I commenti
Riconversione della centrale di Monfalcone, reazione contraria di associazioni e politica
Legambiente e Associazione Ambientalista Rosmann compatte si dicono contrarie così come la politica a partire dal sindaco Cisint, che rileva amara come «sotto il profilo occupazionale non più di trenta persone».
Via libera per la trasformazione della Centrale A2A di Monfalcone. Con l'autorizzazione di questi giorni, concessa dal Ministero per la Transizione Ecologica, si apre una nuova fase per l'impianto monfalconese. Si passerà dai 330 MW attuali a 860 MW complessivi prodotti da un impianto base di turbogas da 580 assieme a un generatore di vapore a recupero che alimenterà una turbina per altri 280 MW.
Va sottolineato che l'autorizzazione è stata concessa di concerto con il Ministero della cultura e con l'Istituto Superiore di Sanità e Regione Fvg. Nonostante A2A precisi come la valutazione positiva all'impatto ambientale sia la parte più importante nel percorso, associazioni ambientaliste e politica non sono d'accordo.
“Nel sito si sarebbero potute sviluppare molte opportunità , come abbiamo proposto in questi anni: un Parco Fotovoltaico di alcuni MW di potenza installata e sistemi di acculo elettrochimico. Un “Distretto industriale delle Rinnovabili e dell'Idrogeno”, dedicato alla produzione di componenti e sistemi per Fonti Rinnovabili e per la produzione di Idrogeno verde in collaborazione con imprese, università e centri di ricerca; impianti dedicati al recupero di materiali derivanti dalla differenziazione di quei rifiuti che hanno difficoltà a “chiudere il ciclo” per la mancanza di un bacino di produzione adeguato o hanno la necessità di trovare modalità di smaltimento efficienti e sostenibili come la raccolta e trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche - Raee, massimizzando il recupero e la valorizzazione dei materiali”, fa sapere Legambiente Monfalcone.
“Lo sviluppo delle attività portuali avrebbe, infine, favorito nuovi traffici e garantito un saldo occupazionale decisamente positivo”, conclude il circolo “Ignazio Zanutto” di Legambiente.
“Una grande centrale termoelettrica a combustibili fossili è un progetto che nasce già fuori tempo e lo sarà ancora di più nell'arco di attività dell'impianto (30/40 anni?) nel corso dei quali si prevede un forte aumento delle energie rinnovabili e quindi una progressiva marginalizzazione dell'impianto proposto. Perciò è ben poco conveniente per il territorio destinare un'area potenzialmente strategica per il suo sviluppo a un impianto poco utile in prospettiva al tessuto economico e con scarse ricadute occupazionali, prevedibilmente con posti di lavoro in diminuzione nel corso degli anni”, commenta l'Associazione Ambientalista Eugenio Rosmann.
“Questo provvedimento non sposta minimamente la posizione del Comune che si basa su solide motivazioni di sostenibilità , economiche e sociali. Ribadisco che da tutti i punti di vista questo investimento di A2A non rappresenta alcun valore aggiunto per il nostro territorio e costituisce soprattutto un vantaggio, legittimo, di carattere finanziario per chi lo propone”, fa sapere il sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint.
“Le ragioni della nostra contrarietà non ne sono intaccate. Anzitutto la questione della sostenibilità ambientale: l'impianto avrà una potenza praticamente tripla di quello attuale e tripla sarà anche la produzione di Co2, la cui riduzione è uno degli obiettivi fondamentali su cui è impegnata tutta l'Europa. Altro che economia green, si va in senso contrario con l'impegno a promuovere le energie alternative e non più quelle fossili. Poi la situazione sanitaria che ribadisco non è tra le più floride. Sotto il profilo occupazionale come abbiamo già verificato una centrale così potrà impiegare non più di una trentina di professionisti”, conclude il sindaco.
“Non condividiamo la scelta del Ministero per la Transizione Ecologica di esprimere giudizio positivo di compatibilità ambientale per la nuova mega centrale a metano di A2A a Monfalcone”, sottolinea la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, Ilaria Dal Zovo.
“Ci preoccupa l'emissione di sostanze inquinanti, con conseguenti rischi per la salute della popolazione monfalconese e delle aree limitrofe, da parte di una centrale a gas che peraltro in Friuli Venezia Giulia esiste già a Torviscosa – aggiunge Dal Zovo - e riteniamo che questa zona abbia già dato molto in termini di imprese impattanti sul proprio territorio”.
Anche il consigliere regionale dem Diego Moretti si dice critico sul progetto. “Dopo il parere favorevole con prescrizioni della Giunta Fedriga di qualche mese fa, il Governo e i ministri competenti non potevano che esprimere un parere altrettanto favorevole con le prescrizioni dei vari enti coinvolti. Credo che adesso sia corretto procedere al più presto con la chiusura della centrale a carbone e con l'avvio della conversione a gas, degli investimenti previsti sul territorio (anche in materia di energia rinnovabile) - per quasi 500 milioni - e con il rispetto degli accordi sindacali legati al mantenimento occupazionale dell'attuale sito, chiudendo i contenziosi aperti dal Comune di Monfalcone o proposte tanto avveniristiche quanto irrealizzabili (tipo l'ex ciminiera panoramica). Piuttosto, con A2A, la Regione avvii da subito una seria trattativa affinché Monfalcone diventi polo regionale per la ricerca sull'idrogeno, e il territorio abbia quei benefici che con la Centrale a carbone non ha mai avuto”, conclude Moretti.
Il Progetto Civico “Onda” attacca come “nella raccolta degli elementi utili emerge che l'Ente locale non ha risposto alla richiesta di fornire i dati ospedalieri utili a descrivere la correlazione tra l'inquinamento atmosferico e la salute dei cittadini del territorio del mandamento”.
“Quale è stato quindi l'apporto del Comune di Monfalcone, nell'affermare la sua contrarietà , come sbandierata in città ? Dove sta la grande influenza che il Sindaco sarebbe in grado di esercitare sulla Regione, se quest'ultima ha dato parere positivo a maggio del corrente anno alla realizzazione dell'opera?”, conclude.Â
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