MEMORIA ASBURGICA
Ad Aiello riemerge l’aquila degli Asburgo: svelato il ‘rianimato’ stemma del Commissariato distrettuale
Dopo anni nascosto sotto gli strati di pittura, il manufatto torna visibile sulla facciata di casa Rigotti. Un recupero che racconta il ruolo storico del paese e il governo del territorio tra l’età asburgica e la fine dell’Impero.
Per anni è rimasto quasi completamente nascosto sotto diversi strati di pittura. Oggi, sulla facciata di casa Rigotti, nel cuore di Aiello, torna invece a mostrarsi uno dei segni più importanti del passato asburgico del paese: lo stemma dell’Imperial Regio Commissariato Distrettuale. Una riscoperta che restituisce alla comunità una testimonianza della storia amministrativa e politica di Aiello e, insieme, riaccende l’attenzione sul ruolo che il paese ebbe nel territorio.
La scopertura pubblica dell’opera è stata promossa dal Comune di Aiello e dal Circolo culturale Navarca, riunendo istituzioni, studiosi, associazioni e cittadini. Ad accompagnare la cerimonia anche la banda “Refolo” di Trieste, diretta da Fabio Bertolli, mentre tra i presenti c’era Mariucci Spagnul, proprietaria dell’immobile. A fare da cornice anche due rievocatori in uniforme d’epoca del Gruppo rievocatori Monte Sei Busi della Pro Loco Fogliano Redipuglia. A precedere lo scoprimento la presentazione del volulme "L'I. R. Giudizio Distrettuale e Commissariato di Ajello" di Stefano Cosma.
«Cerimonie come questa ci riportano a temi importanti: qui c’è la storia dei nostri paesi e della nostra regione. Non esiste una graduatoria tra i Comuni: ciascuno custodisce un trascorso prezioso e una bellezza attuale, contribuendo a comporre il mosaico del Friuli Venezia Giulia», ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin. «Dobbiamo ringraziare chi ha la passione di raccontare questa storia e di renderne partecipe la comunità, soprattutto le nuove generazioni. Recuperare una testimonianza del passato significa offrire a tutti la possibilità di conoscere meglio il luogo in cui vivono».
Bordin ha poi richiamato il rapporto tra la memoria storica e la vitalità delle comunità locali. «Dobbiamo essere orgogliosi della nostra storia, ma anche del nostro presente. La vita dei paesi si costruisce attraverso le persone: le associazioni di volontariato, i commercianti, le attività produttive e quanti mettono a disposizione impegno e altruismo», ha aggiunto. «In ogni comunità la storia continuiamo a scriverla anche oggi e, forse, tra secoli qualcuno ricorderà ciò che viene fatto ad Aiello in questi anni».
A ribadire il valore del recupero è stato anche il sindaco Roberto Festa. «Aiello è un paese di storia e di cultura, vivo nel passato e ancora oggi», ha ricordato, sottolineando il legame tra la valorizzazione delle testimonianze storiche e la vitalità della comunità. Presente anche l'omologo di San Floriano del Collio, Marjan Drufovka, che ha rimarcato come sia stato il momento per «approfondire i legami storici che uniscono i nostri territori. Tra questi, la famiglia Formentini, che accomuna la storia dei due Comuni».
Un incontro che ci ricorda quanto la conoscenza della storia e la valorizzazione della memoria siano importanti per comprendere le nostre radici e rafforzare i legami tra le nostre comunità.Durante la cerimonia sono intervenuti anche lo storico locale Stefano Perin, il curatore del Museo della Civiltà Contadina del Friuli Imperiale Stefano Cosma e l’autore della ricostruzione dello stemma, Aurelio Pantanali. «Aiello è sempre stata un fulcro storico per la zona, non siamo l’ultimo paese del Friuli ed è giusto che anche la popolazione se lo ricordi», ha spiegato Perin, richiamando anche il fatto che il paese fu sede di un tribunale distrettuale.
Il manufatto, infatti, non è soltanto una decorazione sulla facciata. L’edificio oggi conosciuto come casa Rigotti ospitava l’ufficio del Commissariato distrettuale, struttura attraverso la quale l’amministrazione imperiale esercitava le proprie funzioni sul territorio. Lo stemma diventa così una testimonianza concreta di quella organizzazione amministrativa e del ruolo assunto da Aiello nel periodo asburgico.
Al centro della composizione campeggia l’aquila bicipite degli Asburgo. Accanto compaiono il gambero della nobile famiglia dei Gambera, che governò ad Aiello dal 1620 al 1817, e un articolato trofeo d’armi con le bandiere legate agli Asburgo, all’arciducato, alla contea di Gradisca e alla contea di Gorizia. Fanno parte della composizione anche fusti di cannoni, baionette e leoni rampanti, elementi che restituiscono il linguaggio araldico e militare dell’epoca.
Aurelio Pantanali ha raccontato anche come sia nata l’idea di riportare alla luce lo stemma. «Le persone scambiavano lo stemma per una meridiana, siamo il paese delle meridiane. Quando hanno sistemato gli infissi hanno pensato di far emergere lo stemma». Il recupero, però, non poteva limitarsi a una semplice pulitura. Per anni il manufatto era rimasto visibile soltanto in minima parte e un restauro completo avrebbe richiesto costi considerevoli. «Abbiamo pensato in questi anni a un restauro, ma i costi erano eccessivi ed era rimasto visibile solo il 15% circa», ha spiegato Pantanali.
Da qui la scelta di una soluzione diversa: ricostruire lo stemma e realizzare un pannello in acciaio forato che consenta di mantenere aerata la parte originale sottostante, rendendo al tempo stesso riconoscibile la ricostruzione oggi visibile. «Direi una “rianimazione”», ha sintetizzato Pantanali, lasciando aperta la possibilità che in futuro nuove tecniche consentano un intervento conservativo più completo sull’originale.
La storia dello stemma si intreccia inoltre con quella della famiglia Gambera, presente ad Aiello per quasi due secoli. A ricordarla è stata anche Nicoletta Pavona di Zoppola, contessa, che ha richiamato la figura della trisnonna Maria di Gambera, ultima esponente della famiglia. Nel suo racconto anche una pagina legata al Risorgimento: durante la terza guerra d’indipendenza Maria si sarebbe adoperata a Brescia a favore dei profughi friulani e veneti.
La scopertura dello stemma diventa così qualcosa di più di un semplice intervento sulla facciata di un edificio. È un frammento di storia tornato leggibile nello spazio pubblico, capace di collegare l’età degli Asburgo, la presenza dei Gambera, il ruolo amministrativo di Aiello e la memoria delle famiglie che hanno attraversato la storia del paese. Una «rianimazione», appunto, in attesa che il futuro possa forse offrire gli strumenti per restituire pienamente alla luce anche l’originale che ancora si conserva sotto la nuova superficie.
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