Brazzano, 540 nomi restituiti alla memoria: inaugurati i nuovi pannelli del cimitero

Brazzano, 540 nomi restituiti alla memoria: inaugurati i nuovi pannelli del cimitero

L'INIZIATIVA

Brazzano, 540 nomi restituiti alla memoria: inaugurati i nuovi pannelli del cimitero

Di FRANCESCA DIVIACCHI E MATTIA ZUCCO • Pubblicato il 03 Nov 2026
Copertina per Brazzano, 540 nomi restituiti alla memoria: inaugurati i nuovi pannelli del cimitero

A correggere i cognomi storpiati dei soldati è stato l’ingegnere ceco Miloš Krybus, partito alla ricerca del prozio. Il sindaco Felcaro ha invitato a guardare al passato per non ripetere gli errori.

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Erano nemici in vita, e riposano insieme. Nel piccolo cimitero militare di Brazzano, dove sono ricordati 540 soldati morti lontano dalle loro patrie, stamattina, martedì 3 novembre, alle 11, sono stati inaugurati i pannelli con i loro nomi finalmente corretti, dopo la deposizione di una corona da parte del Comune di Cormons e della Società Cormonese Austria, con nastri nei colori delle bandiere di cinque nazionalità.

I pannelli, collocati all'esterno del muro di cinta, completano l'elenco dei nomi dei soldati che riposano nel cimitero. Accanto agli elenchi è stata preparata anche una mappa che ricostruisce la disposizione delle sepolture nel 1920: la numerazione permetterà di individuare le singole tombe e, attraverso i registri, di risalire ai nomi di chi vi riposa. Un pannello riporta inoltre i nomi dei 160 militari italiani morti nel campo di prigionia di Brazzano, sepolti nel cimitero militare italiano di Cormons e poi trasferiti nei sacrari di Oslavia e Redipuglia.

A spiegare l'iniziativa è stato il presidente della Società Cormonese Austria Giovanni Battista Panzera, che ha anche letto la lettera di Miloš Krybus, l'ingegnere ceco di Olomouc, in Moravia, che con le sue ricerche ha permesso di correggere i nomi e che oggi non ha potuto essere presente. Il lavoro di aggiornamento dei pannelli, ricorda Panzera, affonda le radici nel 2019, quando la Società aveva avviato una prima ricostruzione per restituire ai soldati sepolti i loro nomi corretti, dopo la visita di alcuni militari dell'ambasciata russa che avevano segnalato diverse trascrizioni errate.

Il contributo decisivo è arrivato nel 2024, quando Krybus ha contattato l'associazione alla ricerca del nome del proprio prozio. «Krybus sapeva che il parente era sepolto a Cormons nell'ottobre del 1918 probabilmente per la spagnola, ma quando era venuto in visita qua non era riuscito a trovarlo negli elenchi presenti sui pannelli, a causa di una trascrizione errata del cognome», spiega Panzera. Da quella richiesta è partita una ricerca durata circa due anni, tra documenti e registri storici, che ha permesso di correggere i nominativi, in particolare quelli provenienti da Boemia e Moravia.

Nella lettera, Krybus scrive di non potere, per motivi di salute, essere presente e di volerlo essere con le sue parole. Racconta di essersi sentito a casa quando, anni fa, ha visitato Cormons, e di aver pensato che fosse stato lo spirito del prozio Metoděj Krybus a spingerlo a tornare per deporre un mazzo di fiori sulla sua tomba. Sulla grande lapide marmorea, però, non trovò il cognome del parente, ma solo uno che poteva somigliare, "Syabos": ha pensato allora che anche altri cognomi potessero essere sbagliati e ha lavorato a lungo per identificare i soldati elencati e correggerli. Il prozio, scrive, è morto come molti altri nell'ospedale "Laibach N. 2". «Oggi dopo così tanti anni dalla fine della guerra - conclude - siamo soddisfatti d'aver fatto ciò, ma continuiamo a chiederci perché doveste morire. Quando ci guardiamo intorno, vediamo guerre reali e ci chiediamo ancora una volta: perché ci sono queste guerre? Difendiamo la pace e mostriamo ai politici e alla giovane generazione, ai nostri figli, ai nostri nipoti, le tombe dei caduti e di coloro che sono morti in guerra. Che vedano come terminano le guerre».

Il lavoro ha completato l'elenco dei 540 soldati ricordati nel cimitero: 160 italiani, 150 russi, 12 serbi, 2 rumeni, 2 tedeschi e 214 austro-ungarici. A sintetizzarne il senso è la scritta scolpita sul monumento, "Amici e nemici uniti nella morte", che Panzera ha voluto sottolineare: «Quel monumento ci ricorda che soldati italiani, serbi e russi, nemici in vita, sono oggi accomunati nello stesso destino. Nella morte siamo tutti uguali, ed è proprio questo il senso più profondo del nostro impegno, fare in modo che nessuno di loro venga mai dimenticato».

Sulla stessa linea l'intervento del sindaco di Cormons Roberto Felcaro. «Il messaggio importante oggi è che a livello internazionale ci sono criticità a varie latitudini - ha detto- il lavoro svolto qui deve dare un piccolo segnale: dobbiamo comprendere che purtroppo l'essere umano non impara mai, i cicli storici lo testimoniano e, oggettivamente, a volte è scoraggiante vedere che anche di fronte a eventi tragici del passato oggi ci siano guerre nel mondo. Le persone della nostra generazione devono impegnarsi attivamente a trasmettere ai giovani principi di pace, ma credo che si debba anche cercare di cambiare mentalità, perché dietro le guerre ci sono, purtroppo, ragioni più profonde, etniche, economiche e religiose. Qui, nel nostro piccolo, cerchiamo di lanciare un segnale e un monito: guardare al passato e imparare, per non ripetere gli stessi errori nel presente e quindi nel futuro».

Nel giorno del ricordo, ha aggiunto Panzera, non si devono dimenticare nemmeno gli oltre 250 cormonesi in divisa austro-ungarica che non sono tornati dalla prima guerra a casa, sepolti in piccoli cimiteri lungo l'allora fronte russo, a volte senza un nome sulla croce. Il lavoro di ricostruzione è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Carigo e del Comune di Cormons, oltre che della Società Cormonese Austria.

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