Caso del 'Cane Nina', i due imputati rinviati a giudizio. Escluse tre parti civili

Caso del 'Cane Nina', i due imputati rinviati a giudizio. Escluse tre parti civili

PARTENZA DEL PROCESSO A GENNAIO 2027

Caso del 'Cane Nina', i due imputati rinviati a giudizio. Escluse tre parti civili

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 21 Ott 2026
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In Tribunale a Gorizia l'udienza predibattimentale ha definito le richieste delle parti. Respinte le eccezioni preliminari, si partirà il 15 gennaio. «Il cane sta bene ed è felice», ribadisce la difesa.

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Il caso della cagnolina Nina approda al processo: si è conclusa con il rinvio a giudizio dei due imputati l'udienza predibattimentale celebrata mercoledì 21 ottobre al Tribunale di Gorizia, chiamato a esaminare le contestazioni relative ai presunti maltrattamenti nei confronti degli animali detenuti da una famiglia di Cormons. Nel corso dell'udienza filtro, la giudice Giulia Francescon ha inoltre definito le richieste di costituzione di parte civile avanzate dalle associazioni animaliste e da Stefano Braidot, escludendo tre delle parti che avevano chiesto di partecipare al procedimento. Respinte anche le principali eccezioni preliminari sollevate dalla difesa, che aveva chiesto il non luogo a procedere.

La prima questione affrontata in aula ha riguardato l'istanza di ricusazione della giudice presentata dai legali degli imputati. La Corte d'Appello di Trieste ha respinto la richiesta, consentendo a Francescon di proseguire nella trattazione del procedimento. La difesa aveva contestato la compatibilità della magistrata con la prosecuzione del giudizio, richiamando precedenti provvedimenti adottati nella vicenda.

Le parti civili, tre associazioni ammesse

Uno dei passaggi centrali dell'udienza ha riguardato le richieste di costituzione di parte civile presentate dalle associazioni animaliste e da Braidot. La difesa, rappresentata dall'avvocato Emanuele Russo, ha contestato l'ammissibilità di alcune costituzioni, richiamando anche la mancanza di un radicamento territoriale delle associazioni nella provincia di Gorizia.

Al termine della valutazione, il giudice ha ammesso Enpa, Lav e Lega nazionale per la difesa del cane, mentre ha escluso Leidaa, Animalisti Italiani e Stefano Braidot. Per quest'ultimo, la motivazione ha riguardato la posizione giuridica rispetto all'animale e l'assenza di un danno personale risarcibile riconosciuto in questa fase. «La proprietà del microchip non dà proprietà automatica del cane», è il principio richiamato in udienza. Braidot, secondo quanto riferito, sarebbe stato un mero custode giudiziale dell'animale e non risulterebbe aver subito un danno tale da giustificare la costituzione di parte civile.

A margine dell'udienza, l'avvocata Alessandra Marchi, legale di parte civile, ha spiegato che la richiesta avanzata per Braidot aveva anche l'obiettivo di chiarire un nodo rimasto al centro della vicenda: il fatto che il cane sia attualmente detenuto dalla famiglia accusata di maltrattamenti, mentre il microchip risulta intestato a un'altra persona. «Sapevamo che la costituzione di parte civile in questo processo era un azzardo, ma volevamo capire perché attualmente il cane è detenuto da chi è accusato di maltrattamenti mentre il microchip è intestato a un'altra persona», ha dichiarato.

Sull'esclusione di Leidaa, Marchi ha espresso perplessità rispetto al criterio territoriale adottato dal giudice. «Siamo meravigliati perché in tanti processi il criterio territoriale è ampiamente superato eppure in questo caso il giudice ha usato questo criterio per accettare alcune parti civili e altre no», ha osservato.

La difesa contesta la perquisizione e gli accertamenti veterinari

L'udienza è proseguita con le eccezioni sollevate dall'avvocato della difesa, Emanuele Russo, in relazione agli atti compiuti il 3 dicembre 2024, giorno in cui gli animali furono sequestrati. Il legale ha chiesto di dichiarare la nullità del verbale di perquisizione, sostenendo che i due indagati non fossero stati informati delle garanzie previste dalla legge e che non fosse stato nominato un difensore d'ufficio adeguatamente informato dei fatti. La richiesta non è stata accolta. Il giudice ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per dichiarare la nullità dell'atto, respingendo l'eccezione della difesa.

