Il commento
Tre comuni si astengono nell'assemblea del Ccm, «ancora fumoso e poco chiaro ciò che il Consorzio vuole»
Ad astenersi tre comuni, Sagrado, Staranzano e Turriaco che ritengono non indispensabile l'acquisto di un immobile quanto il riutilizzo di beni già esistenti.
Lunedì 17 marzo si è svolta l'assemblea dei soci del Consorzio Culturale del Monfalconese che ha deciso, sostanzialmente, per ricominciare la ricerca di un immobile da destinare a centro polifunzionare. Ad astenersi, oltre al Consorzio di Bonifica Pianura Isontina, anche i comuni di Staranzano, Turriaco e Sagrado.
“Abbiamo atteso 51 giorni, dopo che il 25 gennaio era stata frettolosamente e superficialmente dichiarata estinta la precedente procedura di manifestazione di interesse, liquidando inopportunamente in quella maniera il lavoro di tecnici e commissioni”, sottolineano in una nota l'assessore alla cultura di Staranzano, Roberta Russi, e i sindaci di Turriaco, Enrico Bullian, e Sagrado, Marco Vittori.
“L'assemblea del 17 marzo ha visto formulata la proposta per una nuova manifestazioni di interesse, questa volta circoscritta ai beni degli enti consorziati, cioè beni pubblici comunali o del Consorzio di Bonifica Pianura Isontina. Questo lo consideriamo un importante obiettivo, che va nella direzione di valorizzare il patrimonio degli enti consorziati, prima di rivolgerci al mercato e dunque si muove nella direzione che da mesi stavamo chiedendo”, proseguono.
I tre esponenti sottolineano di aver valutato positivamente una parte centrale della delibera approvata, ovvero l'avvio da parte dell'Ente di un'indagine “in seno ai Consorziati stessi volta a verificare, nel rispetto della parità di trattamento, lealtà e concorrenza, la disponibilità degli stessi a cedere immobili di loro proprietà , a seguito della quale, in caso non si riuscisse a soddisfare le esigenze del Consorzio si passerebbe alla ricerca sul mercato presso i privati”.
“Sono stati ribaditi aspetti che non abbiamo condiviso, come l'esigenza perentoria di voler acquistare un immobile, nel momento in cui noi non avremmo scartato a priori soluzioni in comodato d'uso gratuito, sostanzialmente il caso del Castello Alimonda, che peraltro hanno il vantaggio di evitare i costi di manutenzione diretti per un ente poco o nulla strutturato sotto il profilo tecnico e con scarse disponibilità economiche, se non ricorrendo all'aumento delle quote degli enti consorziati”.
“Inoltre – proseguono - è stato grazie al nostro intervento che nel nuovo bando sono stati introdotti almeno alcuni criteri misurabili come volumetria, metri lineari richiesti, che nella versione originaria non erano stati inseriti, si dice per dimenticanza. A differenza di altri colleghi, continuiamo a considerare ancora troppo fumoso e poco chiaro ciò che esattamente il CCM vuole, dove vengono erroneamente usati come sinonimi alcuni termini come deposito, archivio, centro multifunzionale, che presuppongono costi di gestione e impiego del personale completamente diversi. Per questo ci siamo orientati verso un'astensione: riconosciamo che ci si è incanalati verso la strada giusta, ma rimangano da superare ancora alcuni aspetti programmatori. Ora vedremo le proposte che arriveranno dagli enti consorziati interessati e poi daremo il nostro contributo affinché venga scelta la proposta migliore per l'interesse del CCM e dell'intero mandamento”, concludono. Â
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