la kermesse
A Gorizia debutta 'Frontiere': dove finiscono i confini, comincia il pensiero
otto appuntamenti al Teatro Verdi con studiosi e protagonisti della cultura per attraversare le grandi questioni del presente, dalla Cina all’intelligenza artificiale fino ai confini dell’universo.
I confini dell’universo, ma anche i microcosmi degli adolescenti asserragliati in mondi paralleli. E ancora, la geopolitica delle superpotenze di Cina e Stati Uniti, le divergenze di genere innescate dall’interazione fra maschile e femminile o le relazioni fra intelligenza artificiale e memoria umana. È un calendario fitto di eventi, quello inaugurato oggi a Gorizia nell’ambito del festival “Frontiere: dove i mondi si incontrano – Meje: kjer se stikajo svetovi”. La rassegna alla sua prima edizione è incentrata su otto appuntamenti, che saranno accolti nella cornice del Teatro Verdi dal 2 al 4 ottobre. L'iniziativa nasce dalla sinergia tra il Gruppo NEM e Laterza Editori, Fondazione Carigo, Comune di Gorizia, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, nonché la media partnership di Radio Rai3 e Rai Friuli Venezia Giulia. Fra i partner di progetto, GECT GO e Cassa Rurale FVG, con la collaborazione delle Università di Udine, Trieste e Nova Gorica e il supporto di Confcommercio Gorizia. In linea con l'eredità ideale di Go! 2025, la manifestazione intende dimostrare come la frontiera non costituisca un limite invalicabile, quanto piuttosto uno spazio aperto, crocevia di arricchimento condiviso. A inaugurare la kermesse l’amministrazione comunale insieme ai referenti di associazioni ed enti, moderati dal vicedirettore del gruppo NEM Fabrizio Brancoli. «Si tratta di eventi ormai consolidati – interviene il primo cittadino Rodolfo Ziberna - che resteranno nel lascito di Go! 2025. Ma la vera ricchezza – rimarca ringraziando anche l’amministrazione regionale - è il terreno fertile che è stato creato, l’humus del quale “Frontiere” è figlia, che farà germogliare ulteriori iniziative, grazie alla capacità di tanti soggetti di fare rete».
Un progetto che nasce a Gorizia in quella terra di passaggi, lingue e culture che per secoli hanno convissuto e dialogato, come riflette il direttore editoriale Paolo Possamai: «Un giornale – spiega - non è un foglio di carta con un po’ d’inchiostro sopra, ma una rete di relazioni, una modalità per leggere il mondo. La partita delle relazioni qui rappresentata dalle persone che vedete alternarsi è la chiave di tutto, ed è solo mettendo assieme questo network che è stato possibile realizzare questo progetto editoriale e culturale. Non ci ritroviamo a Gorizia per caso. Anche Sondrio ha a che fare con un confine, così come Aosta o Cuneo. Ma Gorizia ha una storia importante da raccontare a questo tragico presente, e la possibilità di esercitare una lettura sul futuro. Non tanto di presente, e neanche di quella nostalgia che pertiene al dolore del ritorno. La nostalgia e il ritorno sui nostri passi lo sta raccontando l’Est europeo, ed è fatto di dolore. Gorizia, per contro, è in grado di riflettere su un futuro comune: in questo senso abbiamo proposto un programma sulle frontiere del pensiero umano. Il tempo che stiamo attraversando è segnato da quel processo che Freud chiamava “rimozione”, mentre noi proponiamo temi complessi. In parallelo Crossroads assembla assieme luoghi plurali, rappresentando lo specifico identitario che Gorizia richiama». Presente all’inaugurazione anche la presidente Carigo Roberta Demartin: «Quando il direttore interpellò la Fondazione – interviene - ci credemmo fin dall’inizio, ma non è sufficiente guardare in alto: è necessario salire le scale e far fatica. Questo progetto non nasce e si esaurisce quest’anno, ma rappresenta la continuazione della Capitale Europea della Cultura, alla quale ogni associazione ha risposto, affinché Gorizia non rimanesse bloccata a quel 1947. La nostra città non è soltanto una stratificazione di scambi e lingue, ma un’ipotesi di futuro».
A portare i saluti della presidente di Gect Go Vesna Humar e della presente in sala Romina Kocina è il vicepresidente Livio Semolic: «Quando si parla di frontiere intese come superamento non può mancare il Gect. Necessario a superare i confini che hanno caratterizzato la nostra città, fra i quali quello linguistico: il fatto che il festival possa essere fruito anche dai cittadini della vicina Nova Gorica allarga la platea alle due Gorizie, e costituisce un elemento fondamentale, non solamente simbolico. Gli stessi confini infra-cittadini sono stati superati: dall’associazione di commercianti alle università, tutto il vissuto cittadino è stato messo a sistema, dando avvio al grande punto di partenza di questo anno zero per “Frontiere”». Una posizione ribadita da Lodovico Steidl, consigliere delegato di Laterza: «Il rapporto con questo territorio – osserva - è sedimentato con amministrazioni e giunte di colore diverso, a segnalare che la cultura può superare determinate frontiere. Saranno tre giornate caratterizzate da grande eterogeneità di sapori, a iniziare dalla geopolitica, passando alla storia e alla psicologia sociale, fino all’astrofisica e alla linguistica». Partner del festival è anche l’università di Udine, rappresentata dalla docente Renata Kodilja: «Il festival si propone di andare oltre – sottolinea - attraverso un’esplorazione alla ricerca del nuovo e della scoperta scientifica culturale. Per costruire nuove relazioni, nuovi scambi umani, ma anche includere il diverso, e se c’è un luogo in cui tutto ciò diventa mission è proprio l’università, soggetto che quotidianamente cerca di oltrepassare le frontiere del sapere».
Un cammino che secondo il professor Diego Abenante dell’università di Trieste ha accelerato sempre più vertiginosamente i suoi passi: «Gorizia ha compiuto un percorso straordinario e si è evoluta grazie a una profonda riflessione fra linguaggi, culture, simboli, rendendola luogo privilegiato in cui affrontare i grandi temi dell’umanità». Dopo l’auspicio del presidente di Cassa Rurale Fvg Roberto Tonca di «una grossa iniezione economica per far crescere la città», ad avviare il meeting è stata la sinologa Giada Messetti, che ha affrontato le contraddizioni in seno alla Cina e le sue relazioni con gli Stati Uniti. Alle 21 sarà poi la volta del dualismo fra sionismo e diaspora approfondito da Anna Foa. Il pomeriggio di domani si aprirà invece con lo psicoterapeuta Matteo Lancini, che alle 15.30 scaverà nel disorientamento di adolescenti fragili e ipertecnologici e quello dei genitori sempre più spaesati, offrendo spunti per costruire nuove alleanze educative. Alle 17.30 il fisico Paolo Ferri - già responsabile delle storiche missioni robotiche dell'ESA, come Rosetta e Mars Express – si spingerà ai confini della cosmologia, confrontando i modelli scientifici che interrogano la nostra idea di spazio. Seguirà l’incontro con la sociolinguista Vera Gheno, che alle 21 condurrà il pubblico in un viaggio tra grammatica e società, per comprendere come le parole plasmino ruoli e rapporti di potere. Tutti gli eventi sono gratuiti, l’accesso è consentito fino a esaurimento posti.
Foto di Rossana D'Ambrosio.
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