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Nuovi studi sull'amianto tra Università e Asugi, appello per coinvolgere Monfalcone
Nuovo accordo tra l'ateneo di Trieste e azienda sanitaria. Il Pd chiede che venga coinvolto l'ospedale San Polo.
àˆ di pochi giorni fa la firma dell'accordo tra l'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina (Asugi) e l'Università di Trieste per il progetto "Amianto e fibre vetrose: valutazione della tossicità e meccanismi", sotto la guida del responsabile scientifico Renzo Simoni. Il piano, che durerà due anni, ha visto l'approvazione dello schema di accordo con il dipartimento di Scienze della vita dell'ateneo giuliano, al fine di disciplinare i reciproci rapporti sulla gestione del progetto. Su richiesta dello stesso Simoni e a seguito del consenso dell'amministrazione regionale, infatti, l'attività di ricerca sarà condotta dal dipartimento.
La Direzione centrale della Salute, politiche sociali e disabilità aveva approvato il progetto già a novembre e stabilito di concedere all'Asugi 28mila euro, pari all'80% della spesa preventivata per l'intero progetto. L'intero importo verrà trasferito al dipartimento, che gestirà autonomamente il programma, utilizzando il finanziamento ricevuto. Il restante 20% delle spese resterà a carico dell'Università degli Studi di Trieste, per un totale presunto di 7mila euro. Una notizia accolta positivamente anche dalla politica, in particolare dal Partito democratico, il cui capogruppo regionale Diego Moretti ha ricordato l'impegno sul tema della precedente giunta Serracchiani.
"Ad aprile 2017 - commenta in una nota - l'amministrazione regionale di centrosinistra, organizzò a Monfalcone un convegno tecnico-scientifico sugli effetti per la salute dei lavoratori esposti delle Fibre artificiali vetrose (Fav). Come Pd isontino abbiamo rappresentato in questi anni la necessità che vi fosse la dovuta attenzione da parte della Regione e della comunità scientifica". Si applaude quindi al nuovo accordo, ma "c'è un unico neo, al quale andrebbe posto rimedio quanto prima: la totale assenza di riferimento nell'accordo Asugi-Università al ruolo del Crua di San Polo (per il quale manca la formalizzazione del ruolo regionale), e che andrebbe coinvolto in tale progetto proprio per la conoscenza acquisita in questi anni sulle conseguenze dell'uso amianto sulla salute dei lavoratori esposti”.
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