Il 14 gennaio 1948
Monfalcone, l'Anpi chiede la non intitolazione di una via a Piero Dominutti
L'Anpi di Monfalcone torna sulla questione che da anni divide il mondo politico monfalconese e non solo. Il sodalizio annuncia di voler consegnare in prefettura documenti contro l'intitolazione di una via.
L'Associazione Nazionale Partigiani Italiani (Anpi) di Monfalcone ha chiesto alla Prefettura di non concedere l'intitolazione di alcuna strada o piazza a Piero Dominutti. La questione, va detto, si trascina da molti anni. Dominutti, attivista dei Sindacati Giuliani e del Partito d'Azione, fu ucciso da ignoti il 14 gennaio 1948 nella Città dei Cantieri in via Terenziana in circostanze mai chiarite.
Piero Dominutti era “un attivista dei Sindacati Giuliani e del Partito d'Azione oltre ad essere un informatore della polizia”, precisa l'Anpi. “Nel secondo dopoguerra si rese protagonista di trasporto e occultamento di armi e partecipò alle squadre d'azione protagoniste di atti di violenza e gesti di intimidazione, anche con bombe e pugnali, nei confronti di militanti di sinistra e sedi di partito ed organizzazioni operaie nel corso del settembre 1947”.
La sua uccisione, come detto, avvenne in circostanze mai chiarite: “a Monfalcone si è sempre mormorato che l'uccisione di Dominutti fosse dovuta a motivi sentimentali: avrebbe insidiato donne sposate subendo la vendetta di un marito geloso. La cosa venne sostenuta anche dalla stampa dell'epoca. Sul cippo posto dalla Lega Nazionale nel 1948 in via Terenziana è scritto in modo retorico che venne ucciso “per l'italianità di queste terre”. La sua morte però non ha nulla a che vedere con il ritorno di Monfalcone all'Italia dato che la città dei cantieri era sotto la sovranità italiana già dal 14 settembre 1947 quando entrò in vigore il Trattato di pace di Parigi firmato il 10 febbraio precedente”.
La stessa Lega Nazionale in una sua pubblicazione del 1991 riconosce che si tratta di un omicidio di cui non sono stati individuati i colpevoli. “Anche in un documento da noi ritrovato all'Archivio dello Stato di Roma del luglio 1949 emerge la medesima cosa. A distanza di oltre settanta anni questo resta un omicidio senza colpevoli. Nessuno è riuscito ad andare oltre ad illazioni ingiuriose. In mancanza quindi di nuove prove, l'invito è a un pietoso silenzio”.
A ricordarlo, da alcuni anni a metà gennaio di fronte alla lapide in via Terenziana, “truci manipoli berciano i loro motti tra braccia tese e teste rasate”, accusa l'Anpi. “Ci sono stati anche ingenui nazionalisti democratici a ricordare in modo pietoso la morte di Dominutti, ma è ormai da troppi anni che questa ricorrenza è una bandiera della destra più estrema che strumentalizza un assassinio mai risolto per fini politici a danno della stessa figura dell'uomo Piero Dominutti che viene dimenticato in un angolo del campo santo di Staranzano”.
L'Anpi conclude annunciando di voler consegnare copia dei documenti in suo possesso “che testimoniano il violento e antidemocratico agire politico di Piero Dominutti” all'ufficio preposto alla valutazione di attribuzione della denominazione a nuove strade e piazze presso la Prefettura di Gorizia “nella speranza che una volta per tutte si ponga fine a questa richiesta di intitolazione di uno spazio alla sua controversa figura che, sia detto francamente, non lo merita”. Â
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