Dalla Jugoslavia a Bruxelles, 30 anni di Slovenia raccontati a Gorizia dall'ex premier Peterle

Dalla Jugoslavia a Bruxelles, 30 anni di Slovenia raccontati a Gorizia dall'ex premier Peterle

L'intervista

Dalla Jugoslavia a Bruxelles, 30 anni di Slovenia raccontati a Gorizia dall'ex premier Peterle

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 01 Dic 2020
Copertina per Dalla Jugoslavia a Bruxelles, 30 anni di Slovenia raccontati a Gorizia dall'ex premier Peterle

L'ex primo ministro della Slovenia, Peterle, sarà  ospite giovedì di un evento online promosso da due associazioni di Gorizia.

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Era il 6 luglio 1991 quando la cosiddetta “Guerra dei dieci giorni” finì, sancendo di fatto l'indipendenza della Slovenia dall'allora Jugoslavia. Il primo capitolo di quella che diventò da lì a poco la guerra più sanguinosa consumatasi in Europa nella seconda metà  del Novecento vide tra i propri protagonisti Alojz “Lojze” Peterle, all'epoca primo ministro del piccolo Stato mitteleuropeo. Da allora sono passati 30 anni e il Vecchio continente è completamente cambiato rispetto a quegli anni. La stessa Slovenia è cambiata radicalmente, entrando in quella Comunità  che fino agli inizi del secolo scorso sembrava irraggiungibile.

Oggi, Peterle è un politico senza più incarichi ufficiali, dopo l'ultimo mandato come eurodeputato, ma continua a guardare l'attualità  attraverso le lenti dei cristiano democratici, compagnie di cui è stato uno storico leader. Dopodomani sarà  ospite dell'evento online organizzato dall'associazione Krožek Anton Gregorčič e dal Centro culturale Bratuž di Gorizia, insieme a Radio Verité, per discutere proprio sull'importante anniversario sloveno ma non solo. “Ancora dopo questi tre decenni - spiega l'ex capo di governo -, noi ci consideriamo ancora una giovane democrazia, certo siamo un esempio notevole di rinascita. Oggi facciamo parte dell'Unione europea ma in Slovenia c'è di nuovo un'estrema polarizzazione politica”.

Quanto accaduto a Lubiana, sottolinea Peterle, “mi fa capire ancora meglio perché il popolo ebraico ha avuto bisogno di 40 anni per raggiungere la terra promessa. Nel nostro caso ne sono passati appena 30.” In questo processo, centrale è stato il supporto italiano e la vita di confine. Un esempio di cooperazione territoriale, questo, che piace molto al 72enne, che nel suo curriculum annovera anche 15 anni come eurodeputato, terminati nel 2019. “Le relazioni tra i due lati del confine offrono potenzialità  di sviluppo nello spirito europeo. Posso solo salutare l'aspirazione per la Capitale europea della cultura 2025 delle due città  come un progetto di valore altamente europeo”.

“La vecchia Cortina di ferro adesso non esiste più - prosegue Peterle -, questo lavoro di squadra non è importante solo per Gorizia e Nova Gorica ma per l'Europa intera. Una volta le persone emigravano sia dalla Valle dell'Isonzo sia dal Friuli. Questo territorio ha bisogno di un'attenzione di carattere europeo se vogliamo invertire i trend demografici che sono tutt'ora ancora preoccupanti.” Le due città , quindi, possono rappresentare un buon esempio, da poi replicare anche in altre aree europee, soprattutto laddove il confine ha rappresentato una cicatrice per le popolazioni locali. Discorso che ovviamente non può esulare dal tema migranti.

La questione, infatti, è da oltre un decennio al centro della politica comunitaria, con risultati altalenanti. In questo senso, “l'Unione europea deve agire su più livelli, sia verso i propri Paesi membri, sia verso quelli terzi. Abbiamo investito miliardi di euro per aiutare alcuni Stati africani per migliorare le loro condizioni di vita. Sono stato spesso in Africa, i soli investimenti non sono sufficienti per fermare l'emigrazione in quanto la crescita economica non è parallela a quella demografica”. In questo senso, la contrapposizione più evidente tra Europa occidentale e orientale, dove quest'ultima ha spesso alzato barricate - letteralmente - contro i flussi migratori. “Abbiamo bisogno di più Europa in Europa e questo non è solo uno slogan” sottolinea il politico.

Recentemente, il primo ministro sloveno Janez Janša ha supportato le perplessità  dell'Ungheria al tavolo comunitario, soprattutto per quanto riguarda il nuovo bilancio europeo. “La sua idea non è unirsi al blocco di Višegrad - spiega Peterle, che fa parte della stessa famiglia politica dell'attuale capo di governo -, ma investire di più nel dialogo. Vuole sbloccare i fondi per aiutare i Paesi membri, ma dall'altra parte ci sono diverse visioni sulle regole comuni da seguire”. Tra queste, ci sono anche quelle sull'allargamento dell'UE: “Attualmente in Europa occidentale non c'è molto entusiasmo in questo processo, ma non c'è futuro per i Balcani senza la sinergia con Bruxelles”.


Per partecipare all'incontro su Zoom, che si terrà  mercoledì alle 20 in lingua slovena, bisognerà  accedere al seguente link, inserendo le seguenti credenzili: ID 208 407 4711 e passcode 824858.

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