le reazioni
Fallisce il voto sul bilancio a Gorizia, l'opposizione chiede le dimissioni di Ziberna
Nuova crisi in Consiglio comunale, mancano i voti per approvare il documento. Centrosinistra all'attacco della giunta.
Dopo il voto di ieri sera sul bilancio a Gorizia, che ha visto mancare il numero legale con la fuoriuscita dell'opposizione, arrivano le reazioni dell'Aula. In particolare dal centrosinistra, dove tutti gli esponenti di partito e civici - ad eccezione di Federico Portelli (Borghi) che si è astenuto - hanno deciso di non partecipare alla votazione. A loro si sono uniti i fuoriusciti dalla maggioranza, incluso il gruppo Aiutiamo Gorizia che già dalla vicenda di corso Italia è entrato in rotta di collisione con l'amministrazione. Il centrodestra si è così fermato a 19 voti, meno della metà dei 41 esponenti dell'assise, costringendo a convocare una nuova seduta con il numero legale sceso a 14 partecipanti.
Dal Pd, quindi, si legge il significato politico di tutto ciò, dopo quattro giorni di discussioni. ”Il Consiglio comunale - attacca il capogruppo Marco Rossi - ha certificato con i numeri quello che è ormai evidente anche nel deterioramento del rapporto tra la giunta Ziberna e la città di Gorizia, cioè che la maggioranza non c'è più. Il sindaco potrà rigirare le carte in tavola quanto vuole, ma 19 voti non sono i 21 che sono la maggioranza assoluta né i 25 che erano quella che la legge elettorale gli aveva consegnato nel 2017. Questa è davvero una crisi politica. Tutti sapevano da settimane dei mal di pancia nel centrodestra e quello di ieri è stato un esito appunto tutto politico”.
“Un chiarimento che definirei necessario e inevitabile agli occhi dei cittadini - affonda -. Come Partito democratico, avevamo invocato un segnale forte che dimostrasse che la giunta Ziberna è una giunta di minoranza. Il segnale è arrivato e mi pare si possa pronosticare che ormai ogni settimana in più in cui questa giunta rimane al governo della città è tempo perso per la città e i goriziani”. Dal palazzo del municipio, le indiscrezioni parlano di una possibile convocazione già in settimana. Nel frattempo, anche Rosa Tucci (Gorizia è tua) va all'attacco: “Era inevitabile che prima o poi i nodi venissero al pettine. I mal di pancia erano emersi già all'indomani del voto del 2017”.
Il riferimento è alle trattative per trovare il nome del presidente del consiglio “e ancora prima sulla distribuzione degli assessorati, con i frequenti cambi di casacca, e, soprattutto, il mancato rispetto del do ut des”. Ieri, però, “hanno raggiunto l'apice, mettendo in evidenza la fragilità della maggioranza e la metamorfosi del leone in anatra zoppicante. L'opposizione/minoranza, non partecipando al voto, ha denunciato - oltre ai vizi formali messi in evidenza anche da esponenti della maggioranza - l'imbarazzo nel votare Dup e bilancio all'insegna dell'incoerenza e della mancanza di consequenzialità sia con quanto precede, sia con un futuro connotato da una mancanza di visione generale”.
Per l'esponente civica, tutto ciò “si traduce in proclami di progetti a spot, spesso in contraddizione tra di loro. Basti pensare alla mobilità sostenibile cui osta l'ossessione dei parcheggi, la realizzazione di progetti senza il coinvolgimento della cittadinanza, oltre che del consiglio comunale, l'abbattimento delle barriere architettoniche non supportata dal Peba, gli annunci autoreferenziali su Gorizia capitale della cultura che collide con i sanguinolenti tagli alla cultura e con la nebbia che avvolge i progetti sul 2025. Per non parlare dell'aria fritta sull'università , con tavoli volanti e facoltà lasciate alla fantasia dell'assessore competente”.
Dal canto suo, Portelli - astenutosi anche nel 2020 - avrebbe preferito un esito diverso: “Vista la crisi legata alla pandemia, la città ha bisogno di andare avanti senza troppe polemiche. Non vedo la necessità , in questa fase storica della città con l'economia da tirare su e i servizi sociali da garantire, di praticare ostruzionismo com'è stato fatto. La maggioranza poteva passare con i voti che aveva, se qualcuno di più fosse rimasto in Aula. Politicamente, si sapeva che il centrodestra è diviso, ma si poteva permettere all'amministrazione di spendere i soldi. Per me è stato naturale rimanere alla votazione, ma non potevo votare a favore del documento ma nemmeno contro”.
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