I dati
Correlazioni tra cambi: posizioni che si sommano
Aprire posizioni su più coppie valutarie sembra una forma di diversificazione. Il capitale è distribuito, gli strumenti sono diversi, il rischio appare ripartito.
Aprire posizioni su più coppie valutarie sembra una forma di diversificazione. Il capitale è distribuito, gli strumenti sono diversi, il rischio appare ripartito.
Nel mercato dei cambi questa intuizione funziona meno che altrove, per una ragione strutturale. Ogni coppia è composta da due valute, e coppie diverse condividono spesso una delle due. Quando la valuta comune si muove, tutte le posizioni che la contengono si muovono insieme.
Il risultato è che tre posizioni apparentemente distinte possono esprimere una sola opinione, replicata tre volte con tre importi diversi.
Perché il rischio non si somma come sembra
Chi vuole capire come funziona il forex trading parte giustamente dalla struttura delle coppie: una valuta si compra e contemporaneamente se ne vende un'altra.
Da questa struttura discende tutto il resto. Non esiste una posizione su una singola valuta, quindi ogni operazione contiene due esposizioni, e l'esposizione complessiva di un conto va calcolata sulle valute, non sulle coppie.
Gli errori più comuni sono tre:
• Contare le posizioni anziché le esposizioni valutarie sottostanti
• Considerare il capitale impegnato come misura del rischio, ignorando la sovrapposizione
• Assumere che le relazioni tra coppie restino stabili nel tempo
Cosa misura la correlazione
Lo strumento per quantificare queste sovrapposizioni è noto e si calcola con dati pubblici.
Una definizione di riferimento la descrive come una misura statistica che mostra come due coppie di valute si muovono l'una rispetto all'altra in un determinato periodo, distinguendo tra movimento nella stessa direzione, movimento in direzione opposta e assenza di un modello evidente.
La stessa fonte osserva che se un operatore detiene posizioni su più coppie molto correlate il portafoglio risulta più esposto al rischio, perché una perdita significativa su una coppia tende a ripetersi sulle altre.
Perché la relazione non è stabile
Un punto meritevole di attenzione riguarda la durata di queste relazioni. La stessa definizione segnala che le correlazioni valutarie non sono fisse e possono cambiare per effetto di variazioni nelle condizioni di crescita economica, nelle politiche monetarie e in eventi geopolitici.
Ne deriva che una tabella di correlazioni calcolata su un periodo passato descrive quel periodo. Le politiche monetarie divergenti tra due aree possono modificare in modo sostanziale una relazione considerata stabile.
La ragione strutturale
Dietro il dato statistico c'è una spiegazione che non richiede calcoli.
Il dollaro statunitense compare in una quota molto ampia delle operazioni sul mercato valutario. Le coppie principali lo contengono quasi tutte, in posizione di numeratore o di denominatore, e questo determina meccanicamente il segno delle relazioni tra loro.
Coppie che condividono il dollaro nella stessa posizione tendono a muoversi insieme. Coppie che lo contengono in posizioni opposte tendono a muoversi in senso contrario. Non è una regolarità empirica ma una conseguenza della costruzione degli strumenti.
Posizioni che si annullano e posizioni che si sommano
Le conseguenze operative sono di due tipi opposti, entrambi problematici se non riconosciuti.
Una trattazione della materia lo illustra con un esempio: aprire contemporaneamente una posizione rialzista su due coppie fortemente correlate in senso inverso significa in pratica aprire una posizione destinata ad annullarsi, perché è improbabile che le due si muovano nella stessa direzione e quindi difficilmente entrambe possono risultare in profitto.
La situazione opposta è più insidiosa. Due posizioni fortemente correlate nella stessa direzione non si annullano: si sommano. Chi ha impostato un rischio dell'uno per cento su ciascuna non sta rischiando l'uno per cento due volte in modo indipendente, ma qualcosa che si avvicina al due per cento su un unico evento.
Come verificare l'esposizione reale
La verifica non richiede strumenti specialistici e andrebbe fatta prima di aprire, non dopo.
• Scomporre ogni posizione nelle due valute che la costituiscono
• Sommare l'esposizione netta per ciascuna valuta, non per coppia
• Individuare la valuta più presente, che di solito è quella che determina il risultato
• Calcolare il rischio aggregato ipotizzando che le posizioni correlate si muovano insieme
• Aggiornare le correlazioni periodicamente, poiché cambiano nel tempo
Il secondo punto produce spesso un risultato inatteso. Un conto con cinque posizioni può rivelare un'esposizione netta concentrata su una sola valuta, con le altre che incidono marginalmente.
Vale la pena estendere il conteggio oltre il conto di trading. Chi detiene azioni o fondi quotati in valuta estera ha già un'esposizione valutaria, e una posizione sui cambi aperta nella stessa direzione la amplifica invece di diversificarla.
Il limite del metodo
La correlazione è una misura retrospettiva e descrive come due strumenti si sono mossi, non come si muoveranno. Nelle fasi di tensione le relazioni tendono inoltre a rafforzarsi, quindi la diversificazione apparente si riduce proprio quando servirebbe.
Resta uno strumento utile per una domanda precisa: quante opinioni distinte contiene realmente un conto. La risposta è spesso inferiore al numero di posizioni aperte.
Il mercato valutario a leva comporta un rischio elevato di perdita rapida del capitale, e una sottostima dell'esposizione aggregata è uno dei modi in cui quel rischio si manifesta.
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