IL CONVEGNO
Gorizia, Gect a confronto sul nuovo regolamento europeo e sugli ostacoli alla cooperazione di confine
Tra i temi emersi il percorso verso il primo punto di coordinamento italiano per l’area tra Italia, Slovenia e Austria e l’esigenza di strumenti stabili che vadano oltre i singoli progetti.
I Gruppi europei di cooperazione territoriale (Gect) hanno contribuito alla nascita di servizi e progetti che difficilmente sarebbero esistiti senza di loro, ma proprio dove la cooperazione è più intensa emergono nuovi ostacoli amministrativi, normativi e istituzionali, che richiedono risposte a livello nazionale ed europeo. Se ne è parlato venerdì 30 ottobre a Gorizia, nel convegno internazionale "Gect: esperienze e prospettive per la cooperazione transfrontaliera", che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e degli organismi di cooperazione per fare il punto sul ruolo dei Gect e sulle opportunità del nuovo regolamento europeo BRIDGEforEU.
Il convegno è stato promosso dal Gect Go, dal Gect Euregio Senza Confini, dal Cnr Isteg (già Cnr Issirfa) e da Eurac Research. La mattina, nella sessione "I Gect in Italia: esperienze e sfide", moderata da Roberto Louvin dell'Università di Trieste, è stato presentato il volume "I Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale in Italia" (Cnr Edizioni), nato dalla collaborazione tra il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Cnr Isteg, Eurac Research e il Politecnico di Torino e indicato dagli organizzatori come il primo studio sistematico sui Gect con partecipazione italiana. Sara Parolari di Eurac Research ne ha illustrato le basi giuridiche e la metodologia con cui sono state classificate le esperienze italiane, mentre Raffaella Coletti del Cnr Isteg ha presentato i dati principali, dalla varietà dei modelli alle sfide comuni.
Alla tavola rotonda successiva hanno partecipato Alice Valdesalici (Eurac Research), Giulio Salerno (Cnr Isteg), Sandra Sodini (Gect Euregio Senza Confini), Romina Kocina (Gect Go) e Sergio Zilli (Università di Trieste). Si è parlato dei Gect come strumenti in grado di generare servizi e opportunità concrete per i territori, ma anche della necessità di rafforzarne il riconoscimento istituzionale, la capacità operativa e il quadro normativo. Più relatori hanno sottolineato che i Gect sono un mezzo e non un fine, il cui valore sta nella capacità di rispondere ai bisogni dei territori.
La direttrice del Gect Go Romina Kocina ha richiamato l'esperienza del territorio transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, un percorso fatto di progettualità strategiche e iniziative partecipative che ha portato a GO! 2025 e al Fondo per piccoli progetti. «L'auspicio è - commenta - che si giunga in futuro ad un progressivo rafforzamento del ruolo dei Gect come soggetti attuatori stabili, non solo come laboratori sperimentali, in grado di operare con continuità oltre i singoli cicli di programmazione».
Nel pomeriggio, la sessione moderata da Moreno Zago dell'Università di Trieste è stata dedicata al regolamento BRIDGEforEU e ai progetti BE-EGTC ed EGTC-NET. Gabriella Saputelli (Cnr Isteg) ed Ezio Benedetti (Gect Go) hanno illustrato il nuovo quadro normativo e il percorso verso il primo Cross-Border Focal Point italiano, un punto di coordinamento transfrontaliero nell'area di cooperazione tra Italia, Slovenia e Austria. Nella tavola rotonda conclusiva si sono confrontati Loris Servillo (Politecnico di Torino, Centro Full), Elisa Bertò (Gect Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino), Michael Luther (Eurac Research) e Leopoldo Coen (Università di Udine), con al centro gli ostacoli che ancora limitano la cooperazione, l'attuazione del regolamento e il ruolo dei futuri punti di coordinamento nel trattare le criticità segnalate da cittadini, imprese ed enti pubblici.
Tra i temi più sentiti, la frammentazione amministrativa di molte aree di confine, le asimmetrie istituzionali e normative tra gli Stati membri e la difficoltà di tradurre i risultati dei progetti in soluzioni stabili. Più relatori hanno osservato che l'intensificarsi della cooperazione porta inevitabilmente alla luce nuovi ostacoli, per cui servono strumenti permanenti per individuarli e rimuoverli. Per gli organizzatori il messaggio della giornata è che i Gect non sono più soltanto strumenti di cooperazione ma soggetti capaci di attivare processi di integrazione territoriale e di creare servizi condivisi, e che BRIDGEforEU rappresenta in questo senso un'opportunità per rafforzarne il ruolo.
Foto BUMBACA/GECT GO
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