Romans dice addio a Gabriele Franzot, una vita custodita giorno dopo giorno

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Il racconto

Romans dice addio a Gabriele Franzot, una vita custodita giorno dopo giorno

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 01 Ott 2026
Copertina per Romans dice addio a Gabriele Franzot, una vita custodita giorno dopo giorno

Il commiato al ragazzo morto a 15 anni. Don Michele Centomo lo ricorda nell'omelia, «non lasciate che questo giorno cancelli tutti gli altri».

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Aveva 15 anni, Gabriele Franzot. È morto dopo mesi di peggioramento delle sue condizioni di salute, lasciando nel dolore il papà Franco, la mamma Annalisa, i nonni e tutti i familiari che per tutta la sua vita gli sono stati accanto. I funerali sono stati celebrati oggi, giovedì 1 ottobre, nella chiesa di Santa Maria Annunziata a Romans d’Isonzo. La veglia di preghiera, invece, si è svolta mercoledì 30 settembre nella chiesa di Fratta.

Gabriele era nato il 14 novembre 2010. Fin dalla nascita aveva dovuto affrontare importanti problemi di salute legati a una malformazione cerebrale, che gli aveva provocato anche frequenti crisi epilettiche. Non aveva potuto frequentare la scuola, ma la sua famiglia aveva cercato in ogni modo di garantirgli una quotidianità il più possibile vicina a quella degli altri ragazzi.

«Lo abbiamo accudito per 15 anni io e mia mamma Laura», racconta il papà Franco. Una presenza quotidiana e costante, fatta di cure, attenzioni e di una casa progressivamente organizzata attorno alle necessità di Gabriele. Due badanti si occupavano di lui, mentre la famiglia aveva predisposto anche le apparecchiature necessarie per l'ossigeno e per la gestione della saliva, oltre a sollevatori che permettessero di muoverlo nel modo più sicuro possibile. «Eravamo sempre abituati ad avere gente in casa, tra badanti e dottori. Le attenzioni erano tutte per lui», ricorda Franco.

La famiglia aveva vissuto per due anni a Villesse, prima di trasferirsi a Cormons. La residenza era stata invece portata a Romans d’Isonzo, anche a seguito di un problema di salute che aveva interessato il nonno. Franco, classe 1969, lavora come autista di corriere per l’Azienda provinciale trasporti di Gorizia, con turni alterni. Anche per questo, nel corso degli anni, l’aiuto della nonna Laura era diventato prezioso nell’accudimento del ragazzo.

Fino a gennaio, racconta il padre, la situazione sembrava sostanzialmente stabile. Poi il peggioramento, fino alla morte di Gabriele. Accanto al dolore della famiglia c’è anche la gratitudine verso quanti lo hanno seguito nel corso degli anni. Nel necrologio, il ringraziamento è per il personale dell’IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste, in particolare la dottoressa Delsanto, e il reparto di Pediatria dell’ospedale di Monfalcone.

A raccogliere oggi questo dolore è anche la comunità cristiana, attraverso le parole che don Michele Centomo ha pronunciato durante il funerale. Nell’omelia il parroco è partito dalle parole del Vangelo di Matteo: «Lasciate che i bambini vengano a me». Davanti alla morte di un ragazzo di 15 anni, ha sottolineato don Michele, «sentiamo dentro di noi qualcosa che si ribella: non dovrebbe essere così». E proprio quando le parole umane sembrano non bastare, il sacerdote invita a lasciare spazio al Vangelo e alla fede.

Gabriele, ha ricordato, aveva ricevuto alcuni anni fa l’Eucaristia e la Cresima ed era felice. Quel ricordo, insieme alla gioia di quei momenti, resta oggi come una delle immagini preziose che la famiglia può custodire.

«Non lasciate che questo giorno cancelli tutti gli altri giorni», è l’invito rivolto ai familiari. «Ricordate Gabriele quando era felice. Ricordate il suo sorriso». Perché, ha spiegato don Michele, il dolore della perdita è grande proprio perché grande è stato l’amore. È questo il filo che lega anche il ricordo del papà. Quindici anni trascorsi a prendersi cura di Gabriele, cercando ogni giorno di accompagnarlo e di permettergli di vivere il più possibile dentro una normalità costruita con pazienza, strumenti, cure e soprattutto presenza. «Ora la casa sembra molto più silenziosa», ricorda Franco.

Una frase semplice che racconta il vuoto lasciato da una presenza che per 15 anni aveva riempito ogni giornata. E che si intreccia con le parole con cui don Michele ha affidato Gabriele alla sua ultima preghiera: «Signore Gesù, accogli Gabriele tra le tue braccia. Donagli la luce che non tramonta, la pace che il mondo non può dare e la gioia che non finisce». «Ora è un angelo in cielo», così il papà. 

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