La Corte costituzionale boccia il rinnovo delle concessioni balneari in Fvg

La Corte costituzionale boccia il rinnovo delle concessioni balneari in Fvg

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La Corte costituzionale boccia il rinnovo delle concessioni balneari in Fvg

Di Redazione • Pubblicato il 08 Lug 2021
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Accolto il ricorso del governo Conte, ma l'assessore Callari minimizza: «Solo questione tecnica».

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Arriva la bocciatura della Corte costituzionale sull'allungamento delle concessioni del demanio marittimo e idrico già  esistenti fino al 2018 e in scadenza prima del 2033. Queste erano state infatti oggetto della legge regionale 8 del 2020, che ne portava la data di scadenza al 31 dicembre 2033. Secondo i giudici, però, Trieste ha legiferato su un terreno che non è di sua competenza, come riporta la sentenza 139 depositata due giorni fa. La stessa normativa era stata impugnata dall'allora governo Conte, puntando il dito proprio contro l'articolo 2 che riguarda le concessioni balneari.

"Non v'è dubbio – si legge nel documento – che la disciplina delle concessioni demaniali interseca numerosi ambiti materiali di competenza legislativa primaria della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ma è altrettanto pacifico, nella giurisprudenza di questa Corte, che discipline regionali le quali dispongano proroghe o rinnovi automatici delle concessioni demaniali in essere incidono sulla materia, di competenza esclusiva statale, della tutela della concorrenza, ostacolando l'ingresso di altri potenziali operatori economici nel mercato di riferimento". Una decisione che ha suscitato reazioni contrastanti.

Sul tema si è espresso anche il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, indicando la sentenza come "un'occasione persa". Parole subito riprese dall'assessore regionale, Sebastiano Callari, che ha ricordato come l'accoglimento da parte della Consulta dell'impugnativa del governo Conte sull'articolo 2 della legge regionale 8 del 2020 "non abbia alcun effetto sull'anno in corso, in quanto la proroga delle concessioni a tutto il 2021 è fissata da un'altra norma regionale, contenuta nell'ultima manovra di Stabilità , che non è stata impugnata". L'esponente della giunta puntualizza poi il "carattere di apripista della legge".

La normativa regionale, spiega Callari, "recepiva lo spirito della normativa Bolkestein, prevedendo la proroga delle concessioni solo laddove non si fosse in presenza di competitori e disponendo la gara negli altri casi. Trasparenza, pubblicità  e concorrenza erano garantite. Ora confidiamo che si giunga alla quadratura del cerchio grazie all'iniziativa dell'esecutivo in carica, con il ministro Garavaglia, e che si possa quindi, dopo aver salvato questa stagione, traguardare l'orizzonte con scadenze e regole che danno certezza a chi vuole investire". Solo una questione tecnica, quindi, mentre la Corte non si è espressa in merito ai canoni minimi delle concessioni.

Foto di archivio

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