LA STORIA
Addio a «SuperManu»: Cormons piange Emanuele Mullon a soli 15 anni
Una grave malattia lo ha portato via. «Ha affrontato il percorso in modo deciso e con il sorriso».
Gli amici lo chiamavano, tra affetto e orgoglio, «SuperManu». Con affetto per l’amicizia e con orgoglio per la stima nel vederlo combattere giorno dopo giorno contro una malattia al cervello che nel tempo si era ripresentata. Ora è una comunità intera a piangere Emanuele Mullon, giovanissimo ragazzo di Cormons che si è spento negli scorsi giorni circondato dall’affetto di parenti e dei tanti conoscenti.
Era nato il 9 agosto 2011 e la mamma Moira, che lo piange assieme al fratello Filippo e al papà Fabio, lo ricorda come un «bambino felice, spontaneo e tranquillo», che ha vissuto una vita normale fino al 2019, anno in cui «abbiamo scoperto la sua malattia al cervello. Aveva solo otto anni ma da quel momento ha affrontato il percorso in modo deciso. In tutto il percorso siamo andati avanti insieme e lui ha sempre mantenuto il sorriso sul volto. In tanti mi chiedono come facesse sempre a sorridere nonostante tutto ma penso sia per la grande sensibilità, che ha mantenuto sia prima che dopo la malattia, e per la forza d’animo».
Una vita, in ogni caso, spesa nella normalità: «Finché ha potuto, dopo l’inizio della malattia, trascorso un anno e mezzo di cure molto intense, è tornato a scuola, alle attività parrocchiali e poi a calcio. Aveva giocato con la Cormonese ed era un grande tifoso dell’Udinese. Era un bambino attivo, praticava anche nuoto e altre attività» così ancora mamma Moira.
La sua passione per il calcio lo aveva portato a conoscere Daniele Padelli che lo aveva invitato a Linz per il ritiro. «Siamo andati tutti insieme – racconta Moira – e lo abbiamo portato anche il 22 agosto alla prima partita del campionato, dove ha ricevuto anche una maglia. Per lui il calcio è stata forza e passione, assieme all’amore della sua famiglia».
Aveva proseguito negli studi conseguendo il diploma di terza media e si era iscritto all’Istituto Alberghiero a Grado dovendo però interrompere il percorso a causa della malattia. «Sapeva cogliere le piccole cose anche nelle difficoltà, trovando il bello in un gioco, nella scuola, nelle persone che ha conosciuto e alle quali ha donato qualcosa: tutti mi dicono che sono stati fortunati e orgogliosi di aver avuto il privilegio di stare con lui perché sapeva trasmettere gioia», ricorda la mamma.
Come detto, nell’ultimo periodo la malattia si era ripresentata e lo costringeva a una fatica in ogni attività, anche se «non si è mai sentito diverso dagli altri, anzi. Forse per questo gli altri sapevano di aver ricevuto un dono da lui. È stato amato sia dalla sua famiglia che dalla comunità».
Le esequie saranno celebrate martedì 6 ottobre alle 15.30 nel duomo di Sant’Adalberto. A celebrarle sarà monsignor Paolo Nutarelli, «il parroco che l’ha visto crescere», mentre il rosario sarà recitato lunedì 5 alle 18 a Rosa Mistica. «Ringraziamo – conclude mamma Moira – tutti coloro che nelle varie strutture ospedaliere lo hanno seguito e ci hanno supportato», dal reparto di oncoematologia al Burlo fino al Cro di Aviano e il reparto di pediatria oncologica all’ospedale di Udine. «Un grande supporto – conclude – è arrivato dalle associazioni, che sono fondamentali per le famiglie come la nostra che hanno vissuto questo tipo di esperienza, in particolare l’Agmen di Trieste e l’Associazione Luca di Udine».
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