IL TAGLIO DEL NASTRO
Monfalcone, inaugurata la stanza di ristoro in Oncologia al San Polo: l'associazione dinAMICI dona 20mila euro per la realizzazione
Raccolta fondi a sostegno de ‘l’Ottobre Rosa’. Il nuovo spazio offre accoglienza e supporto a pazienti e familiari durante le cure. Riccardi, «umanizzare gli spazi migliora la vita del paziente».
È una confortevole stanza di ristoro, corredata da bagno privato, sui toni calmi e rassicuranti del grigio e del beige ad essere stata inaugurata stamane nel reparto di oncologia dell’ospedale San Polo di Monfalcone. Un’iniziativa pensata e resa possibile dall’associazione “dinAMICI” che, proprio progettando quella piccola area a ridosso del reparto degenze, ha sviluppato e concretizzato un concetto fondamentale: umanizzare gli spazi ospedalieri e il paziente oncologico fornendo - in questo modo - uno spazio di pausa all'interno del percorso assistenziale, con l'obiettivo di offrire ai pazienti e anche ai familiari un luogo più confortevole e raccolto. Un progetto che è stato reso possibile proprio grazie a una donazione dal valore di 20mila euro da parte di “dinAMICI", con dei fondi raccolti tramite la campagna "Ottobre rosa" 2025, iniziativa con cui l'organizzazione si impegna nel promuovere l'umanizzazione dei percorsi di cura dei pazienti e delle loro famiglie.
«È da tempo che abbiamo stretto un legame con questa associazione – è intervenuto il direttore generale di ASUGI, dottor Antonio Poggiana – questa è un’iniziativa per noi vitale, perché segue e vuole umanizzare il più possibile i nostri luoghi di cura. Quella che inauguriamo oggi è un’opera che non si limita alla semplice cura, ma vuole fornire al paziente luoghi di accoglienza il più possibile confortevoli».
Un messaggio, quello dell’umanizzazione di luoghi e pazienti, sostenuto e centrale anche nell’intervento della presidente dell’associazione "dinAmici", Manuela Fumis: «Dinamica e destinata a dare un messaggio forte sulla prevenzione del cancro alla mammella, dando un esempio di positività e di vita anche durante la malattia - ha spiegato - la vita di un paziente oncologico si svolge in parte in ospedale, che diventa ormai una seconda casa. Avere stanze confortevoli permette di vivere il rapporto con il luogo di cura e con i professionisti in modo molto diverso. Questa sala di ristoro sarà una di quelle stanze che riteniamo possano rappresentare una coccola per i pazienti, ma anche per i professionisti, che qui potranno parlare con i familiari».
Ad intervenire anche Paola Ermacora, direttrice della struttura complessa di Oncologia di Monfalcone e Gorizia: «La realtà del volontariato è linfa che alimenta il tessuto sociale, che ad oggi rappresenta un impegno grande e fondamentale. L’umanizzazione delle cure significa tornare un po’ alle origini della medicina, considerando la persona nella totalità dei suoi bisogni. Umanizzare gli spazi e i percorsi, facilitare l’accesso alle cure e rendere più confortevoli gli ambienti significa fare in modo che la paziente non sia più percepita come un numero e non si senta soltanto una degente».
L’ha invece definita come «un fondamentale e costante stimolo», riferendosi alla presenza di associazioni come "dinAMICI" che, attualmente, «ci hanno spinto ad andare a migliorare i nostri percorsi e anche a rivedere e reinterpretare i tanti nostri ambienti sanitari» così Anna Della Vedova, parte della direzione medica di presidio Monfalcone Gorizia.
Presente all’incontro l’assessore regionale alla salute Riccardo Riccardi, che ha voluto definire come questa nuova iniziativa che si inserisce all'interno dei percorsi di cura del sistema sanitario «contribuisca in modo significativo ad aprire culturalmente a una visione della cura che non è fatta soltanto da una buona terapia o da un intervento chirurgico, ma riguarda un pezzo di vita che interessa direttamente i pazienti e i loro familiari». Nel suo intervento, Riccardi ha sottolineato come la virtuosa collaborazione tra sanità pubblica e solidarietà privata consenta, da un lato, di allentare la pressione che grava sul sistema professionale, dall'altro, di migliorare la qualità della vita di chi è colpito dalla malattia. «È una risposta concreta anche nei confronti degli affetti e dei familiari vicini ai pazienti», ha aggiunto l'assessore, ribadendo l'importanza di una componente professionale multidisciplinare.
Secondo l'esponente della Giunta, la dedizione delle associazioni di volontariato è un elemento irrinunciabile per concorrere alla trasformazione profonda della sanità pubblica e al miglioramento dei servizi, supportando la componente professionale che è chiamata a rispondere ai bisogni dei cittadini in continua evoluzione. «Centrale, in questo percorso, è la necessità di modernizzare l'assistenza sanitaria e di trattare le patologie gravi come malattie croniche, superando le resistenze individuali per mettere al primo posto il benessere e i bisogni reali delle persone» ha concluso Riccardi.
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