IL RICORDO DEL CONFINE ORIENTALE
Da Grado a Gorizia, il ricordo di Norma Cossetto tra memoria e dialogo
Doppia commemorazione ieri, a 83 anni dalla morte della giovane istriana. A Grado resta aperta la richiesta per una targa, a Gorizia la cerimonia ha riunito anche esponenti della comunità slovena
Una giornata nel segno della memoria di Norma Cossetto, quella di ieri, lunedì 5 ottobre, con due cerimonie promosse dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia tra Grado e Gorizia. Due momenti distinti, ma legati dalla volontà di ricordare la giovane studentessa istriana uccisa nel 1943 e di mantenere viva la memoria delle vicende del confine orientale.
La prima commemorazione si è svolta nella mattinata a Grado, alla presenza dell’Amministrazione comunale, delle autorità civili, militari e religiose, delle associazioni e di cittadini. La cerimonia è stata promossa dal Comune di Grado insieme alla Delegazione locale dell’ANVGD, guidata da Alda Devescovi.
A intervenire è stata la presidente del Comitato provinciale di Gorizia dell’ANVGD, Maria Grazia Ziberna, che ha ripercorso la vicenda di Norma Cossetto, dalla sua infanzia in Istria agli anni trascorsi a Gorizia, fino agli studi universitari a Padova e alla morte, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943, nella foiba di Villa Surani. Una vicenda che, ha ricordato Ziberna, si inserisce nella storia delle violenze che colpirono numerose donne dell’Istria e della Dalmazia durante e dopo il crollo del fascismo e l’avanzata delle formazioni partigiane jugoslave.
Nel suo intervento la presidente dell’ANVGD ha ricordato anche il riconoscimento conferito a Norma Cossetto nel dopoguerra dall’Università di Padova e, nel 2005, la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria assegnatale dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Ma il momento di Grado ha avuto anche un risvolto concreto. L’ANVGD attende infatti ancora la possibilità di collocare in città una targa dedicata alla giovane istriana. La proposta è stata avanzata all’Amministrazione comunale nel 2024; la targa è pronta dal gennaio 2025 e, secondo quanto riferito dall’associazione, è già stato individuato anche il luogo nel quale collocarla.
«Con il sostegno dell’Amministrazione comunale, auspichiamo quindi di poter presto portare a compimento anche questa iniziativa», ha sottolineato Ziberna, ricordando come negli anni siano state numerose le città italiane che hanno scelto di dedicare a Norma Cossetto targhe, vie, giardini e parchi.
La presidente dell’ANVGD ha quindi richiamato il significato più ampio della commemorazione, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni. Ricordare Norma Cossetto, ha spiegato, significa non soltanto rendere omaggio a una vita spezzata, ma assumersi la responsabilità di trasmettere la conoscenza di ciò che accadde.
A conclusione del suo intervento Ziberna ha richiamato anche le parole pronunciate nella stessa giornata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul dovere della memoria: «Una Nazione matura non ha paura della propria storia. Ha il dovere di conoscerla, di rispettare tutte le sue vittime e trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza del passato, senza silenzi o rimozioni».
Nel pomeriggio il ricordo si è spostato a Gorizia, in piazza Fiume, nel quartiere della Campagnuzza. Qui circa 50 persone hanno partecipato alla commemorazione organizzata dal Comitato provinciale dell’ANVGD con il patrocinio del Comune di Gorizia. Una partecipazione particolarmente sentita, anche per la presenza di rappresentanti della comunità slovena e delle principali realtà associative del territorio.
Tra gli interventi quelli del presidente della Slovenska Skupnost Damjan Terpin, della vicepresidente regionale della SSO Franca Padovan, già sindaco di San Floriano del Collio, e del vicepresidente del GECT GO e dirigente della SKGZ Livio Semolic. Presenti anche il viceprefetto vicario e il vicequestore vicario. La cerimonia si è quindi conclusa con l’intervento della senatrice Francesca Tubetti, dopo la lettura dei messaggi di saluto del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e dell’europarlamentare Anna Maria Cisint.
Proprio nel messaggio di Fedriga è stato sottolineato il significato della scelta di ricordare Norma Cossetto a Gorizia, città nella quale trascorse una parte importante della propria giovinezza. Il governatore ha richiamato anche la figura di Milojka Štrukelj, altra giovane studentessa legata alla storia della città, evidenziando il valore simbolico di una memoria capace di mettere in relazione vicende diverse e segnate dalle violenze delle ideologie del Novecento.
«La memoria di quanto accadde allora – ha scritto Fedriga – non deve essere solo testimonianza di ciò che è stato ma, al contrario, deve tradursi in una attività concreta, capace di produrre quegli anticorpi con cui bloccare sul nascere qualsiasi altra forma di lacerazione della libertà».
Il luogo scelto per la commemorazione non è casuale. Norma Cossetto visse a Gorizia dai dieci ai diciannove anni e frequentò qui le scuole, fino al diploma al Liceo classico. Nell’atrio dell’istituto una targa riporta la motivazione della Medaglia d’Oro al Merito Civile conferita alla sua memoria, mentre all’esterno dell’edificio un pannello ne ricorda la figura. Nel quartiere della Campagnuzza, un tempo Villaggio dell’Esule, nel febbraio 2009 le venne inoltre dedicata una via, alla presenza della sorella Licia.
La presidente dell’ANVGD di Gorizia ha concluso la commemorazione con la lettura della «Preghiera per le vittime delle foibe», scritta dal vescovo mons. Antonio Santin. A seguire, una riflessione di don Fulvio Marcioni, parroco della Campagnuzza.
La giornata ha così messo insieme due dimensioni della memoria. A Grado, una comunità che attende ancora un segno permanente dedicato a Norma Cossetto; a Gorizia, una città dove quel segno esiste già da anni e dove il ricordo si è intrecciato con una presenza significativa di rappresentanti della comunità slovena.
Un percorso che, nelle parole rivolte alla cerimonia goriziana, guarda anche al futuro: dalla memoria delle violenze del Novecento alla costruzione di un territorio nel quale la conoscenza reciproca possa sostituire progressivamente divisioni, rancori e contrapposizioni.
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