Mattarella resta al Quirinale, bis votato a larga maggioranza

Mattarella resta al Quirinale, bis votato a larga maggioranza

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Mattarella resta al Quirinale, bis votato a larga maggioranza

Di Redazione • Pubblicato il 29 Gen 2022
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Non superata la maggioranza di Pertini. Bolzonello e Zanin: «Non ci sono né vincitori né vinti».

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Dopo una lunga settimana di trattative, alla fine il Parlamento ha riconfermato Sergio Mattarella al Quirinale. Questa sera, Camera e Senato - insieme ai Grandi elettori - hanno votato con la più alta maggioranza della storia il Capo dello Stato uscente, nonostante la volontà  di quest'ultimo di non fare un bis. Una decisione, quella di puntare sul suo nome, arrivata dopo i tentativi andati a vuoto di trovare un candidato alternativo, a partire dall'impasse su quello di Silvio Berlusconi. Alla fine, i voti a favore sono stati 759. Superato il quorum delle 505 schede.

Sergio Bolzonello, consigliere regionale del Pd e a Roma in queste ore come Grande elettore, ha sottolineato come “i fatti di questi giorni dimostrano che, per il Quirinale, le forzature non servono a nulla e che sono necessarie serietà  e impegno nel trovare soluzioni condivise. In un Parlamento composto da minoranze dove nessuno da solo ha la maggioranza, i centrodestra ha narrato per mesi come la scelta del Capo dello Stato spettasse a loro, mentre il Pd ha fin da subito chiarito che il metodo da utilizzare non potesse essere che quello della condivisione del nome”.

"Dall'ottava votazione non usciranno vincitori o vinti, ma semplicemente la conferma di un metodo vincente. àˆ proprio questo che ha portato il Pd a cercare sempre una strada scevra da protagonismi e personalismi - ha spiegato l'esponente dem -, tenendo una coerenza di comportamento e di toni rispettosa di tutti coloro che siedono nel Parlamento della Repubblica italiana. Siamo orgogliosi di aver così servito il Paese e accogliamo con entusiasmo la volontà  della maggioranza del Parlamento di convergere sul nome di Sergio Mattarella”. Considerazioni analoghe arrivano da Piero Mauro Zanin.

Il presidente dell'Aula regionale, anche lui Grande elettore, ha rimarcato che questo risultato “va nella continuità , mettendo in sicurezza la legislatura e con essa tutte le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Mattarella è comunque una figura politica, perciò non c'è stata un'abdicazione totale ai tecnici visto che già  lo è il Capo del governo”. Il presidente non nasconde la debolezza politica dimostrata nel non saper trovare una sintesi nella scelta, "ma quanto accaduto era nelle cose: una soluzione politica non si sarebbe trovata”.

Uno stallo dato dal fatto che “alle proposte del centrodestra c'erano i veti del centrosinistra e quest'ultimo non ha avuto neppure la forza di proporre alcun nome”. Un errore, poi, "proporre la presidente Alberti Casellati senza avere una convergenza tale sui numeri che desse la speranza che il suo nome passasse, oltre al fatto che si è così sancita l'impossibilità  del centrodestra, pur maggioranza relativa del Parlamento e maggioranza nel Paese, di poter decidere un nome”. Si ripete così lo scenario già  visto con la seconda rielezione di Napolitano al Colle, nel 2013.

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