Scontri a Gorizia, «la violenza non può trovare giustificazioni»: da Ziberna a Rojc il richiamo al dialogo

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DOPO GLI SCONTRI

Scontri a Gorizia, «la violenza non può trovare giustificazioni»: da Ziberna a Rojc il richiamo al dialogo

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 08 Nov 2026
Copertina per Scontri a Gorizia, «la violenza non può trovare giustificazioni»: da Ziberna a Rojc il richiamo al dialogo

Il sindaco condanna aggressioni e provocazioni, la senatrice dem parla di «contrapposizioni ideologiche degne degli anni ’70». CasaPound, «Attacco inaspettato e immotivato della polizia».

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Tre poliziotti feriti e una giornata di tensione nel centro di Gorizia. È questo il bilancio dei momenti di scontro verificatisi sabato 7 novembre durante la manifestazione organizzata dal Collettivo Giovani Antifa, quando la presenza di un gruppo di esponenti di CasaPound e Blocco Studentesco ha portato a momenti di forte tensione e al tentativo di superare il cordone delle forze dell’ordine. Agli agenti feriti, uno dei quali ha riportato una lussazione alla spalla con 21 giorni di prognosi, è arrivata la solidarietà delle istituzioni e delle realtà associative cittadine.

Ma le reazioni arrivate nelle ore successive non si sono fermate alla condanna della violenza. Al centro degli interventi c'è anche il tema delle provocazioni, del diritto a manifestare e, soprattutto, del rischio che Gorizia torni a essere teatro di contrapposizioni ideologiche legate alle ferite del Novecento. Sullo svolgimento degli episodi, tuttavia, arriva anche una versione nettamente diversa da parte di CasaPound Italia, che accusa le forze dell'ordine di aver aggredito i propri militanti.

In una nota diffusa oggi, CasaPound parla infatti di un «attacco inaspettato e immotivato della polizia ai nostri militanti» e contesta innanzitutto la gestione del corteo. «Far passare a 20 metri un corteo che nelle intenzioni era ostile al nostro movimento è stata una scelta totalmente scellerata», sostiene il movimento, spiegando che i propri militanti avrebbero voluto «passare un semplice pomeriggio in sede».

La ricostruzione di CasaPound prosegue attribuendo alla polizia l'intervento violento. «Non ci saremmo mai aspettati di essere aggrediti in modo così veemente dalla Polizia schierata in assetto antisommossa», si legge nella nota. Il movimento sostiene inoltre di essere stato «bersagliato da lancio di oggetti, fumogeni e cori inneggianti la nostra morte» e contesta il fatto che il corteo si sia fermato «a non più di 15 metri dalla nostra sede», dove, secondo CasaPound, «erano presenti diverse donne e minorenni».

«Nonostante i nostri tentativi di interlocuzione – afferma ancora CasaPound – le forze dell'ordine hanno risposto con una violenta carica nei confronti dei nostri militanti». Da qui la contestazione alla gestione dell'ordine pubblico, definita dal movimento «una furia senza senso». CasaPound conclude chiedendo «quali siano le reali intenzioni di chi gestisce l'ordine pubblico a Gorizia» e definisce «totalmente irresponsabile» la scelta di far passare il corteo a pochi metri dalla propria sede.

Le responsabilità individuali e la dinamica precisa degli episodi restano comunque oggetto degli accertamenti delle autorità competenti. Sul piano politico, invece, il sindaco Rodolfo Ziberna ha espresso «la più sincera e totale solidarietà» alle donne e agli uomini delle forze dell'ordine, ringraziando gli agenti «per il servizio svolto a tutela della collettività». La condanna del sindaco, ha precisato, è «assoluta e intransigente, a prescindere dalla collocazione o dall'appartenenza politica di chiunque commetta atti di violenza contro le forze di polizia».

