la posizione
Scontro Pd-Sardine, da Gorizia il capogruppo Rossi difende le richieste del movimento
L'esponente dem accusa il «clima tossico» verso il suo partito e apre al confronto con il movimento.
Arriva la presa di posizione del capogruppo del Pd in consiglio comunale di Gorizia, Marco Rossi (nella foto), sulle recenti dichiarazioni del suo partito nei confronti delle Sardine. Nei giorni scorsi, infatti, c'è stato un botta e risposta tra le due realtà e oggi l'esponente goriziano fa il punto: "Non sono d'accordo con gli attacchi - scrive in una nota - che da un paio di giorni molti dirigenti del mio partito rivolgono al movimento. Hanno detto, in maniera veemente, quello che pensano anche molti iscritti del Partito democratico". Il loro "movimento e spontaneismo è giocoforza diverso dal comportamento politico di chi, come chi scrive, ricopre ruoli amministrativi e di dirigenza politica" spiega.
In ogni caso, i vertici nazionali del partito - prosegue Rossi - devono dare risposta alle "centinaia di persone che, per esempio, affollarono la piazza di Monfalcone così come di tante altre città italiane", anche quando "le domande sono poste in maniera provocatoria, irrituale o irrispettosa. Sarebbe assai peggio se invece ignorassero del tutto il Pd: in confronto mettere una tenda in Largo del Nazareno è semplicemente un gesto di folclore. Assai più grave politicamente e moralmente è lo stillicidio continuo - citato non a caso nel messaggio di dimissioni di Nicola Zingaretti - che ha visto 8 segretari nazionali silurati in 14 anni".
Rossi definisce poi "assai più grave" il fatto che "in venti giorni si sia andati dal fuoco di fila contro la segreteria nazionale, alle sue dimissioni, ad un'Assemblea nazionale con già un'ipotesi di nuovo Segretario - di cui si legge sulla stampa -, mentre gli iscritti al Partito democratico guardano attoniti a quanto sta avvenendo". La formazione politica "è nato nel 2007 per essere un contenitore aperto agli stimoli che vengono dalla società , non chiuso in una autoreferenzialità che serve solo a garantire la sopravvivenza di correnti politiche. Non serve a molto fare gli offesi quando il clima nel partito viene definito 'tossico' dagli osservatori esterni".
"Sarebbe assai più utile - sottoline a- preoccuparsi del perché venga definita tossico. Non è tossico infatti il clima che ha portato alle dimissioni di Zingaretti? Un gesto sbagliato nei modi e nei tempi ma evidentemente spia di una difficoltà profonda nella costruzione di quel 'campo largo' che ha portato milioni di persone a dare fiducia alla gestione della segreteria nazionale iniziata nel marzo 2019". Oggi, quindi, è "ben chiaro che gli attacchi politici che hanno portato alla fine del governo Conte avevano in fondo come obiettivo vero il Partito democratico e la sua segreteria nazionale e la linea politica che intendeva guardare avanti, alle prossime elezioni politiche, per costruire una valida alternativa al fronte delle destre".
"E anch'io - conclude il cpaogruppo -, come Zingaretti e credo moltissimi iscritti e dirigenti, mi sono vergognato del fatto che il Partito democratico per un mese abbia parlato solo di poltrone anziché di definire il contributo che una forza politica dà al Paese, alla riduzione delle disuguaglianze, alla politica dei redditi, allo sviluppo di nuove politiche sociali e di conciliazione, nuove politiche economiche e di crescita. Da qui dobbiamo ripartire: dare una speranza agli italiani colpiti dalla crisi e dall'impoverimento".
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