Rabbia della minoranza a Gorizia, attesa battaglia legale fuori dall'Aula

Rabbia della minoranza a Gorizia, attesa battaglia legale fuori dall'Aula

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Rabbia della minoranza a Gorizia, attesa battaglia legale fuori dall'Aula

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 29 Lug 2022
Copertina per Rabbia della minoranza a Gorizia, attesa battaglia legale fuori dall'Aula

L'opposizione infuriata dopo l'ultimo Consiglio comunale: attacco a presidente, sindaco e segretario.

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L’opposizione non vuole archiviare l’ultima seduta del Consiglio comunale di Gorizia. Una maratona di oltre 11 ore, iniziata alle 16 di mercoledì e terminata dopo le 4 di giovedì, che ha provocato la reazione contrarietà dei gruppi di minoranza. Gli stessi si sono ritrovati ieri sera al bar Aenigma di via Nizza, per illustrare le proprie posizioni e annunciare l’intenzione di agire anche per vie legali. Dito puntato non solo verso la giunta del sindaco Rodolfo Ziberna, ma anche alla presidente Silvia Paoletti.

Una rabbia condivisa non solo dalla coalizione di centrosinistra, ma anche dalle altre formazioni sui banchi opposti alla maggioranza. Il segretario del Partito democratico, Franco Perazza, ha rilevato che “in Aula ci si ascolta reciprocamente, ma ieri è stato il luogo del non dialogo. Ci sono stati diktat piovuti dall’alto”. In particolare, il riferimento è al testo dell’integrazione al regolamento dell’assise, che ha reintrodotto la possibilità di svolgere sedute in modalità mista. Tema portato avanti dalla scorsa consigliatura.

Un testo, questo, “che si poteva adottare assolutamente non con urgenza” hanno attaccato i gruppi. “Abbiamo rivendicato che il lavoro in presenza è importante” ancora le posizioni della minoranza, chiedendo che venissero ascoltati anche esperti legali tecnici sulla possibilità o meno di adottare una misura che riguarda situazioni di emergenza. Accuse anche al segretario comunale, Mara Grazia De Rosa: “Ha avuto un ruolo politico, non tecnico”. È stato poi evidenziato che la maggioranza, nel dibattito, non è mai intervenuta.

Le critiche non sono mancate a Paoletti e allo stesso sindaco, rimarcando che proprio quest’ultimo “non ha spiccicato mezza parola, è stato al cellulare tutto il tempo. Era rinchiuso nel non ascolto”. La maggioranza, invece, “ha sghignazzato e insultato. Noi siamo stati ricorsi e corretti”. Uno scenario per cui, secondo le forze politiche, “il sindaco vuole cancellare l’opposizione per cinque anni”. Sulla gestione degli emendamenti, inoltre, “è stato disatteso il regolamento” ha replicato Eleonora Sartori (Forum).

L’esponente ha commentato che “gli emendamenti sono stati bocciati, c’era l’ordine di non far passare assolutamente niente”. Giulia Roldo, che fino alla precedente seduta è stata presidente pro tempore, ha accusato di aver ricevuto insulti durante i suoi interventi dai banchi della controparte. “Se Ziberna spegnesse il cellulare e ascoltasse, sarebbe meglio. Ha vinto con un vantaggio irrisorio, noi rappresentiamo praticamente la metà dei cittadini”. Il nodo rimane però la validità su quanto approvato ieri, sul quale si riservano di ricorrere alle autorità preposte.

“Non servono vie politiche in questo caso, ma legali” il monito. Per i consiglieri intervenuti, “si stanno riducendo pericolosamente gli spazio di democrazia all’interno del consiglio e si vuole farlo diventare un luogo notarile, dove una maggioranza comandata in modo autoritario dal sindaco approva a forza di numeri gli atti che il sindaco vuole fare andare avanti”. L’ipotesi delle vie legali si focalizza sull’approvazione degli atti e sulla gestione dell’Aula. Un inizio del mandato che, hanno ancora rilevato, non è all’insegna del confronto.

Ha collaborato Camilla Motta

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