Judrio, Legambiente passa alle carte: «Servono risposte sui lavori nell'alveo»

Judrio, Legambiente passa alle carte: «Servono risposte sui lavori nell'alveo»

AMBIENTE E SICUREZZA

Judrio, Legambiente passa alle carte: «Servono risposte sui lavori nell'alveo»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 02 Nov 2026
Copertina per Judrio, Legambiente passa alle carte: «Servono risposte sui lavori nell'alveo»

Il circolo di Gorizia ha presentato una richiesta di accesso agli atti per conoscere gli studi idraulici e le autorizzazioni dell'intervento tra Giassico e Molin Nuovo. Nel mirino anche il modello utilizzato per valutare il rischio alluvionale dopo gli eventi del novembre 2025.

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I lavori lungo lo Judrio continuano a far discutere. Dopo le prime contestazioni sulle modalità di esecuzione degli interventi nell'alveo, Legambiente Gorizia passa ora alla richiesta formale di documentazione, chiedendo agli enti competenti di fare chiarezza sulla progettazione, sulle autorizzazioni e soprattutto sull'effettiva capacità delle opere di ridurre il rischio idraulico per i centri abitati. Al centro dell'iniziativa c'è una richiesta di accesso agli atti che punta a ottenere risposte su due questioni considerate fondamentali dal circolo: l'esistenza di uno studio idraulico a sostegno delle modifiche realizzate e le ragioni per cui l'intervento non sarebbe stato sottoposto a verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale.

«Sappiamo che i lavori non sono finiti, ma ciò è vero solo per il tratto sotto il ponte di Molin Nuovo», precisa l'associazione, distinguendo le opere ancora in corso da quelle già realizzate nel chilometro più a monte. È proprio su quest'ultimo tratto che si concentrano le maggiori perplessità degli ambientalisti, che segnalano un pesante intervento di alterazione dell'alveo, la realizzazione di una pista per il transito dei mezzi pesanti direttamente nel letto del torrente e la successiva parziale distruzione della stessa. Secondo Legambiente, inoltre, per questa porzione dell'intervento non sarebbe stato pubblicato alcun progetto.

La questione si inserisce in un confronto aperto ormai da alcune settimane, dopo le prime denunce presentate a metà ottobre da Legambiente Gorizia e Monfalcone sulle trasformazioni della morfologia fluviale, sulle formazioni rocciose e sugli habitat interessati dalle lavorazioni. Gli interventi, affidati al Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia nell'ambito del primo stralcio del progetto GO/ILS-125, prevedono un investimento di 826.507 euro. La vicenda ha raggiunto anche il Consiglio regionale, con le interrogazioni presentate da Laura Fasiolo (Pd) e Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), mentre quattro consiglieri comunali di opposizione a Cormons hanno chiesto la convocazione della Commissione Ambiente. Di diverso avviso l'Associazione Judrio, che dopo un confronto con il Consorzio ha espresso soddisfazione per le spiegazioni tecniche ricevute.

Il nodo, per il circolo ambientalista, riguarda però soprattutto la capacità delle opere di rispondere alle criticità emerse durante l'alluvione del novembre 2025. Legambiente ha infatti esaminato il progetto richiamato nel cartello collocato nei pressi del ponte di Molin Nuovo, soffermandosi in particolare sul modello idraulico predisposto dal Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia. Si tratta dello strumento utilizzato per simulare le aree potenzialmente interessate dalle esondazioni in occasione di piene con differenti tempi di ritorno e che ha contribuito a orientare la scelta dell'intervento in quel punto.

«Ci ha molto colpito il modello idraulico – riferisce l'associazione – che non ha previsto l'allagamento di Giassico e del Molino di Trussio per piene con tempo di ritorno di cento e duecento anni, cioè quello che si è verificato lo scorso anno». Una rappresentazione che, secondo Legambiente, si discosterebbe dalle mappe ufficiali del Piano di gestione del rischio alluvioni, nelle quali quelle stesse aree risultano invece esposte all'allagamento. Da qui la richiesta di chiarimenti sulla metodologia utilizzata e sull'attendibilità delle simulazioni: «Forse con un modello idraulico corretto si sarebbe potuto intervenire diversamente», osserva il circolo.

Il riferimento è all'evento meteorologico del novembre 2025, quando il territorio del Cormonese e del Collio fu colpito da precipitazioni eccezionali. Secondo ARPA FVG, a Cormons furono registrati 295 millimetri di pioggia in due giorni, un quantitativo senza precedenti almeno dal 1919. L'esondazione dello Judrio e gli allagamenti che interessarono diverse località hanno lasciato una ferita ancora aperta tra i residenti, rendendo particolarmente delicato il tema della prevenzione e della sicurezza idraulica.

«Crediamo che i cittadini meritino delle risposte più approfondite, soprattutto chi ha subìto l'alluvione quasi un anno fa», sottolinea Legambiente, che precisa di non essere contraria agli interventi di riduzione del rischio nei centri abitati. La questione, piuttosto, riguarda le modalità con cui vengono progettati e realizzati: «La scienza e le esperienze passate ci insegnano che i migliori interventi sotto tutti i punti di vista, economico, ecologico e sociale, sono quelli basati sulla natura».

Ora la parola passa agli enti interessati, chiamati a fornire la documentazione richiesta e a chiarire i presupposti tecnici e amministrativi delle opere. Per Legambiente, la sicurezza dei territori colpiti dalle alluvioni non può prescindere dalla trasparenza delle scelte e dalla possibilità per i cittadini di conoscere su quali studi si fondino gli interventi che riguardano i loro corsi d'acqua.

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