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L'ultima notte del 2021, una sfida per il futuro tutta da raccontare

l'editoriale

L'ultima notte del 2021, una sfida per il futuro tutta da raccontare

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 31 Dic 2021
Copertina per L'ultima notte del 2021, una sfida per il futuro tutta da raccontare

Arriva l'ultima notte dell'anno, la seconda per la nostra redazione. L'editoriale del direttore.

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Sarà il secondo Capodanno per Il Goriziano. Ancora una volta, una conclusione del calendario atipica rispetto alla realtà che abbiamo sempre vissuto prima della pandemia, entrata ormai nel linguaggio comune che potrebbe essere scritta benissimo con la p maiuscola. Una realtà che ha accompagnato questi primi 14 mesi del nostro giornale, nato proprio nel bel mezzo del caos che ha sconvolto il pianeta intero, in un certo stimolato proprio da ciò. Lo dice anche il proverbio cinese, che dalle crisi nascono le sfide.

Quella più grande, in questo senso, è sicuramente quella raccontata il 18 dicembre 2020: Nova Gorica e Gorizia nominate Capitale europea della cultura 2025. Da lì, è partita la corsa che determinerà lo sviluppo di questo territorio per i prossimi anni, se non decenni. Un anno esatto fa, lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha plaudito il traguardo raggiunto nel suo discorso di fine anno. Parole che hanno trovato seguito nella sua visita sul confine, insieme all’omologo sloveno Borut Pahor, tenendo fede alla parola data.

Nel bilancio di un anno difficile come quello che ci si appresta ad archiviare da qui a poche ore, questi appuntamenti vanno sicuramente posti in copertina. Non sono però l’unica immagine che rimarrà nell’album dei ricordi, dove le sensazioni sono molto più complesse e diverse tra loro. Gli ultimi scatti del 2021, infatti, hanno colori tutt’altro che gioiosi: dall’impennata di contagi ai fatti che hanno sconvolto le comunità di Farra d’Isonzo e Villesse, tra Natale e ieri.

Dolori che non possono trovare parole, aldilà di quelle usate nella cronaca, così come accaduto con don Renzo Boscarol e Cristina Visintini. Due nomi, i loro, scomparsi a cinque mesi di distanza l'uno dall'altro, riferimento nella nostra comunità non solo come professionisti del giornalismo, ma soprattutto come persone.

L’anno era iniziato sotto il segno della speranza, con l’arrivo dei vaccini che avrebbe fatto ben presto spazio all’ondata opposta di scetticismo e contrarietà. Il filo rosso dei giorni ha poi trovato nuove parole nel proprio vocabolario, le cui pagine vengono scritte e riscritte a velocità sempre più forsennata: green pass, super green pass, mega green pass. E l’ombra del confine nuovamente chiuso è tornata a rialzarsi, tra veti e divieti, paure e ostacoli. Una scacchiera del tempo impazzita, che conta pedine senza più regole fisse.

Da queste pagine, Il Goriziano ha guardato l’enorme mondo cambiare e mutare, calato nel piccolo contesto della provincia e della regione. Rispetto alla notte di San Silvestro di un anno fa, abbiamo osservato differenze e assonanze rispetto al primo, provando a immaginare cos’altro potrà cambiare nei prossimi futuri. Abbiamo visto che questo territorio ha continuato a produrre energia, storie, momenti di riflessione e scontro, conscio che la vita prosegue e va interpretata ogni giorno, con la forza che richiedono i momenti di grande confusione sociale.

Chi è chiamato a raccontare la quotidianità, spesso si perde su un angolo della tela, non cogliendo l’ampiezza del colore che anima il dipinto. È dall’esperienza che si arriva a ricostruire tutti i colori, in un mosaico di episodi e vicende che fanno crescere il cronista, la persona, l’essere. Viceversa, il frutto del suo lavoro non è solo quanto prodotto da telefonate, corse sul posto, ricerche e fotografie, bensì la speranza di essere riusciti a riprodurre il più fedelmente possibile quell’attimo o quella storia. Così come l’occhio immortala i fuochi d’artificio nel cielo.

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