Sara Nerini racconta Go! 2025 nella sua tesi: «Un’occasione per valorizzare l’identità delle città»

Sara Nerini racconta Go! 2025 nella sua tesi: «Un’occasione per valorizzare l’identità delle città»

L'INTERVISTA

Sara Nerini racconta Go! 2025 nella sua tesi: «Un’occasione per valorizzare l’identità delle città»

Di Sarah Marras • Pubblicato il 29 Ott 2026
Copertina per Sara Nerini racconta Go! 2025 nella sua tesi: «Un’occasione per valorizzare l’identità delle città»

Laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale, ha analizzato il programma della Capitale europea della Cultura intrecciando dati, testimonianze e ricordi personali.

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GO!2025 - un evento con un lascito non solo nell’ambito culturale e turistico, bensì anche emotivo. Ha scelto di parlarne, nella sua tesi di laurea, la dottoressa Sara Nerini, originaria di Gorizia e laureata a marzo 2026 in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale.

«La scelta di dedicare la mia tesi a GO!2025 - ci racconta Sara - nasce prima di tutto dal legame profondo che ho con Gorizia, città in cui sono nata, cresciuta e alla quale sono legati molti ricordi della mia infanzia e della mia famiglia». Sono infatti ricorrenti, all’interno della sua tesi, elementi personali e familiari.

Un «posto speciale» l’ha dedicato al defunto padre, Giulio Nerini, pittore e musicista da sempre amante di Gorizia che ha «cercato di contribuire alla sua vita culturale attraverso l’arte e il proprio impegno personale». Proprio per il padre Giulio hanno allestito nel novembre del 2025 Sara e la sua famiglia un’esposizione commemorativa delle sue opere nelle vetrine del Municipio II.

L’emozione di allestire l'esposizione ha ricordato, a Nerini, che «dietro a ogni iniziativa culturale ci sono persone, relazioni e memorie che meritano di essere custodite». Raccontare del padre anche nella tesi è stato per Sara Nerini «un modo ulteriore per rendergli omaggio».

Non è stato, tuttavia, l’unico familiare ad avere una menzione d’onore nella sua tesi di laurea. Ha voluto raccontare anche suo nonno, Ezio Stolfo, Maresciallo Maggiore aiutante della Guardia di Finanza, che prestò servizio sul confine goriziano. Nel testo ha inserito una sua foto con i colleghi italiani e sloveni: un’immagine «che mostra come i rapporti umani potessero superare le divisioni anche nei momenti più difficili» e che «racconta il confine meglio di molte parole».

A proposito di collaborazione, la tesi di Nerini non manca di analisi delle iniziative di GO!2025 in cui la collaborazione tra le due città è stata particolarmente importante. Ci sono stati concerti, spettacoli e performance, l’edizione del festival Gusti di Frontiera in cornice “Go Borderless”, la Marcia per l’Europa e molte altre iniziative, delle quali Sara ha considerato sì i dati di partecipazione e le statistiche pubblicate, ma anche l’aspetto personale di chi ha vissuto l’evento internamente e dalla sua nascita.

Nerini ha impostato la sua ricerca unendo fonti storiche, documenti sull’evento e testimonianze dirette, ma ha voluto affiancare ai numeri anche tre interviste con prospettive diverse. La prima a Emanuela Uccello, funzionaria dell’area culturale del Comune di Gorizia e responsabile dell’Ufficio Attività Espositive, che ha raccontato l’aspetto logistico delle mostre in un ente pubblico: la ricerca dei contenuti, le procedure, i rapporti con le istituzioni e l’attenzione alla partecipazione.

«La sua intervista mi è rimasta particolarmente impressa - ci confida Sara - perché mi ha permesso di capire quanto lavoro c’è dietro alla facciata che vediamo noi. Mi ha colpita soprattutto il racconto di Silva Lapidea, mostra di scultura contemporanea transfrontaliera inaugurata nel 2023 al Museo di Santa Chiara. L’ho vista come un’iniziativa capace di anticipare proprio lo spirito di GO!2025».

Anche in questo punto non è mancato l’aspetto personale - la mostra rendeva omaggio a Claudio Mrakic, artista «legato da una profonda amicizia a mio padre».

