CRONACHE DI CONTEA
Visco, si spegne il Cavalier Nicola Ciavarella: 86 anni spesi per la famiglia e la comunità
I funerali si sono svolti nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Due volte sindaco, fu protagonista della vita cittadina tra cultura, solidarietà, legami con i Paesi Baltici e accoglienza.
A Borgo Piave, località di Visco, da secoli sul confine, vocata alla presenza militare, fissa da cent’anni in qua, era sbarcato, poco più che ragazzo, Nicola Ciavarella, da San Marco in Lamis (Foggia). Sbarcato: prima di approdare all’esercito, aveva esordito in marina. Defatiganti e tempestose navigazioni lo avevano allontanato dal mondo marinaro per radicarlo in terraferma.
Vocazione al canto, si esibiva nelle feste paesane in estemporanei e apprezzati interventi. Dalla caserma, guardando subito in là dello stradone, è sbocciato l’amore per una fanciulla friulana, con la quale si è sposato nella splendida chiesa decanale di Santa Maria Maggiore.
Esercito, famiglia, ma Nicola ha trovato tempo da spendere per la comunità: è stato tra i fondatori della Caritas “Santa Rita”, a Visco, segretario della Polisportiva e della Associazione Internazionale “Terre sul Confine”. Per il suo equilibro, lo chiamano più volte a far parte del Consiglio Comunale e della Giunta. Ancora più su ed è scelto come Sindaco, per due mandati.
Qui, oltre che nella sua amatissima famiglia, ha dato il meglio di sé. Non ferma lo sguardo al dato locale. Memore della storia del paese, guarda più in là. Con lui Sindaco, si ritessono collegamenti con i paesi Baltici, culminati nella presenza a Visco dell’arcivescovo emerito di Riga in Lettonia Cardinale Jānis Pujats, che viene nel paese natale dell’arcivescovo Antonino Zecchini, diplomatico pontificio in quei Paesi del Nord; Nicola accompagna il Cardinale anche in visita ad Aquileia e a Grado.
Promuove la cultura, in cui spiccano le presenze del poeta Celso Macor e del giornalista Demetrio Volcic. Acquisisce al patrimonio comunale l’ex caserma Sbaiz e l’ex dogana austriaca È attivo nella riconoscenza verso chi è stato al servizio del paese.
Ma l’aspetto migliore che offre, è nella capacità dei contatti umani.
Non era un “buon uomo” il Cavalier Nicola Ciavarella, era un uomo buono, è diverso! La sua era una bontà attiva, memore della carità cristiana, che è la forma più alta dell’amore. Si preoccupa dei malati, di chi è in ristrettezze. Segue di persona casi di impressionante pietà umana. Con discrezione, in silenzio. C’è sempre, quando si parla di vicinanza e solidarietà.
Ha fatto l’ultimo discorso nel 2017, inaugurando un cippo per il centenario nella nascita di Borgo Piave, che prese in nome di profughi di guerra qui venuti da quei paesi fracassati. Nella calda estate del 1997, esili figure hanno attraversato il paese quasi di corsa: profughi, emigranti, termini conosciuti dalla nostra gente.
Tre di essi, tre ragazzi del Bangladesh (Islam Rapikul, Ahammed Bashir, Hossain Shandat), sono diventati Vischesi per qualche anno. A Udine alla Casa dell’Immacolata, grazie a Nicola e al Comune di Visco, hanno appreso un mestiere, hanno acquistato un appartamento lavorando nel settore del legno che ha permesso loro di vivere con dignità.
Come Borgo Piave, nato sul confine dell’Impero, ebbe a mostrare la solidarietà in un momento di eclissi dell’uomo, grazie anche a Nicola Ciavarella, questa nuova accoglienza ha insegnato a dilatare i confini più difficili, quelli dell’anima!
Nella foto, Nicola Ciavarella, alla Casa dell’Immacolata (Udine) con i tre giovani bengalesi; in secondo piano, con gli occhiali, l’insegnante di falegnameria
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