Dora, una nuova zampa per tornare a camminare: la storia di una rinascita

Dora, una nuova zampa per tornare a camminare: la storia di una rinascita

IL LIETO FINE

Dora, una nuova zampa per tornare a camminare: la storia di una rinascita

Di REDAZIONE • Pubblicato il 03 Nov 2026
Copertina per Dora, una nuova zampa per tornare a camminare: la storia di una rinascita

Dal Rifugio AIPA di Gorizia a una famiglia che non ha mai smesso di amarla, fino alla protesi su misura realizzata a Torino. Dopo l'amputazione per un tumore, la meticcia sta ritrovando gradualmente la sua mobilità.

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Dora è un cane metà schnauzer e metà rottweiler, nata nel 2013, che per due anni ha vissuto in una famiglia che in seguito ha dovuto rinunciare a lei per motivi personali. Di conseguenza, nel dicembre 2015, la cagnolina è finita al canile "Rifugio AIPA" di Gorizia. Ed è qui che ha avuto una seconda occasione: «Avevo da poco perso Max, un cane affettuosissimo e dolce: uno spinone che avevo adottato dopo che i cacciatori lo avevano abbandonato perché non serviva più – racconta Sabina - dopo la sua scomparsa, mi ero 'rifugiata' anch'io in canile, con l'intenzione di portare a passeggio un cane ogni giorno. È stato lì che mi hanno affidato Dora. All'inizio volevo comprarle le crocchette dietetiche, perché mi sembrava un po' troppo pienotta. Un'ecografia ha però rivelato che era in attesa di ben 13 cuccioli».

Nell'arco di qualche settimana tutti i cuccioli trovano una nuova casa, mentre Dora rimane al rifugio fino al settembre 2016, quando Sabina e Davide diventano la sua nuova famiglia. Trascorrono nove anni felici e senza grossi problemi, ma circa un anno fa Dora smette di appoggiare la zampa anteriore sinistra. «Quando le hanno fatto le radiografie, purtroppo il sarcoma era già avanzato fino alla spalla. Il dottor Lenarduzzi, della clinica Gaspardis di Visco, ci ha detto subito che l'unica soluzione per liberarla dal dolore era amputare l'arto», continua Sabina. «Dora è stata operata il primo dicembre 2025. I dieci giorni successivi sono stati difficili per tutti. Le sono rimasta sempre accanto, medicandola e prendendomi cura di lei. Il dolore c'era: Dora piangeva e io piangevo con lei. Nei primi giorni non sapevo più che cosa augurarle, ma, giorno dopo giorno, ha iniziato a stare meglio. Tutto lo staff della clinica è rimasto a nostra disposizione giorno e notte, e questo è stato di enorme conforto per la nostra famiglia. Anche le persone a noi care ci hanno sostenuto e non ci siamo mai sentiti soli».

In seguito, Dora ha dovuto affrontare un altro intervento al ginocchio della zampa posteriore destra, rinforzato con una placca metallica. Dopo essersi informati sul web, Sabina e Davide hanno scoperto la possibilità di realizzare una protesi per la zampa anteriore amputata e si sono rivolti all'Officina Ortopedica Maria Adelaide di Torino, specializzata nella costruzione di protesi ad alta tecnologia. Il team dell'Officina ha creato un dispositivo su misura, utilizzando la stessa tecnologia impiegata per le protesi destinate agli esseri umani. Una scansione a luce strutturata ha permesso di rilevare con precisione le misure necessarie e di realizzare una protesi che ha aiutato Dora a recuperare parte della mobilità perduta.

La protesi è stata progettata in CAD con il software CUBE e prodotta con Embrace, una stampante 3D dedicata all'ortopedia e sviluppata dall'azienda danese Create It Real. Il marchio è distribuito in esclusiva in Italia dall'Officina Ortopedica Maria Adelaide. «Quando le hanno applicato la protesi per la prima volta, Dora era un po' titubante e ha iniziato a camminare con il mio aiuto. Poi, pian piano, ha preso coraggio ed è riuscita a fare qualche passo anche da sola» – conclude Sabina – «Ora sono trascorse due settimane da quel momento. Purtroppo, a causa dei nostri impegni lavorativi, non riusciamo a farle indossare la protesi tutti i giorni, ma vediamo che sta facendo progressi e questo ci riempie di speranza. Siamo fiduciosi che, con il tempo, Dora riuscirà ad abituarsi alla sua nuova zampetta metallica e a sentirla sempre più parte di sé».

«Siamo molto contenti per Dora e per la sua famiglia. Ha reagito bene fin dalla prima applicazione e sta imparando gradualmente a usare la protesi. Non è la prima volta che realizziamo ausili di questo tipo per i cani, utilizzando la stessa tecnologia impiegata per gli esseri umani. È sempre una grande soddisfazione vedere ritrovare vivacità e voglia di giocare a questi particolari pazienti. Un grosso in bocca al lupo a Dora!» commenta Roberto Ariagno, Amministratore Delegato dell'Officina Ortopedica Maria Adelaide.

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