la posizione
Centrodestra al bivio a Gorizia, Ziberna minaccia le dimissioni se non passa il bilancio
L'Assemblea si riunirà nuovamente la prossima settimana. Ziberna chiama la maggioranza: «Conto sul senso di responsabilità ».
Il terremoto scoppiato ieri sera poco prima di mezzanotte in Consiglio comunale a Gorizia, con il fallimento del voto sul bilancio comunale, rischia di avere serie ripercussioni. Quantomeno politiche, anche se i 19 voti espressi dalla maggioranza dovrebbero comunque bastare in seconda convocazione per approvare il documento. Già giovedì, la maggioranza si riunirà per fare il punto della situazione, mentre all'inizio della prossima settimana si terrà nuovamente l'Assemblea, con il numero legale ridotto a 14. L'ultima possibilità per far passare l'atto, come chiarito dallo stesso sindaco Rodolfo Ziberna.
“Se non passa il bilancio - avvisa il primo cittadino - mi dimetto. E si andrà ad elezioni anticipate ad autunno. Non resto per essere commissariato. Abbiamo 60 milioni di euro in investimenti che attendono: dal mercato coperto al parcheggio di piazzale Saba, passando per via Manzoni e gli interventi sulle scuole da fare prima della ripartenza dell'anno scolastico”. In quest'ultimo caso, infatti, la realizzazione dell'opera è vincolata al finanziamento statale, che rischia di essere revocato se non si procederà nei tempi stabiliti. “Sono tutte cose che attendevano questo voto e siamo già on l'acqua alla gola”.
Il termine ultimo per l'approvazione, infatti, scadeva ieri, con l'amministrazione che ora si trova in gestione provvisoria. Ciò significa che non può attingere liberamente dalle voci di bilancio, ma solo dal frazionamento previsto per legge. “Inoltre non ci sono risorse per assistere gli anziani - incalza Ziberna - e per avviare i centri estivi. Cosa facciamo per le 90 famiglie che aiutiamo in questo modo? Tutti i settori sono bloccati”. Tra questi, ci sono anche i preparativi per la Capitale europea della cultura 2025. Sul perché si sia arrivati a questo punto, Ziberna si auspica “che sia stato un equivoco da parte di qualcuno e conto sul senso di responsabilità ”.
In stallo c'è anche il contributo annuale per il Gect. Il leader di Forza Italia chiama quindi a raccolta la sua maggioranza, leggendo nel fallimento della votazione non tanto un tentativo orchestrato a monte, quanto un qualcosa che si è creato negli ultimi minuti: “Abbiamo visto che avevamo i voti per approvare il bilancio, è stato uno sgambetto ma non a me, quanto alla città . Voglio credere che sia stata un'eccitazione di un momento, con il ritorno ora della ragionevolezza”. Tra chi è uscito dall'Aula, ci sono anche Francesco Piscopo e Pasquale Picariello (Aiutiamo Gorizia), gli stessi che hanno presentato la mozione contro corso Italia. Sono ancora in maggioranza?
“Lo saranno fino a quando non bocceranno il bilancio - commenta Ziberna -, in quel caso si collocheranno loro al di fuori. Per me, in questo momento, lo sono ancora”. Da sinistra, invece, arriva anche la voce dei Giovani democratici: “Con una sfida importante e centrale come quella di Nova Gorica e Gorizia 2025 - dichiara il segretario regionale Morgan Baliviera - la città non può rimanere ostaggio di una maggioranza litigiosa ed ormai completamente svanita. Servono capacità di progettazione e l'autorevolezza per prendere decisioni che avranno effetto non solo per i prossimi sei mesi, ma almeno per 10 anni, e un sindaco virtualmente sfiduciato non è in grado di portare avanti tutto questo”.
L'appello all'unità arriva dal deputato di Coraggio Italia, Guido Germano Pettarin: "Confido che a Gorizia si possa arrivare nel tempo più breve possibile all'approvazione del bilancio di previsione, evitando situazioni inspiegabili di criticità all'interno del centrodestra come quelle accadute, purtroppo, a Monfalcone in seguito allo strappo ingiustificato voluto da Giuseppe Nicoli. Il bilancio è il documento cardine dell'azione amministrativa di una città e frenare la sua approvazione non è solo un inconcludente atto politico, causato da un malinteso impeto di contrarietà alle forze della maggioranza del momento, ma un ‘vulnus' vero e proprio al bene ed all'interesse dei cittadini, un atto che mette a rischio la tempestività indispensabile dei servizi a loro rivolti".
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