La seconda intervistata è stata Antonella Gallarotti, studiosa della storia locale e autrice di 111 luoghi di Gorizia e Nova Gorica che devi scoprire, che «ha aiutato a riflettere su come si racconta una città di confine». Sara ha voluto, infine, interpellare anche Iris Busilacchio, presidente della cooperativa Musaeus, che le ha «offerto lo sguardo di chi conosce l’esperienza del visitatore e la gestione operativa delle esposizioni».

Un altro esempio di modi diversi di osservare Gorizia e Nova Gorica è stata la mostra fotografica Tre Sguardi, che Sara ha utilizzato come caso di studio per sottolineare l’aspetto umano dell’analisi su GO!2025 senza esaurire il significato del suo lavoro, che resta centrato sul programma culturale.

Un aspetto importante della tesi di Nerini è stato il turismo culturale. Durante il tirocinio universitario ha collaborato all’Iter Goritiense, il cammino culturale e spirituale che collega Aquileia a Sveta Gora, passando per Gorizia e Transalpina. Questo progetto «mostra come la relazione tra le città possa essere vissuta anche a piedi, attraverso il paesaggio e il patrimonio, e non soltanto in occasione di eventi temporanei».

Il punto di forza più grande della sua laurea in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale è stato per Sara Nerini l’approccio interdisciplinare, che «mi ha insegnato a osservare un territorio mettendo in relazione storia, cultura, patrimonio e turismo».

Questo le è servito per analizzare GO!2025 non soltanto come un insieme di eventi, ma anche come «un’occasione per valorizzare l’identità di Gorizia e Nova Gorica».

Gorizia durante l’evento è stata però vissuta innanzitutto dai suoi cittadini. Non sono mancati i momenti animati e la partecipazione agli eventi delle persone che hanno «trasformato il confine in luogo d’incontro».

È stata sicuramente rilevante l’attenzione che Gorizia ha ricevuto, in quanto Capitale della Cultura, durante tutta la durata dell’evento. «Una delle conseguenze più belle di GO!2025 è stata proprio che non ha solo portato il mondo a Gorizia, ma ha aiutato Gorizia a guardare sé stessa in modo diverso».

Nerini conserva un ricordo particolarmente caldo della giornata inaugurativa dell’8 febbraio: «Immagino che per chi ha conosciuto la Gorizia divisa, quel giorno abbia avuto un significato ancora più forte rispetto a chi, come me, è cresciuto attraversando liberamente la frontiera».

Sara non ha mai vissuto il confine come “l’altra parte”. «Da piccola, girando spesso in bicicletta, non avevo la sensazione di trovarmi altrove; per me era un proseguimento naturale della stessa città» ed è stato solo crescendo che ha compreso «quanto fosse diversa l’esperienza delle generazioni precedenti».

Nerini è convinta che GO!2025 «sia riuscito a dimostrare quanto Gorizia e Nova Gorica possano realizzare insieme». Le due città hanno infatti condiviso progetti, eventi e occasioni di incontro, rafforzando l’idea di un territorio comune, seppur con identità e storie differenti. «È un risultato significativo per un luogo che ha conosciuto una divisione così viscerale». Il vero lascito di questo evento sarà dunque la capacità di trasformare un anno straordinario in un legame quotidiano e duraturo.

E dunque qual è il ruolo che i giovani possono avere nella trasmissione del messaggio di unità tra Gorizia e Nova Gorica? «Considerando come le nuove generazioni siano cresciute in una realtà in cui il confine non rappresenta più una barriera fisica, credo che il ruolo di noi giovani possa essere fondamentale - ci spiega Sara - Per favorire questa unione non basta pensare solamente a grandi eventi culturali o artistici, ma anche a iniziative più semplici - come concerti, cinema all’aperto, ulteriori spazi di ritrovo e attività ricreative condivise».

Nerini ritiene che Gorizia e Nova Gorica abbiano bisogno di occasioni di socialità più spontanee, perché «sentirsi parte di un’unica comunità significa anche avere luoghi da frequentare, esperienze da condividere e opportunità per conoscersi».

«Ma soprattutto - conclude Sara Nerini - credo che sia importante non limitarsi ad organizzare iniziative per i giovani, bensì dare loro la possibilità di essere i protagonisti delle scelte e dei progetti che li riguardano. In fondo, credo che il futuro di Gorizia e Nova Gorica debba essere costruito anche da chi quel futuro lo vivrà in prima persona - e forse il modo migliore per rendere duratura l’unione promossa da GO!2025 è proprio permettendo ai giovani di trasformarla in qualcosa di naturale, quotidiano e condiviso».

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