Nella stessa dichiarazione, però, Ziberna ha voluto sottolineare anche l'altra dimensione della vicenda, quella delle provocazioni che possono far degenerare una manifestazione. «Allo stesso modo, condanno con fermezza chi ha cercato deliberatamente la provocazione, nella consapevolezza che determinati comportamenti possono far degenerare la situazione, mettendo a rischio l'incolumità pubblica», ha affermato il primo cittadino. Un passaggio che accompagna la difesa del diritto di manifestare: «È uno strumento imprescindibile e un pilastro della nostra democrazia, un diritto che difenderò sempre». Ma, aggiunge Ziberna, «manifestare non significa cedere all'odio o alla provocazione». Il sindaco colloca quindi quanto accaduto nella storia particolare di Gorizia, richiamando la necessità di una memoria che non diventi nuovo terreno di contrapposizione. «Il fascismo appartiene ad un'epoca finita e che la nostra Repubblica ha irrevocabilmente condannato», afferma, aggiungendo che la condanna deve comprendere «la vigilanza sulle sue riproposizioni contemporanee». Allo stesso tempo, Ziberna richiama la necessità di condannare «con altrettanta chiarezza e fermezza» i crimini dei regimi totalitari comunisti. Il punto di arrivo del ragionamento del sindaco è l'esperienza vissuta da Gorizia insieme a Nova Gorica. «L'esperienza di Capitale europea della cultura vissuta insieme a Nova Gorica ha dato forma concreta alla possibilità di collaborare, dimostrando la volontà concreta di superare le ferite della storia», sottolinea Ziberna, che invita infine «tutte le forze politiche, alle associazioni e ai cittadini a discutere con fermezza le idee, ma in modo pacifico, rispettando sempre le persone».

Sulla vicenda è intervenuta anche la senatrice Tatjana Rojc, che ringrazia le forze dell'ordine per aver contenuto le manifestazioni «entro margini di minima tensione, riportando qualche contusione». La parlamentare parla quindi di un contesto che appare «quasi surreale» rispetto ai problemi dell'attualità: «Con i problemi che ci assillano oggi appare quasi surreale il richiamo a contrapposizioni ideologiche degne degli anni ’70». Rojc punta quindi l'attenzione sulla presenza di «gruppi organizzati, più o meno tollerati, che coltivano nostalgie ed esibiscono simboli inquietanti», ribadendo però che il confronto deve restare «sempre e solo pacifico, condotto secondo le regole democratiche». Per la senatrice, «le istituzioni e le forze politiche hanno il dovere di richiamare queste norme di convivenza tenendo sempre toni moderati». Anche nel suo intervento torna il riferimento all'esperienza transfrontaliera. Rojc giudica positivamente il richiamo di Ziberna alla Capitale europea della cultura, definendola «esempio dei tempi nuovi e di una nuova stagione di collaborazione».

Dal mondo cattolico arriva infine una riflessione che allarga il discorso alla responsabilità della comunità. La Presidenza dell'Azione Cattolica diocesana di Gorizia, attraverso il presidente Paolo Cappelli, esprime «profonda preoccupazione e ferma condanna» per gli episodi di tensione e violenza e manifesta solidarietà agli operatori feriti e «a quanti, quotidianamente, sono chiamati a garantire la sicurezza e il rispetto delle regole della convivenza civile». Per Cappelli, la libertà di manifestare, esprimere le proprie idee e dissentire «è un diritto fondamentale, tutelato dalla nostra Costituzione». Ma proprio questo diritto comporta una responsabilità: «Nessuna provocazione e nessuna contrapposizione politica possono giustificare il ricorso alla violenza». L'Azione Cattolica richiama quindi direttamente la storia della città: «Non possiamo, inoltre, dimenticare la storia di Gorizia, città che porta ancora i segni delle divisioni e delle contrapposizioni ideologiche del Novecento». Proprio per questo, secondo Cappelli, «non possiamo permettere che contrapposizioni e ideologie tornino ad alimentare un clima di ostilità e contrapposizione». Il richiamo finale è alla responsabilità condivisa: «La memoria del passato, il ripudio di ogni forma di totalitarismo e la fedeltà ai valori costituzionali devono essere un patrimonio condiviso, non strumenti per alimentare nuove divisioni».

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