COMMISSIONE PARI OPPORTUNITà
Violenza di genere nel Monfalconese, calate le denunce nel 2026. Focus sul contributo di Soroptimist
Tendenza incoraggiante rispetto al 2024. Il Questore Di Ruscio, «l'ammonimento funziona». La Mantia illustra il progetto ‘Una stanza tutta per sé’.
Fare il punto sui dati a livello territoriale e sulla sinergia tra istituzioni, associazioni e cittadini per contrastare un fenomeno da cui è necessario non distogliere mai l’attenzione. Si è riunita a Monfalcone nella serata di ieri, lunedì 26 ottobre, la Commissione per le Pari Opportunità: la violenza sulle donne e sui minori è stato il tema al centro dell’incontro. Numerosi i consiglieri comunali e gli esponenti della Giunta monfalconese, così come i cittadini e i membri di organizzazioni e associazioni attive sul tema, presenti nella sala consiliare del palazzo municipale.
Presieduta da Sabina Cauci, la riunione di Commissione si è aperta con le considerazioni del Prefetto di Gorizia Ester Fedullo. La violenza di genere, così il Prefetto, resta un «argomento di drammatica attualità» nonostante un calo numerico territoriale delle denunce e una riduzione del 13% a livello nazionale del numero di omicidi con vittime di genere femminile nei primi nove mesi del 2026, rispetto all'anno scorso. Soffermandosi sulla dimensione storica della giustizia italiana, Fedullo ha richiamato il «mutamento» dell’impianto normativo nei decenni più recenti, dall’abolizione del delitto d’onore nel 1981 fino alle significative novità introdotte dalla legge n° 168/2023 – tra queste, un rafforzamento dello strumento dell’ammonimento del questore.
Se «la risposta normativa al fenomeno, al giorno d’oggi, è attiva e completa» ha sottolineato, «occorre però continuare a puntare sulla prevenzione con una risposta forte e decisa», ad esempio promuovendo la sensibilizzazione e i percorsi formativi nelle scuole. Anche rafforzare e far conoscere le reti istituzionali e della società civile atte a contrastare la violenza di genere, ha concluso il Prefetto di Gorizia, rientra in questa strategia. A tal proposito, la Prefettura di Gorizia ha all’attivo un tavolo di coordinamento per il monitoraggio del fenomeno nel territorio, a cui contribuiscono Forze dell’Ordine, Comuni, associazioni, centri antiviolenza e ordini professionali.
Sull’importanza che un provvedimento amministrativo come l’ammonimento del questore può ricoprire nei casi di violenza di genere e stalking è poi intervenuto Luigi Di Ruscio. Il Questore di Gorizia ha spiegato in cosa ciò consiste: «Si interviene direttamente e si parla alla persona guardandola in faccia, chiedendogli di cambiare la propria condotta negativa». Una situazione che, rispetto alle usuali vie giudiziarie, può fare maggiormente breccia nell’ammonito: sulla base della sua esperienza, Di Ruscio ha affermato in Commissione che «quattro volte su cinque l’ammonimento funziona». La sua esortazione è a non attendere il tragico epilogo della violenza fisica con la conseguente attivazione del Codice Rosso, ma richiedere la procedura di ammonimento già ai primi segnali di violenza psicologica per frenare tempestivamente le condotte violente. Il Questore ha infine citato dei dati: nel 2025 gli ammonimenti sono stati in tutto 20 (17 quelli per violenza di genere, 3 per condotte di stalking), scesi a 14 nei primi sei mesi del 2026.
L’approfondimento sui numeri delle denunce per violenza di genere è stato poi condotto dal Comandante provinciale dei Carabinieri, Gennaro Iervolino. I dati dell’ultimo triennio, per quanto riguarda la Compagnia di Monfalcone dei Carabinieri (la cui competenza territoriale si estende tra vari comuni della Bisiacaria, Grado e Doberdò del Lago), parlano di 151 denunce, che rappresentano il 39% delle denunce nell’intera provincia di Gorizia. Solo a Monfalcone, ha riferito Iervolino, si sono registrati 70 casi. Confrontando i casi finora registrati nel 2026, il dato è «incoraggiante»: se nel 2024 le denunce furono 33, si è passati a 10 durante l’anno corrente. Non va dimenticato però, ha sottolineato il Comandante, che «dietro a ciascuno di questi numeri c’è una donna che piange, una storia personale di sofferenza».
Grazie all’evoluzione normativa, lo Stato ora dispone di strumenti atti a supportare le vittime di violenza domestica che sporgono denuncia, ma non sempre le loro storie vengono facilmente alla luce. Un ruolo fondamentale nel fare il primo delicato passo, ovvero parlarne ed esporsi, lo giocano il contesto e l’ambiente. È da questa cruciale considerazione che è nato, nel 2014, il progetto “Una stanza tutta per sé” promosso da Soroptimist International d’Italia in stretta cooperazione con i vertici dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato.
A parlarne è stata la presidente del Soroptimist Club di Gorizia, Roberta La Mantia. “Una stanza tutta per sé” promuove lo studio e la messa a punto dell’ambiente più adatto, sereno ed accogliente per donne o minori vittime di violenza che decidono di fare il primo passo. «Si tratta di dare cura e attenzione alla vittima per favorire una sua apertura emozionale autentica nel momento difficile, seguendo un protocollo condiviso che punta all’umanizzazione degli spazi – ha spiegato – dalla scelta del colore e del materiale fino ai loro allestimenti». Rispetto alla “freddezza” che contesti istituzionali e ambienti come gli uffici possono trasmettere, aumentando la sensazione di paura e disagio in chi sporge denuncia, le Stanze sono dipinte con colori confortanti, costruite con materiali che richiamano visibilmente calore e armonia e arredate in modo da infondere un senso di domesticità. Il progetto si è evoluto nel tempo con l’introduzione del kit portatile per la registrazione audio-video delle testimonianze, ideato per raccogliere le dichiarazioni con tempestività così da ridurre gli spostamenti e il rischio di ulteriori traumi per chi sporge denuncia.
Sono in tutto più di trecento le stanze realizzate da Soroptimist in Italia: due quelle nel Goriziano (Monfalcone e Gorizia), con una terza in apertura prossimamente a Grado. Un’iniziativa che, nel territorio, si è rivelata efficace: il Comandante provinciale Iervolino ha rivelato che proprio in questi spazi è stato possibile ricevere e dialogare in maniera chiara e aperta con le donne vittima di violenza di genere nel 72% dei casi. Diffondere il progetto anche negli istituti scolastici non solo con finalità informativa, ma soprattutto educativa per le nuove generazioni, è il passo successivo: nelle prossime settimane, un flyer realizzato appositamente da Soroptimist in occasione della campagna internazionale Orange the World raggiungerà studentesse e studenti del territorio, spiegando sia in cosa consiste “Una stanza tutta per sé”, sia i segnali di violenza di genere e le forme riconosciute dalla legge che le tutele e i principi sanciti in materia dalla Convenzione di Istanbul.
Successivo l'intervento della consigliera comunale Anna Cisint, componente della Commissione Pari Opportunità. «Credo che ancora oggi ci sia un sommerso gigantesco di persone che hanno paura di esporsi e combattere – ha dichiarato – una rete di protezione che si traduca in un tavolo territoriale d’ascolto e supporto è dunque importante per fare la differenza». In apertura, invece, il sindaco Luca Fasan ha affermato che la violenza sulle donne è un «tema trasversale che a Monfalcone assume delle specificità» legate alla particolare composizione demografica, ovvero una parte di «popolazione che ha diversi usi, cultura e religione».
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