le proposte
Laura Fasiolo guarda alla mobilità lenta: «Gorizia a misura di bici»
La dem: «Sulla ciclabile in corso Italia serve il piano del traffico». L'idea della città «laboratorio di pace».
àˆ una città a misura di bici quella che Laura Fasiolo ha presentato ieri sera, nell'incontro tenuto in corso Verdi. Un momento di confronto con gli elettori ai Giardini pubblici, guardando alle diverse opportunità di mobilità lenta per Gorizia. A partire dalla collocazione delle piste ciclabili sul territorio, argomento emerso in occasione del dibattito tra candidati sindaco, in particolare legato al futuro di corso Italia. “Bisogna pesare tutte le problematiche” ha evidenziato l'ex senatrice dem sotto il gazebo.
Per l'aspirante prima cittadina, prima di prendere ogni decisione su dove porre il percorso ciclabile bisognerà redigere il piano del traffico. Nessuna posizione a priori se sulla carreggiata o sui controviali, quindi, mentre il ragionamento fatto dagli ospiti chiamati si è esteso su più fronti. “Non bisogna dare per scontata la mobilità sostenibile - ha rilevato Sara Vito, presidente regionale della Uisp ed ex assessore regionale all'Ambiente - che non è solo l'uso dell'auto elettrica ma è anche ripensare le piste ciclabili”.
Se è vero che “a Gorizia non ci sono criticità particolari per la qualità dell'aria”, in ogni caso “possiamo contribuire ad aumentare la qualità della vita”. Obiettivo rimarcato dall'architetto Diego Kuzmin, che ha ricordato alcuni progetti legati all'uso della bici in città . Tra questi, il collegamento tra Savogna d'Isonzo e il centro di Gorizia, inserito in un vecchio progetto che non prevederebbe salite. Aspetto, questo, che aiuterebbe a incentivare l'uso delle due ruote anziché quello delle automobili, soprattutto per gli spostamenti cittadini.
Dal canto suo, l'ingegnere Franco Dalla Francesca ha evidenziato l'importanza di integrare ogni soluzione con Nova Gorica. Già quando la città sorse nel dopoguerra, infatti, l'amministrazione slovena vide nel prolungamento di via San Gabriele - ossia Erjavčeva ulica - il viale principale della città : “Dobbiamo rivolgerci a una città di 70mila abitanti - ha rilevato - così da avere un senso sia nella nostra regione che in Slovenia. Ma bisogna pensare in fretta”. Sul fronte della progettazione, è intervenuta Irene Spagnul, professionista del settore.
Sul tema della condivisione delle due città , Fasiolo ha anche parlato della possibilità che queste diventino “laboratorio di pace”. Idea che si lega a un possibile centro di addestramento e formazione dei corpi civili europei di pace. “Le delegazioni dei Paesi belligeranti potrebbero trovare ottime strutture di accoglienza e un Conference center, studiato apposta per favorire le relazioni diplomatiche fra le persone e gli Stati. In secondo luogo, le università e gli istituti di ricerca internazionali potrebbero fornire il supporto scientifico alla formazione dei giovani”.
Il tutto “sotto l'egida dell'Unione europea, che vogliono prepararsi a esser costruttori di pace intervenendo senza armi ma con la forza della diplomazia in zone di conflitto”. Per accoglierli, sempre secondo l'ex senatrice “potrebbe essere ristrutturata una delle troppe strutture militari ormai dismesse e in rovina che deturpano molte zone della città . Diventerebbe un vero e proprio campus universitario dove gli studiosi, oltre a prepararsi teoricamente, potrebbero già sperimentare relazioni di pace fra loro e con le cittadine e i cittadini che vivono su questa terra di confine”.
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