DISSESTO IDROGEOLOGICO
Argini e versanti più sicuri con le piante: ecco la proposta del geologo Roberto Ferrari a Gorizia
Dopo la conferenza tenuta nell'ambito di ‘Verde Capitale’, il professionista sostiene che le tecniche dell'ingegneria naturalistica costano meno dei muri di cemento e non cedono all'improvviso.
Frane, smottamenti, erosioni degli argini: criticità che negli ultimi anni si sono presentate anche sul territorio, a volte con effetti devastanti, come la frana di circa un anno fa che ha colpito alcune frazioni di Cormons e Romans d'Isonzo provocando due morti. A scatenarla una pioggia torrenziale in quantità eccezionali, che ha favorito il distacco di una colata di fango e detriti dal monte San Giorgio e la rottura dell'argine del torrente Judrio. Il dibattito su come prevenire eventi simili, favoriti dai cambiamenti climatici, resta vivo e ad intervenire è ora il geologo Roberto Ferrari, che di recente ha tenuto una conferenza nell'ambito di "Verde Capitale" sull'ingegneria naturalistica come sistema per contrastare il dissesto idrogeologico.
Si tratta di una disciplina tecnico-scientifica che usa materiali vegetali vivi, come piante intere, talee, arbusti e sementi, uniti a materiali inerti non cementizi, come pietrame, tronchi, acciaio e fibre naturali o sintetiche. Ferrari, professionista di grande esperienza, maturata anche in dieci anni di vita in Centro e Sud America, è tra i primissimi in Italia ad aver lavorato sul contenimento dell'erosione del suolo e sul consolidamento di versanti in frana e di sponde fluviali con piante vive autoctone, al posto delle tecniche tradizionali basate su ferro e cemento. Secondo il geologo, queste tecniche dovrebbero essere applicate di più anche sul territorio, dove alcuni interventi in questa direzione sono già stati realizzati.
«A differenza delle soluzioni tradizionali, come muri di cemento che possono cedere - spiega Ferrari -, le opere di ingegneria naturalistica, oltre a costare di meno, non avranno mai un cedimento improvviso, anche perché vengono utilizzate, ad esempio, piante dal grande apparato radicale e presenti sul territorio da trattare». Nel Goriziano, aggiunge, una pianta molto adatta è il salice, assente in altre zone dove andrà individuato un altro tipo di vegetazione. Anche a Gorizia, ha evidenziato, sono stati fatti alcuni interventi in questa direzione, a Piedimonte del Calvario, sul rio Potok e sul torrente Groina, anche se non del tutto aderenti alle tecniche dell'ingegneria naturalistica.
«C'è assoluto bisogno - ha ammonito Ferrari - di una maggiore presa di coscienza sulla necessità di attuare una prevenzione per il dissesto idrogeologico, che parta proprio da un'adeguata gestione del nostro territorio. L'ingegneria naturalistica, ancora troppo poco applicata, dovrebbe diventare protagonista dei futuri interventi, con costi addirittura inferiori alle soluzioni tradizionali e risultati alla lunga decisamente migliori».
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