Rosolen difende l'ex consigliera di parità di Gorizia: «Esprimere un parere non è reato»

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Rosolen difende l'ex consigliera di parità di Gorizia: «Esprimere un parere non è reato»

Di Redazione • Pubblicato il 26 Lug 2021
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L'assessore respinge le accuse dell'opposizione dopo le parole sul ddl Zan: «Ha agito per inesperienza e non per dolo».

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La giunta Fedriga non agirà nei confronti della Consigliera di parità regionale, Anna Rita Limpido (nella foto, al centro). Lo ha comunicato questa mattina l'assessore regionale a Lavoro e famiglia, Alessia Rosolen, rispondendo a un'interrogazione di Roberto Cosolini (Pd) relativa alle parole espresse da Limpido, ormai ex consigliera di Area vasta di Gorizia, sul ddl Zan. "L'amministrazione regionale - ha spiegato - non intende prendere alcun provvedimento nei confronti della Consigliera di parità che ha commesso l'errore di utilizzare un social network per esternare considerazioni proprie sul disegno di legge Zan".

"Tengo però a sottolineare - ha sottolineato - che quel profilo non è riferibile in alcun modo ai canali istituzionali della Regione". La titolare della delega ha quindi aggiunti: "Ritengo che la Consigliera di parità Limpido abbia agito più per inesperienza che per dolo. E se l'inesperienza genera errori formali, credo che questi, se non altro a inizio mandato, possano essere assolti", aggiungendo che "esprimere un parere su un disegno di legge non è ancora un reato, almeno non fino a quando verrà approvato il ddl Zan. Le opinioni altrui, se diverse dalle proprie, non sono offese né tantomeno ingiurie".

L'aver accusato "di superficialità e ignoranza, di partigianeria e di incapacità di giudizio per il semplice fatto di aver osato esprimere un pensiero non in linea con la vulgata che accompagna il ddl Zan, è molto più grave del fatto che la Consigliera di parità abbia condiviso una sua riflessione con lo strumento sbagliato". Secondo Rosolen "esigere provvedimenti per chi ha un'idea diversa dalla propria credo sia un atto di prepotenza culturale e di bullismo etico insopportabile. Mai mi è passato per la mente di condannare quelle iniziative che anche la precedente Consigliera di parità portava avanti solo perché non in linea con il mio pensiero".

Sul tema era intervenuto anche il vicepresidente dell'istituto per gli Incontri culturali mitteleuropei, Nicolò Fornasir, esprimendo solidarietà a Limpido, "che non conosco personalmente - commenta in una nota -, pur non condividendo completamente la sua nota, che ritengo comunque una libera e legittima espressione del proprio parere, pur avendo anche una sua veste istituzionale che la espone inevitabilmente su ogni piano. Soliderietà sia in quanto donna, facile oggetto di attacchi e di violenze, anche mediatiche; ma anche in quanto bersaglio di una accalorata strumentalizzazione di evidente profilo partitocratico, profondamente divisivo e quindi dannosa alla comunità locale".

"Attacchi - prosegue - che replicano anche in città lo schema conflittuale imposto dagli schieramenti nazionali ormai in larga parte autoreferenziali, per logiche tutte interne ai partiti ed ai rispettivi esponenti, sempre più distanti dalle reali esigenze dei cittadini e del Paese. Al deprecabile odio derivato dalla peggiore storia del fanatismo ideologico del ventesimo secolo nei confronti dei 'diversi' per religione, lingua e razza, si sta affermando da qualche tempo un sorta di insofferenza verso quanti hanno idee diverse dalle proprie; in questo caso verso quanti privilegiano la 'famiglia tradizionale'".

"Io sono tra questi, ma ho sempre rispettato quanti hanno fatto scelte diverse e hanno convinzioni diverse dalle mie; su questo come su tanti altri problemi sociali e quindi politici; del "decreto Zan" condivido ampiamente gli obiettivi ma propendo per una mediazione che porti alla necessaria ed opportuna modifica di alcuni articoli, che eviti lo scontro tra fazioni e allarghi il consenso in Parlamento e nel Paese. Confido che a Gorizia il 'caso Limpido' possa assumere il valore simbolico non di una ennesima guerra destra-sinistra, neri contro rossi, laici contro integralisti".

"Ma una occasione di confronto civile tra convinzioni diverse; e la giovane consigliera, proprio per il suo delicato ruolo istituzionale, va incoraggiata a svolgere al meglio la sua funzione e non utilizzata come bersaglio dagli uni e come scudo dagli altri. La strada del dialogo e del confronto trasparente, nel severo rispetto delle persone e delle idee, resta sempre la via maestra se si intende perseguire il bene comune" conclude Fornasir.

Arriva anche la controreplica a Rosolen da parte di Cosolini, dicendo che l'assessore "confonde la libertà di opinione con l'utilizzo strumentale di una posizione istituzionale che dovrebbe essere di equilibrio e neutralità: 'Anna Limpido' può avere sue opinioni personali sul disegno di legge Zan, ma la 'Consigliera di parità', in uno spazio sui social così denominato, non dovrebbe deformare strumentalmente i contenuti e il significato reale di una legge. Per questo non è bullismo etico rilevare la scorrettezza di questo comportamento, semmai è bullismo etico usare un incarico istituzionale come una clava ideologica".

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