IL PERSONAGGIO
È morta Fosca Frangipane, una vita tra Joannis e la storia della famiglia
La contessa, vedova Raimondi, era Dama Gran Croce dell’Ordine di Malta. Nel 2003 l’investitura proprio nel palazzo di famiglia. Il nipote Gordio, «ha espresso il legame con le antiche famiglie friulane in un modo originale, producendo del bene»
Se ne va un’altra figura legata alla storia più antica di Joannis. È morta nei giorni scorsi Fosca Frangipane, vedova Raimondi, appartenente alla famiglia che per generazioni ha legato il proprio nome alla frazione di Aiello del Friuli e allo storico palazzo di famiglia. A raccontarne la vita è il nipote Gordio Frangipane, che ne ricorda innanzitutto le origini e l’educazione ricevuta. «Nasce nel 1931, figlia del conte Frangipane e della contessa Strassoldo, due famiglie antiche della nobiltà friulana. Cresce in un clima molto religioso, nel quale il rosario scandiva le giornate. Viene preparata a una riflessione e a un impegno religioso che prosegue anche nella vita».
È proprio nell’assistenza agli altri che Fosca traduce quella formazione. «Subito fa suo un impegno di assistenza agli ammalati, nelle forme più varie, soprattutto attraverso i pellegrinaggi assistenziali». Con l’Unitalsi partecipa ai grandi pellegrinaggi a Lourdes, ma anche a Fatima e Loreto. E il suo servizio non si limita ai viaggi: «Svolge assistenza anche a domicilio agli anziani, soprattutto durante le notti, oppure in ospedale». Un impegno che, secondo il nipote, si traduce in oltre cento pellegrinaggi e in un riconoscimento particolare. Fosca viene infatti iscritta all’Hospitalité Notre Dame de Lourdes, realtà alla quale vengono ammesse le donne che hanno svolto specifici periodi di formazione e servizio a Lourdes, a testimonianza della professionalità e della particolare dedizione dimostrata nell’assistenza ai pellegrini malati.
A questa lunga esperienza si aggiunge l'appartenenza al Sovrano Militare Ordine di Malta, nel quale Fosca avrebbe poi assunto un ruolo di rilievo. La documentazione ufficiale della Delegazione del Friuli Venezia Giulia la indica come Dama Gran Croce di Onore e Devozione in Obbedienza e consigliera della Delegazione regionale. Per il nipote Gordio, anche questa scelta affondava le radici in una concezione profondamente cristiana del servizio. «Reinterpretava una sorta di cavaliere medievale che difende la fede e i più deboli, trasformando questo impegno in una forma di assistenza ai più deboli, anche perché sentiva vicino a sé stessa il tema della fragilità. Era figlia di tradizioni millenarie, profondamente legate alla tradizione cristiana».
Il legame con l’Ordine è documentato anche da una particolare giornata vissuta proprio a Joannis. Nel giugno del 2003, in occasione della tradizionale festa di San Giovanni dell’Ordine di Malta, il periodico locale “Sot dal Tôr” raccontava la processione partita dal palazzo Frangipane, con la bandiera dell’Ordine esposta dal balcone. Durante la Messa, celebrata dall’arcivescovo di Udine mons. Pietro Brollo, avveniva l’investitura di tre nuovi membri dell’Ordine, tra i quali figurava proprio Fosca Frangipane.
Era sposata ed era rimasta vedova. Non ebbe figli. Per Gordio, però, la sua figura non può essere ridotta al ruolo di erede di una storia familiare antica. C'era anche un carattere preciso, quello di una donna «schietta», appartenente a «un tipo di friulano battagliero, vecchia maniera, che non lasciava correre e non le mandava a dire». Una personalità che, secondo il nipote, conviveva con la consapevolezza di una responsabilità precisa: quella di custodire e mantenere vivo il nome della propria famiglia. «Sentiva comunque in sé la responsabilità di mantenere in alto il nome di antiche famiglie friulane, nate nel Medioevo e legate indissolubilmente alla terra», racconta Gordio. Ma lo faceva senza fermarsi alla memoria del casato. «Lo ha espresso in un modo originale: producendo del bene». È forse questa, più di ogni titolo, la sintesi che la famiglia sceglie per ricordarla. Perché la storia dei Frangipane a Joannis non è soltanto racchiusa nelle pietre del palazzo, ma anche nelle persone che nel corso delle generazioni hanno dato un significato concreto a quel patrimonio.Il palazzo Strassoldo-Soffumbergo Frangipane rappresenta infatti uno degli edifici storici più significativi di Joannis. Il complesso, sviluppato attorno alla corte d’onore e circondato dal parco, ingloba strutture più antiche e conserva ancora oggi la cappella e numerosi elementi legati alla storia delle famiglie che lo hanno abitato.
Ma la storia dei Frangipane a Joannis non è soltanto racchiusa nelle pietre del palazzo. È custodita anche nella carta. Proprio a Joannis si trova infatti l’Archivio Frangipane, fondo familiare di grande interesse storico, studiato anche in ambito accademico. La documentazione comprende corrispondenza, documenti genealogici e carte che attraversano diversi secoli di storia della famiglia e dei suoi rapporti con il più ampio contesto friulano ed europeo. Tra i materiali segnalati dagli studiosi figura, inoltre, un manoscritto seicentesco con tavole genealogiche delle famiglie Frangipane. Una memoria privata che, proprio a Joannis, è diventata nel tempo una fonte preziosa anche per la ricerca storica.
Fosca apparteneva dunque a una famiglia la cui vicenda si intreccia con quella di questa parte del Friuli da molti secoli. Una storia che passa attraverso i Frangipane di Castello e Tarcento, gli Strassoldo di Soffumbergo e la dimora di Joannis. Oggi, con la morte di Fosca, si chiude un altro capitolo di quella lunga storia. Una storia fatta di nomi antichi, palazzi, archivi e genealogie, ma anche di una donna che, attraverso l’assistenza ai malati, i pellegrinaggi e l’impegno nell’Ordine di Malta, ha scelto di tradurre quella tradizione familiare in un servizio concreto al prossimo.
Alle esequie, celebrate oggi, 21 settembre, nella chiesa parrocchiale di Joannis, il parroco, don Federico Basso ha ricordato l’ultimo i contro in occasione del Perdon di qualche settimana prima. «Fosca mi chiese, quando la andai a trovare, all’omelia del suo funerale, di non parlare di lei. Perché non servono le parole quando ci sono i fatti: una vita, la sua, caratterizzata da alcuni atteggiamenti. Era consapevole che siamo preziosi di fronte al Signore, siamo unici e irripetibili», così don Basso. «La sua anima è stata gradita al Signore perché, come dice il Vangelo, lei lo ha aspettato. Non con le mani in mano, bensì al servizio degli altri. Davanti alla nostra carità, al nostro amore, al nostro servizio per gli altri il Signore si metterà a servirci. Ci si accorgerà della mancanza di queste persone quando vedremo anche il loro banco vuoto in chiesa, nessuno prenderà il loro posto», così in chiusura il sacerdote.
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