Lettere - Fibre vetrose e sicurezza sul lavoro, Francovig: «Non c’è tempo da perdere»

Lettere - Fibre vetrose e sicurezza sul lavoro, Francovig: «Non c’è tempo da perdere»

LA LETTERA

Lettere - Fibre vetrose e sicurezza sul lavoro, Francovig: «Non c’è tempo da perdere»

Di REDAZIONE • Pubblicato il 05 Nov 2026
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Per l’autore, nella classificazione dei materiali sostitutivi dell’amianto pesa troppo la parola dei produttori. Chiede alla Regione un laboratorio attrezzato e la presa in carico degli ammalati.

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Riceviamo e pubblichiamo di seguito la lettera di Luigino Francovig sulla classificazione e sull’etichettatura dei materiali, in particolare le fibre artificiali vetrose che hanno sostituito l’amianto. L’autore sostiene che il rispetto delle norme sia affidato ai produttori, che manchino controlli indipendenti e che l’ente che rilascia le certificazioni non sia davvero terzo, e rivolge alla Regione quattro proposte, tra cui un laboratorio nazionale attrezzato e un ruolo regionale per il Crua. (M.Z.)

Il sistema produttivo cosi come è stato progettato oggi, e sicuro per la salute e la sicurezza di chi lavora? Le scelte dei materiali da usare hanno conseguenze per la salute? Gli indumenti protettivi individuali, le regole di comportamento rispondono alla sicurezza totale dei lavoratori? Diventa una scelta politica dotarsi di mezzi adeguati per osservare, dare giuste valutazioni, corrette soluzioni alle diverse criticità. Il materiale si presenta con la sua etichettatura, una certificazione come carta di identità, che lo classifica per composizione, diametro, biopersistenza, sulla base di criteri di cancerogenicità o meno. E il primo rapporto di conoscenza tra il materiale e il lavoratore per diventare riferimento continuo per quanto riguarda la salute. Il valore dell’etichettatura viene definita nel percorso della filiera del materiale, coinvolgendo i soggetti di interesse, dal produttore all’utilizzatore: dalla definizione delle norme e dei tempi di emanazione, alle analisi dei materiali in continua innovazioni, al certificato di sicurezza conforme, alle protezioni conseguenti, agli obblighi. Ogni anno in Europa 80.000 lavoratrici e lavoratori vengono uccisi, omicidi programmati, a causa dell’esposizione quotidiana ad agenti cancerogeni sul lavoro (nota del Parlamento Europeo ottobre 2026). 

Per i materiali potenzialmente pericolosi applicare il principio di precauzione o basarsi su norme e regole per definire, a consuntivo delle conseguenze, i vincoli come avviene oggi, è la vita o la morte dei lavoratori. Ne sono un esempio i fumi di saldatura, riconosciuti cancerogeni dopo decine di anni, a cui ci sono voluti diversi anni perché venissero adeguate nuove regole e ancora anni per applicarle. Il tema e lo stesso, si ripete sui materiali sostitutivi dell’amianto, le fibre artificiali vetrose, sui parametri di classificazione, della Nota R e Nota Q che definiscono il livello di pericolosità rispetto al diametro, alla composizione, alla biopersistenza. 

Queste Note sono di riferimento da molti anni ma non sono ancora recepite nel Registro Europeo della sicurezza. Le responsabilità del rispetto delle Note sono in mano dei produttori e ci si deve “fidare” di quanto riportato sulla scheda di sicurezza rilasciata sulla base di analisi e metodi da Loro definiti. Interessante la composizione del Consiglio di amministrazione dell’Ente “indipendente” EUCEB che rilascia i certificati, formato da dirigenti che rappresentano le aziende produttrici dei materiali. In Italia non esiste un laboratorio attrezzato per tali controlli degli elementi che compongono il materiale e delle conseguenze moltiplicatrici. Quindi manca una opportuna e accurata valutazione di confronto per la lettura. Le analisi più delicate dovrebbero essere verificate da soggetti esterni e qualificati non coinvolti alla catena decisionale. La documentazione trasparente, si deve vedere, essere pubblica completa e leggibile, non comunicati e sintesi.

Serve riflettere anche sulle responsabilità del “committente” che utilizza i materiali, le certificazioni non annullano le Loro responsabilità. I dati europei ci dicono che le conseguenze mortali sono in atto, che il produttore e l’utilizzatore dei materiali continuano indisturbati a dettare le regole per il profitto, questo dimostra che il sistema è tutto sbagliato, che siamo in ritardo, che non c’è tempo da perdere. Non è sufficiente denunciare il grave silenzio di questa Regione autonoma che nonostante colpita pesantemente dalle morti amianto non decide una radicale prevenzione sulla salute e sicurezza. Servono proposte fattibili. 

Oltre agli “obbiettivi visione” dell’utilizzo di soli materiali sicuri per la salute, del principio di precauzione, a livello locale è fattibile: Realizzare un “laboratorio nazionale” attrezzato nell’ambito del “Centro di ricerca transfrontaliero” amianto e fibre vetrose fermo in Regione da oltre 5 anni; Per ogni lavoratore coinvolto alle lavorazioni di materiali riconosciuti pericolosi va decisa la raccolta dei dati del materiale, dei tempi di esposizione, dell’azienda determinanti in caso di cure, per il riconoscimento sociale; Definire e decidere il ruolo regionale del CRUA con una rete che copre tutto il sistema produttivo; Dalla presa in carico seguire, con la dovuta attenzione, l’assistenza e la cura degli ammalati, riducendo tempi, burocrazia e viaggi nelle sedi della regione. 

Serve una responsabilità comune, condizione per battere il vero punto divisivo che è lo sporco profitto, quello fatto sulla salute dei lavoratori. Il lavoro funziona davvero se migliora la qualità della vita, costruisce e rafforza i legami sociali, crea opportunità durature, senza la salute anche gli altri diritti diventano fragili.   

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