Un secondo punto ha riguardato gli accertamenti clinici eseguiti nella stessa giornata presso la clinica Timavo. Russo ne ha contestato la validità, chiedendo di eccepire la nullità degli esami in quanto, secondo la prospettazione difensiva, sarebbero stati svolti senza rispettare le garanzie previste per gli accertamenti tecnici non ripetibili.

La pubblica ministero Giulia Villani ha chiarito che non si sarebbe trattato di un accertamento tecnico irripetibile, bensì di normali controlli veterinari effettuati sugli animali al loro arrivo in clinica per verificare la presenza di eventuali lesioni. Gli esami avrebbero prodotto documentazione successivamente allegata agli atti, mentre la veterinaria che li aveva eseguiti potrà essere ascoltata nel corso del dibattimento.

La giudice ha respinto anche questa eccezione, ritenendo che la visita clinica contestata non costituisse un accertamento tecnico irripetibile, ma un controllo dell'animale. La questione dell'attendibilità e del significato degli elementi raccolti potrà essere approfondita nella fase processuale dedicata all'esame delle prove.

La difesa chiede il non luogo a procedere

Nel corso della discussione, Russo ha contestato anche la ricostruzione delle condizioni degli animali al momento del sequestro. Il legale ha richiamato la situazione dei due bulldog francesi presenti nella vicenda, sostenendo che uno fosse in buone condizioni di salute e che l'altro, già anziano, avesse circa otto anni. La difesa ha inoltre sottolineato che, nella documentazione relativa alla visita del 27 dicembre 2024, non sarebbe stata indicata la causa della morte di uno dei due cani.

L'avvocato ha riferito di aver prodotto anche materiale video relativo ai giorni precedenti al sequestro, nel quale, secondo la sua ricostruzione, gli animali apparirebbero in buone condizioni e sereni nell'ambiente familiare. Tale documentazione non è stata acquisita nel corso dell'udienza, in quanto il giudice ha ritenuto non ammissibile l'acquisizione di ulteriori documenti in questa fase procedurale.

La difesa ha quindi chiesto il non luogo a procedere, contestando gli elementi posti a fondamento delle accuse e richiamando anche le modifiche ai capi d'imputazione. La richiesta non ha impedito il rinvio a giudizio dei due imputati: le contestazioni saranno dunque esaminate nella successiva fase dibattimentale, programmata per il 15 gennaio 2027 alle ore 9.45 di fronte al giudice Francesco Scifo.

La difesa: «Si professano innocenti»

Al termine dell'udienza, Russo ha ribadito la posizione dei propri assistiti, sostenendo che gli atti iniziali sarebbero stati compiuti senza il pieno rispetto delle garanzie difensive e che i filmati prodotti, non acquisiti agli atti, avrebbero mostrato animali sereni nei giorni precedenti al sequestro.

L'avvocato ha inoltre sottolineato che i due imputati si professano innocenti e ha richiamato la situazione attuale della cagnolina, che vive nuovamente con la famiglia di Cormons. Per i suoi attuali detentori, il cane, chiamato Kendra in famiglia e Nina dagli affidatari goriziani, starebbe bene e avrebbe ritrovato un ambiente sereno, anche grazie alla presenza dei bambini.

Una vicenda ancora aperta

La decisione del 21 ottobre segna un passaggio importante in una vicenda iniziata il 3 dicembre 2024, quando Nina venne sequestrata insieme ad altri animali a una famiglia di Cormons per presunti maltrattamenti. Dopo il primo affidamento a una coppia di Gorizia, la cagnolina è stata al centro di una lunga successione di provvedimenti giudiziari, trasferimenti e manifestazioni pubbliche, con una mobilitazione che ha coinvolto numerose associazioni animaliste.

Il procedimento penale proseguirà ora nella fase dibattimentale, durante la quale saranno esaminati gli elementi raccolti e ascoltati i testimoni. Va detto, infine, che il rinvio a giudizio non costituisce una dichiarazione di colpevolezza: le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel corso del processo. 

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