Grafica Goriziana, 60 anni di carta e inchiostro nel futuro tra AI e nuove tecnologie

Grafica Goriziana, 60 anni di carta e inchiostro nel futuro tra AI e nuove tecnologie

ANNIVERSARI

Grafica Goriziana, 60 anni di carta e inchiostro nel futuro tra AI e nuove tecnologie

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 13 Ott 2026
Copertina per Grafica Goriziana, 60 anni di carta e inchiostro nel futuro tra AI e nuove tecnologie

Dalle origini nella storica tipografia di via Favetti alle evoluzioni digitali, la realtà goriziana continua a investire e a guardare avanti. Mitja Cevdek, Edi ed Erika Pelicon raccontano le trasformazioni di un mestiere e le sfide di un'azienda familiare.

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Ci sono aziende che attraversano le trasformazioni di un territorio senza perdere il filo della propria storia. La Grafica Goriziana, indiscutibilmente, è una di queste. Da sessant'anni, dal 14 ottobre 1966, la tipografia accompagna la vita di Gorizia e del suo territorio, dando forma a giornali, riviste, libri e pubblicazioni che raccontano comunità, associazioni e istituzioni. Sei decenni nei quali è cambiato praticamente tutto, dai caratteri di piombo alle lavorazioni al computer, dalle macchine alle modalità di lavorare con i clienti. È rimasta, però, la necessità di fare bene il proprio mestiere, investire e adattarsi. Una storia che continua oggi nella sede di via Anton Gregorcic, a Sant'Andrea, dove Mitja Cevdek, Edi ed Erika Pelicon portano avanti un'attività che per due di loro, prima ancora che un lavoro, è stata una presenza familiare fin dall'infanzia.

Le radici affondano ancora più indietro rispetto alla nascita dell'attuale società. La storia della tipografia passa infatti per la Narodna Tiskarna, fondata da Anton Gregorcic nel 1899 come libreria e diventata anche tipografia nel 1906. Nel 1966, quando l'attività era in difficoltà, furono sei dipendenti a raccogliere la sfida e a trasformarsi nei fondatori della nuova impresa. Tra loro c'erano i padri di Mitja Cevdek ed Edi Pelicon, che in seguito avrebbero consolidato l'azienda e accompagnato il passaggio generazionale. Erano Romano Cevdek, Davorin Pelicon, Clemente Stefano, Francesca Cescut, Giovanni Pisani e Silvano Terpin. Dodici anni dopo, nel '78, i soci rimasero in due, Cevdek e Pelicon, appunto. «I nostri genitori erano i più giovani tra i soci fondatori e avevano cominciato a lavorare nella sede di via Favetti», ricordano. Anche Mitja ed Edi hanno mosso lì i primi passi, inizialmente spostando pacchi di carta e dando una mano, per poi imparare a lavorare direttamente sulle macchine. L'attuale assetto societario, con il padre di Mitja ancora presente accanto ai soci, è consolidato da 27 anni: una continuità costruita sul lavoro quotidiano e sulla capacità di assumersi responsabilità, anche quando le circostanze non sono state semplici.

Per capire quanto sia cambiato il settore basta ripercorrere le tappe di quell'evoluzione tecnologica vissuta in prima persona. All'inizio c'erano i caratteri di piombo, da comporre uno a uno, e il piombo veniva poi recuperato e rifuso per essere riutilizzato. Successivamente arrivarono nuove tecnologie, come la Linotype, fino alla progressiva informatizzazione della grafica e della prestampa. Oggi la produzione richiede competenze differenti, macchinari aggiornati e una capacità costante di seguire le richieste del mercato. «Negli anni abbiamo sempre cercato di capire dove stesse andando il settore, anticipando per quanto possibile i cambiamenti», spiegano i soci. La scelta è stata quella di non fermarsi, continuando a investire in attrezzature e processi, senza considerare mai acquisita la posizione raggiunta.

