Don Luigi Ciotti a Fiumicello: «Serve il coraggio di scegliere»

Don Luigi Ciotti a Fiumicello: «Serve il coraggio di scegliere»

Pace, scuola e comunità

Don Luigi Ciotti a Fiumicello: «Serve il coraggio di scegliere»

Di REDAZIONE • Pubblicato il 31 Ott 2026
Copertina per Don Luigi Ciotti a Fiumicello: «Serve il coraggio di scegliere»

Il sacerdote e attivista ha dedicato due iniziative a genitori, insegnanti, educatori e ragazzi. Il culmine con la Marcia per la Pace e la Nonviolenza verso piazzale dei Tigli, con la vicinanza alla famiglia Regeni.

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Le giornate del 27 e 28 ottobre hanno portato a Fiumicello Villa Vicentina la voce e la testimonianza di don Luigi Ciotti, in un’iniziativa organizzata dall’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” insieme al Comune di Fiumicello Villa Vicentina, con il sostegno dei Comuni di Aquileia e Terzo di Aquileia e con la collaborazione del Comitato locale della IV Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.

Un lavoro di rete che ha trasformato la presenza di don Luigi Ciotti in un momento rivolto non soltanto alla scuola, ma all’intera comunità. Due giornate diverse, ma profondamente legate fra loro da un filo comune: la responsabilità che gli adulti hanno nei confronti delle nuove generazioni e la necessità di educare bambini e ragazzi non soltanto attraverso le parole, ma offrendo loro occasioni concrete di incontro, partecipazione e impegno civile.

La prima giornata, martedì 27 ottobre, ha visto una Sala Bison gremita per l’incontro pubblico dedicato a “La responsabilità educativa degli adulti”. Accanto a don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, don Paolo Iannaccone, presidente del Centro di accoglienza “Ernesto Balducci”.

Genitori, insegnanti, educatori, rappresentanti delle associazioni e cittadini hanno partecipato a un incontro che, più che fornire risposte semplici, ha posto domande profonde sul rapporto tra il mondo adulto e le giovani generazioni. Don Ciotti ha richiamato con forza gli adulti alla necessità di ascoltare veramente i ragazzi, senza fermarsi alla lettura dei loro comportamenti più problematici e senza cercare scorciatoie. «I ragazzi ci chiedono di essere ascoltati» ha ricordato, mettendo in guardia da una società capace talvolta di indignarsi per gli effetti del disagio giovanile senza interrogarsi abbastanza sulle sue cause.

Da qui una delle affermazioni più nette della serata: di fronte alle difficoltà dei giovani, la risposta non può esaurirsi nell’inasprimento delle sanzioni. Chi sbaglia deve certamente assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ma il compito educativo consiste anche nell’aiutarlo a prendere coscienza del male compiuto e a costruire percorsi nuovi. Occorre investire molto di più nella prevenzione, nel sostegno alle famiglie e nelle opportunità offerte ai ragazzi, soprattutto nella scuola. Agli adulti è stato quindi rivolto, da parte del presbitero e attivista, l’invito a essere «anime pensanti e desideranti», capaci di non rassegnarsi all’indifferenza e di costruire comunità nelle quali la responsabilità educativa non venga delegata ad altri.

Nel corso della serata don Ciotti ha inoltre sottolineato la necessità di restituire dignità e riconoscimento a chi quotidianamente lavora nei contesti educativi. Un messaggio che ha trovato una particolare risonanza nell’esperienza dell’Istituto Comprensivo “Don Milani”, che negli ultimi anni ha scelto di investire sull’educazione emotiva, sul benessere, sull’educazione digitale, sulla legalità, sulla cittadinanza e sulla costruzione di una sempre più stretta alleanza tra scuola, famiglie e territorio.

Se martedì sera il confronto aveva avuto al centro gli adulti, mercoledì 28 ottobre sono stati bambini e ragazzi i veri protagonisti. La mattinata si è aperta con l’accoglienza dei bambini delle scuole dell’infanzia dell’Istituto Comprensivo “Don Milani”, che hanno cantato e ballato per don Ciotti, accompagnandolo poi in una anticipazione della successiva marcia fino alla palestra del polo scolastico di Fiumicello, dove ha incontrato gli alunni delle scuole primarie e secondarie, che hanno condiviso con lui riflessioni, elaborati e attività costruiti attorno alle parole pace, legalità, giustizia sociale, diritti e responsabilità.

La presenza di don Ciotti è stata dunque il punto di arrivo di settimane nelle quali insegnanti e studenti hanno lavorato insieme per interrogarsi sul significato concreto di quelle parole: che cosa significa essere costruttori di pace? Che rapporto esiste tra legalità e giustizia? Che responsabilità abbiamo quando assistiamo a un’ingiustizia? Cosa significa scegliere di non rimanere indifferenti?

Don Luigi non si è limitato a parlare ai ragazzi, ma li ha soprattutto ascoltati. Si è lasciato intervistare, ha risposto alle loro domande, ha dialogato con loro in maniera diretta e autentica, alternando parole severe e incoraggiamento, testimonianze personali e richiami alla responsabilità.

Anche il tema della legalità è stato affrontato in quest’occasione, senza ridurlo al semplice rispetto formale delle regole. Le mafie, così don Ciotti, hanno cambiato forma, sono diventate meno visibili e si muovono sempre più spesso in quell’area grigia nella quale interessi legali e illegali finiscono per incontrarsi. Per questo la risposta non può essere soltanto giudiziaria: deve essere anche culturale, sociale e soprattutto educativa.

Dalla palestra il messaggio è poi uscito simbolicamente dalla scuola per attraversare le vie del paese: studenti, insegnanti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini hanno dato vita alla Marcia per la Pace e la Nonviolenza, realizzata insieme al Comitato locale della IV Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Il corteo ha attraversato Fiumicello Villa Vicentina fino a raggiungere piazzale dei Tigli, trasformandosi in un gesto collettivo: bambini, ragazzi e adulti insieme, nella convinzione che la pace non sia una parola da celebrare ma un comportamento da costruire quotidianamente.

Proprio in piazzale dei Tigli è arrivato uno dei messaggi destinati probabilmente a rimanere maggiormente nella memoria dei ragazzi. Don Ciotti ha invitato gli adulti e gli “adulti di domani” a «essere eretici»: non nel significato comune attribuito alla parola, ma recuperandone il senso originario di «eresia come scelta». Essere eretici, ha spiegato il presbitero, significa allora avere il coraggio di scegliere. Non accettare passivamente ciò che viene proposto. Cercare, approfondire, interrogarsi. Mettere la propria libertà al servizio anche della libertà degli altri. Non rassegnarsi all’ingiustizia, alla violenza, all’illegalità e all’indifferenza.

Un pensiero particolarmente intenso è stato infine rivolto anche a Giulio Regeni e alla sua famiglia, alla quale don Luigi Ciotti ha voluto esprimere ancora una volta la propria vicinanza, fondata sulla condivisione di una domanda di verità e giustizia che, a distanza di anni, continua a interrogare le istituzioni e l’intera comunità civile. Rivolgendosi ai presenti, don Ciotti ha pronunciato parole semplici e fortissime: «Io sono venuto nel nome di Giulio». Anche per questo l’esortazione conclusiva ad “essere eretici”, ad avere cioè il coraggio di scegliere e di prendere posizione di fronte all’ingiustizia, ha assunto a Fiumicello Villa Vicentina un significato ancora più profondo. 

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