L'INTERVISTA
«Tecnica ed espressività vanno di pari passo»: la masterclass di Tagliavia e Nikonova all'Unione Ginnastica Goriziana
In questo fine settimana si tiene lo stage promosso dalla scuola 'Tersicore' con i docenti di tecnica classica e contemporanea alla Scala di Milano. La loro riflessione sul futuro della danza.
Studio, passione, formazione continua. Dietro la leggerezza e la naturalezza dei movimenti che si vedono sul palcoscenico, la danza – classica o moderna che sia – nasconde ore di lezioni per affinare la tecnica e l’espressività fino a essere pronti per il palcoscenico, magari con il “quid” in più garantito da un insegnante esterno. La masterclass in corso di svolgimento, oggi e domani, organizzata dalla scuola di danza “Tersicore” città di Gorizia e Monfalcone ha proprio questo scopo.
Diretta da Ferdinando Prandi, la scuola ha aperto infatti le porte della Sala Maggiore dell’Ugg per uno stage intensivo cui hanno aderito circa 200 danzatori dai 9 anni in poi, provenienti da tutta la regione, dalla Slovenia e dal Veneto.
A condurre la masterclass, due eccellenze dell’Accademia delle Arti e Mestieri del Teatro alla Scala, Tatiana Nikonova, insegnante di danza classica, punte e repertorio diplomatasi presso l'accademia di danza classica del Bolshoi di Mosca, ed Emanuela Tagliavia, coreografa e docente di danza contemporanea attiva anche come insegnante presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi sempre a Milano. Abbiamo scambiato con loro qualche impressione sulla danza di oggi.
Come cambia, se cambia, l'insegnamento durante uno stage rispetto a una lezione in aula?
N: La professionalità, la dedizione e la passione dell’insegnamento non cambia, ovviamente sono diverse le richieste alle nostre ragazze sia perché le vediamo ogni giorno sia perché trattandosi di una scuola professionale siamo più esigenti. In uno stage troviamo ragazze che provengono da varie scuole e hanno differenti età quindi dobbiamo trovare la chiave del giorno cercando anche di “scongelarle” rispetto a timidezze iniziali.
Cosa si richiede in particolare ai giovani danzatori di oggi: conta di più la tecnica o l'espressività?
T: la tecnica e l’espressività vanno di pari passo: quando hai la tecnica hai la capacità di possedere una intelligenza corporea, fisica da cui discende automaticamente l’espressività. Se provengono da un contesto molto accademico come la Scala, ai miei ragazzi chiedo di non pesare troppo l’esecuzione tecnica. Molti giovani oggi puntano sul numero di salti o di giri, sulla potenza: il “mercato” delle audizioni chiede un alto livello tecnico e spesso si punta solo in quella direzione.
Rispetto a quando ha iniziato la sua carriera di docente, come sono cambiati i ragazzi?
T: anche nel giro di dieci anni cambiano. La società, il covid hanno creato un cambiamento legato al fatto che per esempio ora per le audizioni viene inviato un video e ci si trova in presenza solo se si passa la prima fase. Nei ragazzi vedo poca voglia di aspettare, di sedimentare: appena usciti da scuola vorrebbero trovare subito lavoro. Spesso rimangono in superficie, vogliono tutto subito anche quando mi trovo a creare nuove coreografie vogliono sapere subito titolo, sinossi… percepisco un’enorme fretta e l’esigenza di ottenere tutto subito.
Quanto sono disposti, oggi, a seguire la disciplina e la fatica per ottenere il risultato?
N: oggi è difficile ma i ragazzi che sono appassionati, quelli che sentono che devono fare questo nella vita sono disposti a tutto. Capiscono che attraverso il lavoro e la fatica costante possono raggiungere dei risultati.
T: la fatica alla Scala è pazzesca perché lavorano tutto il giorno in sala prove, poi hanno la scuola. Spesso si scoraggiano ma questo è un lavoro per persone che devono mettersi in discussione sempre, a tutti i livelli.
Secondo lei oggi ci sono più opportunità per un giovane danzatore di emergere?
N: le opportunità ci sono ma per quelli che riescono a lavorare in modo sodo, con dedizione e passione. Quelli che veramente ci tengono per loro le possibilità di sono, emergere per diventare étoile è un altro livello e lì sono veramente in pochi.
Nella sua carriera, chi è stato l'insegnante che ha apprezzato di più e perchè?
N: Ho avuto molti insegnanti e da ognuno, anche il più severo, bisogna sapere che si può sempre prendere qualcosa di buono per il proprio bagaglio. Ho avuto insegnanti anche che ti travolgono con la loro energia, ti appassionano seminando la curiosità ovviamente su un terreno fertile e questo vale però in ogni campo.
Un suo sogno per la danza di oggi e domani?
T: Il mio sogno è che si investa di più nella cultura, anche nel cinema e nella musica. In Francia, dove ho lavorato a lungo, c’è maggiore attenzione mentre in Italia molti si buttano presto nell’insegnamento, attività che comunque prevede una formazione specifica. Ci sono bravissimi artisti costretti a fare un doppio lavoro perché il loro è sottopagato per cui desidererei che si riaffermasse il ruolo dell’artista, non solo quello ai massimi livelli: penso spesso ai giovani danzatori che, avendo una paga sindacale con cui non riescono a vivere, devono fare i camerieri.
N: Che sia viva ma sono certa che la danza vivrà perché ci saranno sempre bambini, giovani e adulti che sentono in sé questo fuoco e ci sarà sempre la gente che apprezza e si interessa di questa materia. La danza è forse difficile da comprendere ma siamo felici che i grandi teatri sono pieni così come le scuole non professionali: è una disciplina che ti permette di esprimerti, far sentire il tuo corpo e lo sviluppa in modo armonioso. Quindi il mio sogno è che la danza viva attraverso le tradizioni e cresca nel mondo sempre di più.
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