Valditara a Monfalcone: «Non spacchiamo le classi, eviteremo i ghetti»

Valditara a Monfalcone: «Non spacchiamo le classi, eviteremo i ghetti»

La visita in città

Valditara a Monfalcone: «Non spacchiamo le classi, eviteremo i ghetti»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 10 Ott 2026
Copertina per Valditara a Monfalcone: «Non spacchiamo le classi, eviteremo i ghetti»

Le norme riguardano «i neo arrivati» che non conoscono adeguatamente l’italiano. «Sussidiarietà non a rischio». Cisint e Dreosto promuovono le misure del Decreto Legge.

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La mancata integrazione tra alunni stranieri e italiani, le «fake news» sulle classi «spaccate», lo scarso dialogo tra coetanei e gli studenti che «non partecipano alla vita di comunità»: sono questi alcuni dei punti affrontati stamane, sabato 10 ottobre, dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che a Monfalcone ha incontrato le dirigenti scolastiche Maria Chiara Liardo e Francesca Zamar degli Istituti Comprensivi “Giacich” e “Randaccio”. Con loro anche la dirigente del'ISIS Pertini, Carmela Piraino. Un tavolo definito «molto positivo e stimolante» che ha riguardato le principali norme del decreto. Uno strumento giuridico che per il titolare del dicastero di Viale Trastevere segna «un percorso culturale avviato» e «un cambio di linguaggio» 

«L’inclusione non basta, l’integrazione è qualcosa di molto superiore» afferma Valditara che pone in evidenza la separazione che vivono i ragazzi italiani, «il primo motivo dei trasferimenti in altre località». Così «non si crea comunità» mentre «il decreto è un punto di arrivo di un percorso ampio». Il Ministro richiama pure la «centralità dell’Occidente nei programmi scolastici», quella della persona, l’importanza della democrazia e uno Stato «laico e non confessionale». «Non ci sarà dunque nessuna scuola per bianchi e neri, come in Alabama – continua Valditara – noi vogliamo l’integrazione, non le scuole ghetto. Noi non deportiamo i ragazzi, non spacchiamo le classi». La nuova norma – viene illustrato in conferenza stampa – agisce sui «neo arrivati». 

«Noi non dividiamo, facciamo una distinzione importante tra chi conosce e chi non conosce la lingua» ancora il ministro che parla di investimenti di risorse anche «per portare i genitori ad imparare la nostra lingua» in quanto anche questa è integrazione «vera e non a chiacchiere». Per l’esponente del Governo Meloni, è solo un inizio, «la sfida di un paese che cresce» per evitare insuccessi scolastici e garantire gli stessi diritti a tutti. Non sono mancati i riferimenti alla norma relativa agli arrivi in corso d’anno, uno strumento che punta a tutelare la continuità del curriculum scolastico, una garanzia definita «rivoluzionaria» per un grado di competenza adeguato delle future generazioni. Quanto al tetto massimo del 30% dei «neo arrivati» - vale a dire chi non conosce la lingua italiana - per la composizione delle classi in contesti multiculturali come quello di Monfalcone, saranno gli Uffici Scolatici Regionali a raccogliere tutti i dati necessari per coordinare le iscrizioni in maniera equilibrata assieme ai presidi. Si pensi che il dato nazionale riferito oggi è di quasi 500 classi dove i «neo arrivati» superano questa percentuale. Rilevante e collegato a questo tema, anche quanto disposto dal comma 2 dell’articolo 13 del Decreto Legge.

«Qualora il numero delle domande di iscrizione degli alunni e degli studenti rientranti nei criteri di cui al comma 1 non consenta l'applicazione di quanto previsto al medesimo comma 1, gli Uffici scolastici di ambito territoriale, sentiti i dirigenti scolastici interessati, adottano le misure organizzative necessarie a garantire una presenza equilibrata di tali alunni e studenti tra le istituzioni scolastiche viciniori. Le misure organizzative, predisposte dagli uffici territoriali di ambito, rispettano il principio di prossimità al domicilio dell'alunno o dello studente, tenendo conto della dislocazione sul territorio dei plessi scolastici, nonché di particolari esigenze familiari connesse alla necessità di assistenza a persone con disabilità grave e di altre eccezionali e documentate esigenze, valutate dagli uffici territoriali medesimi, che rendono impossibili soluzioni alternative» così il comma 2. Ma il principio di prossimità pare non preoccupare il ministro. Non è una questione che col tempo riguarderà le comunità vicine a Monfalcone? Pare di no, anche se il richiamato «positivo atteggiamento» delle dirigenti ascoltate non è un motivo di garanzia per prevedere cosa potrà accadere nei comuni contermini. Quello del tetto massimo del 30% «è un principio realizzabile, le comunità vicine riusciranno a tenere» parola del ministro. «Il fatto che nel 1990 l’allora ministro dell’Istruzione Mattarella si era posto questo problema – sono ancora le parole del ministro – dimostra che si tratta di un problema reale, costituzionale, un problema che avevamo il dovere di affrontare e risolvere».

Un altro tema trattato, è stato quello della norma sul divieto di mascheramento «importante dal punto di vista culturale» perché è uno «strumento di discriminazione e umiliazione della donna» e «retaggio di una cultura del più violento patriarcato pensato sulla faccia della terra. Affrontati anche i punti dei corsi di italiano in modo da «evitare confinamenti a casa». Preoccupano le difficili interlocuzioni e le «fratture culturali» esistenti che causano «l’incomunicabilità tra bambini» e la «ghettizzazione culturale». Di condivisione dei processi avviati dalle riforme «per riportare le scuole a terra», parla con soddisfazione il senatore Marco Dreosto, segretario regionale della Lega il quale definisce la norma «straordinaria» come l’europarlamentare Anna Maria Cisint che commenta: «Un passo gigantesco». «Evitare le classi ghetto è reale solo se sono garantiti gli equilibri» senza rinunciare «al nostro sistema valoriale» conclude Cisint.

Foto di Enrico Valentinis

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