Anche l'organizzazione interna rispecchia questa divisione di competenze. Mitja si occupa della parte commerciale e dell'amministrazione, Edi segue la produzione, mentre Erika è impegnata nella grafica, nella prestampa e nell'impaginazione. «È un lavoro che mi porta ad avere tante cose diverse da fare, con prodotti di tematiche e tipologie sempre differenti. Non ci si annoia mai», racconta Erika. Il suo lavoro comprende anche il rapporto con i clienti nella scelta della carta, dei supporti e dei colori, oltre al controllo della qualità del prodotto finito. È una parte creativa e tecnica insieme, che richiede attenzione a ogni passaggio. C'è però un aspetto del mestiere che negli ultimi anni è cambiato e che le dispiace particolarmente: «Si è un po' perso il contatto diretto con il cliente, perché lavoriamo molto via e-mail e al computer». Dietro una pubblicazione finita, insomma, non c'è soltanto una macchina che stampa, ma un insieme di decisioni, verifiche e confronti che spesso restano invisibili a chi sfoglia le pagine.

La Grafica Goriziana conta oggi nove dipendenti, oltre ai tre soci, distribuiti tra grafica, stampa e legatoria. Una struttura che opera in un mercato locale non particolarmente ricco di commesse e che ha quindi imparato da tempo a guardare oltre i confini cittadini. «Lavoriamo moltissimo con il territorio regionale, fuori dal Friuli Venezia Giulia e in Slovenia», spiegano. Tra i prodotti che escono dalla tipografia ci sono anche pubblicazioni legate alla comunità slovena: i periodici di Salcano e Aidussina, il Pastirček, distribuito con il settimanale Novi glas, e Galeb, storica rivista per bambini e ragazzi che accompagna da generazioni i lettori delle scuole con lingua d'insegnamento slovena. Quest'ultima, nata nell'anno scolastico 1954-1955, ha festeggiato nel 2024 i suoi settant'anni. È un esempio concreto di come il lavoro tipografico sia legato anche alla trasmissione culturale, alla lingua e alla vita delle comunità che abitano questo territorio, ben oltre la dimensione strettamente commerciale.

Non mancano, naturalmente, le difficoltà. I costi di produzione, della gestione e dei trasporti pesano su un settore nel quale le trasformazioni tecnologiche si accompagnano a una domanda in continua evoluzione. La stampa digitale è in crescita, mentre l'offset registra una contrazione. Per un'impresa che ha sempre cercato di mantenersi al passo con i tempi, il cambiamento rappresenta una necessità, quanto una sfida da affrontare con attenzione, valutando gli investimenti e le prospettive di sviluppo. A questo si aggiunge il problema della formazione. «È necessario lavorare sulle competenze interne, ma non è semplice trovare giovani disposti a imparare il mestiere e, soprattutto, a rimanere a lavorare in questo settore», osservano i soci. La tecnologia può cambiare strumenti e procedure, ma non cancella la necessità di conoscere materiali, lavorazioni e tempi di produzione, né quella di sviluppare un occhio allenato alla qualità.

E poi c'è l'intelligenza artificiale, destinata a entrare sempre più anche nel mondo della stampa. Per ora, spiegano, il suo utilizzo è limitato ad alcune attività quotidiane e personali, ma la prospettiva è quella di un'evoluzione che potrebbe incidere sia sulla parte grafica sia sulle modalità di utilizzo dei macchinari. «Vedremo come andrà. Sicuramente ci saranno cambiamenti nelle macchine e nel loro utilizzo, anche nella grafica». Una risposta prudente, che non nasconde le incognite ma riflette l'approccio seguito dall'azienda in questi sessant'anni: osservare le trasformazioni, comprenderle e cercare di trovare il modo di farle proprie.

Guardare al futuro, per la Grafica Goriziana, significa quindi continuare a fare quello che ha permesso all'impresa di arrivare fin qui. Non ci sono previsioni facili, soprattutto in un settore attraversato da cambiamenti così rapidi, ma c'è la volontà di restare al passo con le richieste del mercato e di non rinunciare a evolversi. La storia iniziata nel 1966, con un gruppo di lavoratori che decise di scommettere sul proprio mestiere, prosegue oggi attraverso una nuova generazione, nuove competenze e strumenti che sarebbero stati difficili da immaginare allora. Eppure, tra una pagina impaginata, una lastra e un foglio appena stampato, il senso del lavoro resta lo stesso: trasformare un progetto in qualcosa di concreto, destinato a essere letto, conservato e condiviso.

 Foto Sclauzero

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