Le guerra cade sulla città, la tragedia di Gorizia nel Diario delle Orsoline

D di DIARIO DELLE ORSOLINE

Le guerra cade sulla città, la tragedia di Gorizia nel Diario delle Orsoline

Di Vanni Feresin • Pubblicato il 26 Dic 2021
Copertina per Le guerra cade sulla città, la tragedia di Gorizia nel Diario delle Orsoline

Le pagine delle suore raccontano il conflitto in città, martoriata dalle bombe a inizio gennaio.

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Il Diario delle Madri Orsoline di Gorizia del 1916 è il più ricco per numero di pagine e quantità di dati raccolti al suo interno. Mentre le pagine 1917-1919 sono molto scarne e con pochi particolari. Il 1916 si apre con una piccola festa “nelle nostre catacombe. Faccia il buon Gesù ch’esso sia un anno di pace”. I duelli di artiglieria del 1915 hanno lasciato ingenti danni, così il 10 gennaio: “Alcuni lavoranti sono venuti per sgomberare dalle macerie il nostro coro.

Non si può descrivere l'orribile guasto trovato là. Tutto era rotto, spezzato, schiacciato. Gli stalli erano affatto rovinati e fatti a pezzi; I libri ridotti in uno stato tale da non poterli adoperare più, se vogliamo eccettuarne alcuni pochi. La statua dell’Angelo Custode assieme alla nicchia di legno, che era sotto il Coro, è anche del tutto rovinata […]”. Le monache, fin dai primi giorni di guerra, intessono rapporti amicali con i soldati e ufficiali austriaci e in particolare con il generale Zeidler che si dimostrerà molto disponibile nell’aiutare la superiora e le consorelle durante i mesi più difficili del 1916.

Gennaio 1916

10 gennaio. Alcuni lavoranti sono venuti per sgomberare dalle macerie il nostro coro. Non si può descrivere l'orribile guasto trovato là. Tutto era rotto, spezzato, schiacciato. Gli stalli erano affatto rovinati e fatti a pezzi; I libri ridotti in uno stato tale da non poterli adoperare più, se vogliamo eccettuarne alcuni pochi. La statua dell’Angelo Custode assieme alla nicchia di legno, che era sotto il Coro, è anche del tutto rovinata. – Nello sgombero fatto nelle stanze dell’Infermeria fu trovata in quella di M. Pia, fra le macerie, una figurina di Gesù bambino di cera che stava sotto la campana di vetro. Ebbene: La figurina di G. B. giaceva intera; la faccia era coperta dal raggio d’oro, quasi il S. Bambino non volesse vedere gli orrori di quella distruzione; i vetri della campana erano pure interi.

11 gennaio
. Visita del Generale Zeidler (Zeidler aggiunto a lapis su spazio bianco). Tanto questi, che altre persone civili e militari si meravigliavano dei grandi danni cagionati al nostro Convento a confronto di quelli delle altre case in città. Alcuni signori erano di parere (re aggiunto a lapis) che gl’Italiani avessero supposto dei cannoni presso di noi e perciò bombardato così orribilmente il Convento. – La R. M. Priora ringraziò il Sig. Generale d’aver egli impedito l’evacuazione della città.

Al che egli rispose: “Tanto il Luogotenente che altri personaggi insistettero per la medesima; ma io nol permisi, pensando, che la gente, trovandosi in pericolo, saprebbe guardarsene; ma se al contrario tutti gli abitanti dovessero evacuare la città, allora nel loro ritorno non troverebbero cosa alcuna di proprio.” – Tutte le città, vicine la fronte, dovettero venir evacuate; se Gorizia non ebbe questa sorte dobbiamo ringraziare la Divina provvidenza, che esaudì le nostre preghiere. Deo Gratias!

13 gennaio. Arrivo di Sr. Sofia e delle Sorelle Liduina e Maria del nostro nonzolo e del giardiniere e delle Sig.na Ivanka Zarli. Il ritorno a Gorizia presenta ora molte difficoltà. Diverse persone che ne chiesero il permesso, non l’ottennero. Il Sacro Cuor di Gesù aiutò anche in questa circostanza alle nostre Consorelle alle quali, molto contente, dammo il benvenuto. Molte altre delle nostre inviano suppliche alla R. M. Priora, perché loro permetta di ritornare a casa. Ma purtroppo, la buona Madre non può aderire ai loro desideri, giacché il pericolo dura tuttavia. Questo mese è relativamente più tranquillo, benché non passa giorno senza la visita di qualche granata o di schrapnell alla città.

