CRONACHE DI CONTEA
Visco: nel campo di concentramento Monte recita ‘Milan Škrlj. E ancora il grano matura’ e Saksida canta Gruden
La storia del bimbo prigioniero a 7 anni è diventata pièce teatrale per la regia di Alberto Prelli. Messaggi sulla manifestazione da Tatjana Rojc e dal Cardinale Zuppi.
Si può far teatro in un campo di concentramento? Dipende dal soggetto. A Visco, nell’ex campo fascista, istituito per tenere in prigionia migliaia e migliaia di donne, uomini e bambini (fin 4mila), c’era più di una nazionalità dell’ex Jugoslavia: dai Bosniaci, agli Erzegovesi, ai Montenegrini, Serbi, Croati e Sloveni.
Fu aperto nel 1943 e durò per pochi mesi. Le persone stavano in baracche prefabbricate e in tende (anche da 72 posti), mentre il cuore logistico era costituito da una ventina di costruzioni in muratura, la maggior parte, costruite nella I guerra mondiale per un ospedale militare della Croce Rossa (vi morirono quasi 600 militari e civili).
Tra i numerosi bambini del campo, c’era Milan Škrlj. Aveva sette anni; con lui, c’erano la madre, Maria, il fratellino Jože, che compì i 6 anni il giorno di San Pietro, compatrono di Visco; c’erano anche due sorelle, e un altro fratello quattordicenne, trasferito dall’inferno del campo di Arbe (1500 morti, i più, per fame). Il padre venne trasferito da Arbe a Gonars. La scheda di Milan racconta che erano stati “catturati” a Begunje. Il cibo era “carente”, come lo definì un tenente italiano dell’epoca.
Milan si laureò in tecniche farmaceutiche e diventò anche Consigliere di Stato. Ritornò a Visco più volte e indicò con precisione dove sorgeva la baracca che lo ospitava. È morto a Lubiana nel 2024. Aveva inviato più di una testimonianza su luoghi e vita durante la sua prigionia (dove il termine risulta offensivo per un bambino di 7 anni).
Il materiale, nelle abili mani del regista di teatro Alberto Prelli, è diventato una pièce teatrale: “Milan Škrlj. E ancora il grano matura”. Una pièce di grande efficacia, dolcezza e drammaticità. In una quindicina di minuti, l’attore Giorgio Monte ha trasmesso in pieno lo spirito e la forma di quel monologo. Oltre allo spettacolo, che ha impressionato molto favorevolmente le persone che lo hanno ascoltato, il lavoro di Prelli e l’interpretazione di Monte sono riusciti a raggiungere in cuore a la mente di tutti.
È stato un messaggio di pace e di speranza, anche perché il dott. Milan, nelle sue visite a Visco, mai si è lasciato andare a parole di vendetta. Ha completato questo particolare momento di riflessione il canto di Aljoša Saksida, che ha eseguito alcune canzoni da lui composte su testi del poeta sloveno (era di Aurisina) Igo Gruden che le scrisse da prigioniero nel campo di Visco.
La manifestazione, promossa dall’associazione Internazionale “Terre sul Confine di Visco”, si è svolta con il patrocinio della Deputazione di Storia Patria per il Friuli; hanno aderito l’associazione Battaglione Logistico “Pozzuolo del Friuli” di Visco, l’Associazione Culturale “Tra Storia e Memoria” di Aiello, il “Centro Gasparini” di Gradisca, la " Clape di Culture Patrie dal Friûl" di Udine, il “Gruppo Culturale di Ricerca I Scussons” di Romans d’Isonzo.
All’evento è stato anche letto un efficace messaggio della senatrice Tatjana Rojc: «La memoria si fa dunque particolarmente preziosa in un luogo come Visco, luogo di sofferenza. Ringrazio chi non ha mai dimenticato, chi si è adoperato e si adopera a mantenere vivo l'interesse della nostra comunità umana, affinché non venga coperta dall'oblio la vergogna nei confronti di chi ha sostenuto quel regime fascista, che rappresenta la pagina più orrenda della storia d'Italia».
Un messaggio per l’incontro, il quale è anche stato occasione per ricordare la chiusura del campo, è giunto pure dal Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana: «Questo ricordo ci aiuta a essere consapevoli di cosa significa la pace, a cercare la riconciliazione sempre e a non scherzare mai con i semi del pregiudizio o dei nazionalismi. Altro è difendere e rispettare la propria e l'altrui identità, che è la chiave e la bellezza dell'Europa. Come cantava con una certa amarezza il maestrone, Francesco Guccini, “ma l'uomo imparerà mai a vivere senza ammazzare?” Lui era abbastanza pessimista…». Parole di pace, amore e preghiera sono infine giunte dal parroco di Visco don Federico Basso.
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