del 2018, gli ultimi mesi registrano un testa a testa con un nuovo protagonista della scena politica slovena: Robert Golob.

Un asse tra la nuova formazione - il cui candidato è attualmente costretto a casa per il Covid - e la coalizione Arco costituzionale (KUL) – composta dai principali partiti di centrosinistra (SD, Levica, LMÅ  e SAB) – parrebbe essere l'esito più naturale delle consultazioni successive alle prossime elezioni, nel caso in cui il trend venisse confermato dagli elettori.

L'articolo è uscito in contemporanea su East Journal e sarà  presente sul numero 85 della rivista Nuova Iniziativa Isontina, che sarà  presentato al pubblico giovedì 28 aprile, alle 18, presso la Sala Virgulin di Ronchi dei Legionari, in via San Lorenzo.

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