«No alle riammissioni di migranti in Slovenia», Ics attacca il governo

«No alle riammissioni di migranti in Slovenia», Ics attacca il governo

le motivazioni

«No alle riammissioni di migranti in Slovenia», Ics attacca il governo

Di Redazione • Pubblicato il 07 Dic 2022
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Il Consorzio italiano di solidarierà attacca le parole del sottosegretario Molteni, ieri a Trieste.

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Il Consorzio italiano di solidarierà Uffio rifugiati si schiera contro le parole del sottosegretario dell'Interno, Nicola Molteni, che ieri a Trieste ha aperto al ritorno delle riammissioni di stranieri in Slovenia. L'annuncio dell'esponente del governo, riguardo al ritorno dell'accordo nato già nel 1996 e sospeso dopo la sentenza del Tribunale di Roma nel gennaio 2021, è stato criticato dalle associazioni che accolgono e difendono i diritti delle persone che arrivano in Italia, in particolare dalla rotta balcanica, parlandi di "operazioni gravemente illegittime per molte ragioni giuridiche".

"In primo luogo - precisa la nota - l’Accordo di riammissione tra Italia e Slovenia, risalente al lontanissimo 1996, non è mai stato ratificato con legge di autorizzazione alla ratifica ai sensi dell’articolo 80 della Costituzione italiana, nonostante abbia una chiara natura politica e ricada pertanto tra le ipotesi di cui tale procedura è obbligatoria. Per tale ragione, anche ai sensi dell’articolo 46 della Convezione di Vienna sul diritto dei trattati, esso è da considerarsi nullo sul piano giuridico". Inquanto, evidenziano la mancanza di documenti formali per riportare i migranti oltreconfine.

"In secondo luogo - attaccano - nessuna riammissione può essere 'informale' in quanto, in uno Stato di diritto, ogni azione di qualsiasi pubblica amministrazione, specie se si tratta di una decisione che incide su diritti fondamentali di una persona, deve consistere in un provvedimento scritto, motivato e notificato all’interessato che deve poter avere il diritto, sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, di contestare la decisione in sede giudiziaria anche ad azione eseguita". Infine, c'è il tema della richiesta di asilo e dell'impossibilità di essere respinto.

"Nessuno straniero - precisa l'organizzazione - che chiede asilo alla frontiera italiana o nel territorio può essere semplicemente riammesso in Slovenia come se tale domanda non fosse stata fatta, perché le norme impongono alle autorità italiane di registrare sempre la domanda di asilo e di attivare la procedura, compresa quella – prevista dal Regolamento Dublino III – per individuare il Paese competente ad esaminare la domanda di asilo se si hanno fondate ragioni che non sia l’Italia. La riammissione rappresenta pertanto una chiara violazione del diritto dell’Unione europea in materia di asilo".

"Il governo italiano - conclude la nota - dovrà quindi chiarire se intende riproporre nuovamente le gravissime illegalità che hanno caratterizzato la condotta delle autorità italiane nel 2020, anno in cui furono effettuate le riammissioni dei richiedenti asilo, poi cessate con ripristino della legalità a partire dal gennaio 2021". A chiedere un ritorno della procedura è stata più volte anche la giunta regionale di Massimiliano Fedriga, ponendo la netta contrarietà a un sistema di accoglienza diffusa per quanto riguarda le situazioni di Trieste, Gradisca e Gorizia.

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