L'Editoriale - Un Bambino che unisce
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L'INVITO

L'Editoriale - Un Bambino che unisce

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 06 Gen 2024
Copertina per L'Editoriale - Un Bambino che unisce

Quel pargoletto ci conduce e invita ad aderire ai valori della prossimità e della fraternità. Tanto il clamore, ma pochissimo il silenzio orante.

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Lo sfregio al Bambin Gesù posto nel presepe di piazza della Repubblica a Monfalcone ha colpito tutti. "Hic iacet in praesepio. Qui regnat sine termino" recita una strofa del canto "Puer Natus in Bethlehem" di Federico Caudana. E invece... tranquilli non si può stare mai. Non conosciamo ancora la ragione di questo vile atto, tantomeno chi l'ha compiuto. Però, il male di questo gesto dissacrante, ci riporta tutti "con i piedi per terra" e ci chiede di pensare. Se n'è parlato tanto nel mondo politico, su tutta la stampa locale e nazionale, in tv, nei bar, per strada...

Grandi e tanti sono stati i discorsi da esperti sotto ogni profilo. Ho sentito parlare di Mistero della Reincarnazione dovunque, più che in parrocchia. Anche io vorrei fare delle considerazioni e ho degli interrogativi da porre. Ve ne offro alcuni. Quella statuina è - prima di tutto - un segno che accomuna credenti e non. Proprio come tipicamente fa un bambino che ci coinvolge ed attira con il suo sorriso, con i suoi occhi e con la sua spontaneità, quel pargoletto ci conduce e invita ad aderire ai valori della prossimità e della fraternità. Del farsi piccoli per poter comportarsi da grandi. È stato fatto o vissuto tutto questo?

La strada del rispetto e della legalità non si deve certamente mai perdere. Vero, è la via maestra in una società civile. Ma di tutta questa vicenda non si è fatto altro che concentrarsi sul cercare colpevoli o tentare di capire se "dietro" ci fosse la matrice politico - religiosa. Tutto legittimo, ma il senso della questione è in verità - a mio avviso - ben più ampio e profondo. Quella statua è una presenza temporanea o "vive in mezzo a noi” ogni giorno? Vale a dire: tenerezza e pace, che in quel corpo - “saltato in aria” a Capodanno - sono rappresentate, fanno parte di noi veramente ogni giorno o solo a Natale? Monfalcone è stata come Betlemme? A quella capanna vi sono accorsi - fisicamente o con il pensiero - uomini e donne semplici come i pastori o saggi come i Magi? In questo Natale c'è stato tanto clamore, ma pochissimo silenzio orante.

Il Bambino Gesù è la luce venuta al mondo. È arrivata "tra i suoi" anche questa volta. È stata accolta? La nostra casa, è la sua? "Sia che si tratti di un gesto volutamente anticristiano sia che possa essere l'azione di un ubriaco o di chi ha evidenti limiti mentali, è comunque il segno di una incapacità di avere il rispetto degli altri e del sacro e quindi di una società malata, che va curata". Sono state alcune delle parole che ha usato il parroco don Flavio Zanetti per commentare il triste avvenimento. Anche qui c'è un'altra chiave di lettura: "una società malata che va curata". In questa società – e, nello specifico, in questa città - va riscoperta e permessa la possibilità di ridare cittadinanza ad ogni ragionevole sensibilità, sia essa religiosa o laica.

Allora, da quel bambino nasca un rinnovato impegno ad educare e ad educarsi nel segno del rispetto e del dialogo. Intolleranza e integralismo annientano ogni buon tentativo di rinascita e fanno tanto male. Quanto si vivrà questa mattina alle 10.30 in piazza non sarà un semplice "happy end" da favola dopo un triste incidente di percorso. Sarà molto di più. Sarà un invito a rinascere ancora, a farlo in mezzo a tutti noi. Nessuno escluso. Non ci sono luci, feste e musiche che tengano. Sarà un ritorno vero, nei cuori, nelle esistenze e per tutti giorni della vita di questa comunità che seppur complessa merita serenità e pace. Solo così Monfalcone ritornerà ad essere come Betlemme: nel segno di un Bambino che unisce.

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