ieri notte
Scintille in Consiglio a Gorizia, fumata nera per la mozione a favore del Pride
Confusione normativa sull'atto presentato da Forum. Discussione rinviata, seduta sciolta per mancanza del numero legale.
Si è concluso con un sostanziale nulla di fatto il tentativo di Andrea Picco (Forum) di far riconsiderare la concessione del patrocinio al Pride di Gorizia e Nova Gorica. L'amministrazione del sindaco Rodolfo Ziberna, infatti, si è da subito schierata contro la manifestazione, nonostante le polemiche scoppiate e l'atteggiamento opposto assunto dalla città slovena. Per questo, la formazione di sinistra ha presentato una mozione per far esprimere il Consiglio a riguardo, la quale ha provocato non poca confusione al momento della formalizzazione in Aula ieri notte.
Alla fine, il tutto si è concluso con una mozione sospensiva, presentata dall'assessore Francesco Del Sordi, per valutare se l'atto poteva essere effettivamente votato. L'esponente di maggioranza ha sollevato il dubbio che un atto del Consiglio non può forzare una decisione già presa dalla giunta, a cui spetta peraltro la competenza sui patrocini alle manifestazioni. Dubbio non sciolto completamente dal segretario comunale, Antonella Manto, e peraltro non emerso in sede di conferenza dei capigruppo, che ha inserito il tema all'ordine del giorno.
Sul merito della richiesta è quindi intervenuto lo stesso primo cittadino, ribadendo di aver “già risposto alcune settimane fa ad una interrogazione del consigliere Picco, avente sostanzialmente medesimo oggetto e finalità . Nell'occasione, avevo già spiegato le ragioni per le quali la giunta unanime era e rimane contraria alla concessione del patrocinio. Ricordo a tutti che parliamo di mera concessione del patrocinio e non del permesso o meno a svolgere la manifestazione, perché il Pride si svolgerà se non costituirà un problema di ordine pubblico”, la cui competenza sarà di Prefettura e Questura.
Ziberna ha quindi ribadito la propria condanna all'omofobia e a “tutto ciò che è discriminazione e violenza, perché libertà significa anche poter amare chi si desidera, indipendentemente dal sesso. Proprio per questo ritengo che l'ostentazione provocatoria e superficiale tipica di queste manifestazioni rappresenti una mancanza di rispetto verso chi vive quotidianamente questa realtà , anche pubblicamente, senza sentire il bisogno di scendere in piazza con atteggiamenti che, a volte, tendono a rimarcare una diversità che, per il sottoscritto e per la stragrande maggioranza degli italiani non esiste”.
“àˆ assolutamente legittimo - ha rimarcato il sindaco - che i consiglieri Picco e Gaggioli vogliano far approvare il ddl Zan senza le proposte emendative del centrodestra. Ma è altrettanto legittimo che questa giunta ritenga invece essenziali questi emendamenti che renderebbero migliore il testo” ha rimarcato Ziberna. Posizioni politiche a parte, nell'opposizione la perplessità maggiore è stata legata alla confusione sul poter o meno presentare una mozione simile, questione che ha tenuto bloccata l'assise per diversi minuti. Alla fine, quindi, la discussione è stata rinviata.
Nel frattempo, l'evento che si terrà a inizio settembre ha incassato anche il patrocinio del Consiglio degli studenti dell'Università di Trieste: “In un momento storico in cui l'odio omolesbobitransfobico, oltre a non essere combattuto efficacemente dalle istituzioni nazionali e locali, viene persino negato da senatori della Repubblica – dichiara il presidente dell'organo di rappresentanza dell'ateneo, Riccardo Formisano – è fondamentale che la comunità universitaria si faccia promotrice del principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini”.
L'atto era il penultimo all'ordine del giorno, che terminava invece con l'approvazione di una decina di verbali di sedute consiliari del 2019. Anche in questo caso, gli animi si sono scaldati sull'effettiva necessità e opportunità di votarli, con la richiesta di Francesco Piscono (Aiutiamo Gorizia) di leggerli integralmente. Richiesta approvata dal presidente Luca Cagliari, nonostante la richiesta opposta di Del Sordi, a cui è stata respinta una mozione d'ordine in tal senso. Alla fine, però, la seduta si è sciolta per l'assenza numero legale: solo 20 consiglieri erano rimasti collegati.
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