«Sercarè» conquista Grado: il Festival premia i giovani

«Sercarè» conquista Grado: il Festival premia i giovani

Tradizioni e identità

«Sercarè» conquista Grado: il Festival premia i giovani

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 25 Ott 2026
Copertina per «Sercarè» conquista Grado: il Festival premia i giovani

Ottant’anni dopo la prima edizione, Elia Longo ed Emanuele Lorenzutti vincono la 58ª rassegna con un brano che cerca il senso della vita. Secondi Felluga e Bertogna, sul podio anche Olivotto. Alla Conchiglia d’Oro trionfa «Bepy Funky».

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l futuro della canzone gradese passa anche dalle voci dei più giovani. A dimostrarlo è «Sercarè», il brano firmato da Elia Longo, Emanuele e Simone Lorenzutti e interpretato da Elia Longo ed Emanuele Lorenzutti, che ha conquistato il primo posto alla 58ª edizione del Festival della Canzone Gradese, svoltasi sabato 24 ottobre al Palazzo dei Congressi. Con 317 punti, la canzone si è aggiudicata il titolo di Canzone Regina 2026, nel corso di una serata che ha celebrato gli ottant’anni di una manifestazione nata nel 1946 e diventata parte integrante della memoria musicale e linguistica dell’isola.

Al centro del brano vincitore c’è una domanda universale: dove trovare le istruzioni per affrontare la vita? Forse su Google Chrome, come suggeriscono con ironia gli autori, salvo scoprire che non esiste una risposta pronta a ogni interrogativo. «Sercarè un senso a duti i mie perché / ma za sé che falirè»: cercare un senso a tutti i propri perché, pur sapendo già che si finirà per fallire. È questo il filo conduttore di una canzone che alterna leggerezza e riflessione, raccontando anche i tentativi iniziali di dare forma al progetto, puntualmente conclusi, come recita il testo, con «ogni volta finimo a bêve e magnâ». Il percorso conduce infine a un’immagine sospesa, quella di chi resta «in equilibrio sora ’l mar», quasi desiderasse che il tempo potesse fermarsi. Una scrittura capace di parlare di incertezze e aspettative senza rinunciare all’ironia, affidata a due interpreti giovanissimi, già al loro secondo Festival.

La classifica ha premiato al secondo posto, con 294 punti, «Un batito de felissitae», scritto da Andrea Felluga, autore del testo insieme a Paride Bertogna e Andrea Felluga per la musica, e interpretato da Debora Civita e Andrea Felluga. Terza posizione per «Ristie de recordi», con le parole di Alessandro Marchesan, la musica di Emanuel Olivotto e l’interpretazione dello stesso Olivotto. Tre proposte differenti, accomunate dall’utilizzo della parlata gradese come strumento per esprimere sentimenti, ricordi e interrogativi contemporanei.

La serata ha riservato spazio anche alla Conchiglia d’Oro, il concorso dedicato alle canzoni per i più piccoli, che rappresenta uno dei segnali più concreti di continuità della tradizione. A conquistare il riconoscimento è stato «Bepy Funky», brano di Andrea Barzellato interpretato dal coro dei giovanissimi diretto dalla maestra Patrizia Dri. Il Premio della Cooperativa Pescatori è andato invece ad «Aleghe», scritto da Riccardo Gordini e cantato da Beatrice e Sara Peroni. Il riconoscimento della giuria di qualità, intitolato quest’anno alla memoria di Valerio Pastoricchio, è stato assegnato a «Un batito de felissitae», interpretato da Debora Civita e Andrea Felluga. Il premio ha ricordato una figura legata alla storia della manifestazione, scomparsa di recente.

Ad accompagnare gli interpreti è stata l’Orchestra del Festival diretta dal maestro Marco Ballaben, protagonista di una serata che ha alternato la competizione musicale al racconto di una storia lunga otto decenni. L’anniversario ha offerto l’occasione per ricordare alcuni dei nomi che hanno contribuito a costruire l’identità della canzone gradese, dal primo brano della rassegna, «Mar e Palù», riproposto da Arti Romanello, fino ai protagonisti che hanno lasciato un segno nelle diverse stagioni del Festival. Un ricordo particolare è stato dedicato anche a Valerio Pastoricchio e a Giovanni Marchesan, conosciuto come «Stiata», figure recentemente scomparse e legate alla vita musicale dell’isola.

Sul palco sono tornate simbolicamente anche alcune chitarre che hanno accompagnato la storia della manifestazione, associate a Giacometto Zuberti, considerato il papà del Festival, e a Sebastiano «Seba» Corbatto, Ivan Regolin e Samuel Gregori. Un passaggio che ha unito la memoria dei protagonisti di ieri all'entusiasmo di chi oggi raccoglie il testimone, in una serata che ha visto alternarsi diverse voci della scena musicale gradese.

A sottolineare il valore della manifestazione è stato anche il sindaco Giuseppe Corbatto, che ha rivolto un ringraziamento agli autori, agli interpreti, ai musicisti e ai giovani coristi, oltre che all’associazione «Quelli del Festival della Canzone Gradese», ai volontari e a tutte le realtà che contribuiscono a mantenere viva questa tradizione. Il Festival, organizzato dall’associazione con il sostegno delle istituzioni e delle realtà del territorio, continua infatti a rappresentare un’occasione per valorizzare una parlata che appartiene alla storia dell’isola e che trova nella musica uno dei suoi veicoli più efficaci.

Foto di Alice Lorenzutti e Valentina Castellani.

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