Alcune notti erano terribili, specialmente quella del 13 corr. I Dalmatini fecero in questa notte 1800 prigionieri italiani, occuparono tre delle loro trincee e s’ebbero gran bottino di munizioni. – Quando le granate minacciano grave pericolo, corriamo tosto nelle nostre catacombe ceciliane e preghiamo. Durante le notti ci fa la guardia Gesù benedetto; noi riposiamo e dormiamo assai bene nonostante il fracasso dei combattimenti e dei cannoni. A Gorizia ci sono stati veri miracoli durante questo bombardamento. Alcune persone che già si trovavan in gravissimo pericolo per i proiettili che caddero nelle loro stanze, non ne ebbero danno di sorta.

D’altrondo [sic!] in tutta la città vi furono, atteso i pericoli grandi, pochi morti e feriti, alcuni di quest'ultimi degni di compassione. Così ad esempio una donna, a cui una granata tagliò di netto il mento, cosicché la lingua le penzolò da toccare il collo. Le si dovettero estrarre i denti, perché la lingua non patisca tanto. Con un cucchiaino le si dovette dare la S. Comunione. – Uno schrapnell portò via ad una delle nostre antiche scolare tutta la gamba fino alle anche.

Nel nostro Convento furono trovate pure delle granate incendiarie; così si trovò un libro di preghiere i cui tagli erano bruciati; segno evidente ché là c’è stata una di queste granate, eppure nessuna ci cagionò degli incendi. Dopo Dio ascriviamo questo miracolo all'intercessione di S. Floriano a cui professiamo molta devozione. A ricordo di questa grazia la R. M. Priora promise a nome della Comunità religiosa di far celebrare ogni anno una S. Messa nella festa di questo Santo. – In città caddero già molte bombe incendiarie che cagionarono gravi danni. Così ad esempio a causa delle medesime fu distrutta dal fuoco la chieda dei Ss. Vito e Modesto in Piazzutta ed altre case ancora.

Se nel nostro Convento avesse preso fuoco anche una sola di queste granate, esso avrebbe (esso avrebbe scritto su altre parole erase e non più leggibili) consumato tutto il Convento e tutte le case del nostro vicinato. Come dobbiamo esser grate al buon Dio d’averci guardato da sì terribile flagello!

19 gennaio. Quest’oggi ci furono portati tutti i vasi sacri della chiesa del Duomo e dell’Immacolata; ostensori (ostensori scritto su altre parole erase e non più leggibili), calici, patene ecc. per esser in custodia nelle nostre cantine. Quanto volentieri abbiamo portato questi tesori laggiù, supplicando il buon Gesù che li voglia guardare dalle mani nemiche.

Possiamo ringraziare il Signore che in questo mese di Gennaio non fummo visitate dalle granate degl’Italiani, benché presso Oslavia ci furono grandi combattimenti. I nostri fecero più di 1000 prigionieri italiani, fra i quali 45 ufficiali. Questi prigionieri sono allegri e cantano, quando sono condotti dalla parte nostra e ci dicono: “Che Gorizia sia ridotta in istato deplorevole, non abbiamo colpa noi. D’una testa più piccoli si dovrebbero fare Salandra e Cadorna.” – Si racconta che a Volčja Draga si presentò da sé un Italiano quale nostro prigioniero. Interrogatone del motivo, rispose ridendo: “I Superiori ci dissero che oggi dovremmo esser a Gorizia: eccomi qui”.

24 gennaio. Continua lo sgombero del nostro coro. Gli stalli, i libri, i quadri della Via Crucis, tutto è rovinato. I libri sono ingrossati dall'umidità e quindi sfogliati, pieni di polvere, sicché ben pochi ne potremo salvare. Coloro che ci vengono a far visita ci compiangono per i danni avuti. Nei giorno passati era da noi un'altra volta il Gen. Magiore Zeidl con Sua Eccellenza il Feldzugmeister (Feldzugmeister aggiunto a lapis da altra mano) Wurm.

Questi, passando nell'orto presso la grotta di Lourdes, si levò il berretto dicendo: "Ecco il nostro Angelo Custode", quasi volesse dire, se non fosse stata la Madonna, sarebbe andato male a loro. – Quando eravamo presso il Tabernacolo nelle Catacombe egli disse: “Sì, Idio ci ha aiutato, e Lui ci aiuterà ancora”; in breve tutte Loro verranno dalle tenebre alla luce. All’uscire dal Convento egli disse alla R. M. Priora: “Rev.da Madre, abbia fiducia nel Signore, e resti al suo posto”.

Leggi anche Gorizia 1915, quel giorno di Ognissanti segnato dalle bombe sulla città. Nella foto: i segni delle bombe su piazza della Vittoria in una cartolina d'epoca, 1916 (Fondo Mischou/Fondazione Carigo).

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