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Gorizia, battaglia sulla ciclabile di corso Italia: referendum per salvarla
Comitato contrario all'eliminazione della pista, che invece promuove. Parte la raccolta firme.
Gli strascichi del dietrofront su corso Italia a Gorizia sono ben lungi dall'essere terminati. Questa mattina, il comitato a favore dalla pista ciclabile hanno infatti annunciato la volontà di dare battaglia sulla vicenda, nettamente contrario alla decisione del sindaco Rodolfo Ziberna di interrompere la sperimentazione e riportare il percorso sui controviali. Una soluzione “presa senza alcun dato tecnico - spiega Marko Marinčič, esponente del gruppo - e non sono stati forniti i numeri sull'uso. Secondo noi, gli utenti sono triplicati rispetto alla situazione precedente”.
Da qui, la decisione di iniziare la raccolta firme per indire un referendum sul tema. Serviranno 1.500 adesioni per poter chiedere all'amministrazione una consultazione cittadina - con la raccolta in partenza a giorni -, che però cadrà in un periodo già segnato dalle elezioni comunali. Lo statuto, peraltro, impedisce che le due chiamate alle urne possano coincidere, anche se lo stesso comitato lamenta la poca chiarezza sulla questione ricevuta dall'ufficio elettorale. In ogni caso, è stato lanciato l'appello alle forze politiche affinché si proceda a una modifica di quell'articolo prima della scadenza del mandato.
Già in occasione del senso unico, Francesco Piscopo (Aiutiamo) aveva richiesto un referendum sul tema, ma tra gli ostacoli emersei c'era anche l'assenza del difensore civico comunale, necessaria per la procedura. “Il Comune ha formato una convenzione con quello regionale - replica Marinčič - che può intervenire al suo posto”. Il quesito che si intende proporre è “Volete che la pista ciclabile di corso Italia, indipendentemente a ogni altra scelta su parcheggi e corsie di marcia, rimanga sulla strada?”, puntando così a ricevere il supporto anche di chi ha criticato la modifica su altri aspetti.
Mano tesa alle diverse forze in Aula e non solo, mentre per i promotori dell'iniziativa si poteva agire diversamente. A partire dal fatto di non considerare altre ipotesi, come l'eliminazione dei posteggi a sinistra e non aver promosso una consultazione come invece anticipato dallo stesso primo cittadino. “Ha ascoltato solo gli umori di una parte, all'interno della sua coalizione” rimarca Marinčič. Il tutto, peraltro, si inserisce nel quadro più generale del Piano del traffico, la cui ultima versione prevede già una ciclabile nel viale e l'opera risale alla fine degli anni Novanta.
“Non credo si possa parlare di sperimentazione - attacca l'architetto Fabia Cabrini - per un progetto che sta sulla carta da 21 anni. La pista ciclabile deve rimanere interamente su strada. La scelta è squisitamente culturale, tra futuro e passato”. Un'impostazione legata anche all'attraversamento del centro da sud a nord, unendo la stazione dei treni con la Transalpina, soprattutto in vista del 2025. C'è poi l'aspetto sociale: “Molti genitori - sottolinea Marino Clemente - non lasciano andare a scuola i propri figli in bici perché hanno paura di incidenti. La pista non ha colore politico”.
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