IL REPORT
Sovraffollamento abitativo e dichiarazioni di ospitalità a Monfalcone, quasi 70mila euro di sanzioni dal Comune agli irregolari
Dal primo gennaio al 26 ottobre, sono state già trovate in eccedenza 250 persone rispetto ai parametri previsti. Accertate 75 violazioni. Pesano le mancate denunce, salite a 43.
Il Comune di Monfalcone continua le azioni di contrasto al sovraffollamento abitativo in città e a tutto ciò che ne consegue. A fare un bilancio di questa attività, stamattina, martedì 27 ottobre, sono stati il consigliere comunale delegato alla sicurezza, Anna Maria Cisint e il Comandante della Polizia Locale, Rudi Bagatto.
«Portiamo avanti i controlli grazie ad un’alleanza vincente che è quella tra Comune e cittadini i quali ci segnalano anomalie e zone d’ombra sul tema. Sono una decina gli agenti coinvolti in questo tipo di controlli» spiega Cisint la quale ricorda che resta costante e pari a 3mila unità il numero temporaneo di residenti in città per motivi lavorativi. Un numero che si aggiunge a quella che è da anni una realtà ad alta densità abitativa.
Nello specifico, il report presentato riguarda le mancate denunce di ospitalità, le cessioni di diritti reali da dichiarare e il rispetto della norma antiterrorismo, finte residenze e connessioni con ricongiungimenti familiari e affitti in nero. Dal primo gennaio 2026 fino a ieri, 26 ottobre, sono stati controllati 190 appartamenti. Nel 2025 sono stati complessivamente 195 e del 2024, 193 (restano significativi nello “storico” municipale i 235 verificati del 2018 e i 254 del 2019). Secondo quanto illustrato da Cisint, a rafforzare l’esito degli accertamenti comunali è anche l’accordo con la Questura di Gorizia che permette di ottenere settimanalmente il “bollettino” informativo sui nuovi arrivi in città così da aggiornare la banca dati municipale. Mediamente, i nuovi arrivi sono influenzati dall’andamento del mondo del lavoro, in particolare del settore cantieristico. Si pensi per esempio al periodo di avvicinamento alla consegna delle navi.
Sui 190 appartamenti ispezionati – dati aggiornati a ieri, 26 ottobre – sono state 15 le foresterie interessate dai controlli. Significa che i sanzionati sono per la maggiore i proprietari delle abitazioni private. Ne sono risultate non in regola 75 per complessive 250 persone in sovrannumero (in media 3 persone ad appartamento oltre il consentito). Sono state irrogate sanzioni per complessivi 26mila e 500 euro. In tre casi è stata contestata anche la mancata ottemperanza all’ordine di riduzione del sovraffollamento. Sempre sulla base dei 190 appartamenti interessati da queste operazioni, va detto che ne sono stati trovati 43 senza alcuna dichiarazioni di ospitalità. L’importo delle sanzioni è pari a 43mila euro.
Sono state invece 112 le segnalazioni per cancellazioni d’ufficio. «Si parla quindi di finti residenti – evidenzia Cisint - in realtà molti di loro stanno in Inghilterra ma godono del welfare italiano. Usano la residenza solo per ottenere la cittadinanza». Dal 2017 ad ottobre 2026, gli appartamenti controllati sono stati pari a 1613. A questo dato sono correlate ben 1549 cancellazioni d’ufficio. 374 poi, le sanzioni irrogate per sovrannumero; 235 quelle per mancata registrazione delle cessioni di fabbricato; 185 le sanzioni per mancata denuncia di ospitalità.
I controlli anagrafici sulle presenze negli appartamenti e quelli finalizzati all’ordine pubblico portati avanti dall’Ente sono – sempre per il consigliere delegato - «spunti di buone pratiche» su cui riflettere con Prefettura, Questura e Ministero degli Interni. Monfalcone continua così ad “avviare processi” come sulle “case di transito” e sul monitoraggio anagrafico. «Il 90% delle irregolarità riguardano i bengalesi titolari di appartamento» rileva il Comandante Bagatto. Pare siano più regolari gli stranieri dell’Europa dell’Est. Per l’esponente leghista possono essere significativamente indicativi anche i circa 20 milioni di euro di rimesse in Bangladesh operate nel 2025. Cisint dice ancora una volta «no alle invasioni ingestibili», conferma «le strette» sui ricongiungimenti familiari e - in qualità di europarlamentare - annuncia di aver chiesto nelle sedi competenti «una rivisitazione» del Codice Contratti e Appalti.
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