L'INAUGURAZIONE
Salute mentale, nuova vita per Casa di Selz a Ronchi: investimento da 170mila euro
Terminato il restyling della struttura di via Monte Cosich. Riccardi, «unire il sistema della cooperazione al sistema delle istituzioni può senza dubbio fare la differenza».
Una comunità per accogliere, guidare, accompagnare all’autonomia o, comunque, a un dopo diverso. «La sfida sarà davvero vinta quando, due comunità diventeranno una sola». Così l’assessore regionale alla Salute politiche sociali e disabilità, Riccardo Riccardi ha chiosato il suo intervento in occasione dell’inaugurazione, oggi, della rinnovata Casa di Selz, la comunità residenziale del Consorzio Il Mosaico e della Cooperativa sociale Thiel che da oltre dieci anni gestisce la struttura e accoglie persone in percorso di salute mentale.
Otto mesi di ristrutturazione hanno portano alla cerimonia di questa mattina, partecipata da autorità, utenti, operatori di quella comunità che, dopo tanti anni di cammino al fianco del piccolo centro di Selz, Riccardi auspica che venga considerata un corpo unico con la comunità cittadina ospitante, realizzando così la missione più vera del supporto alle persone fragili.
«Dopo più di quindici anni abbiamo provveduto alla ristrutturazione di questa struttura, acquistata a suo tempo dalla cooperativa Thiel che ora l’ha anche sistemata con fondi propri e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e di Fondosviluppo FVG. In tutto l’intervento è costato 170.000 euro e ha interessato gli esterni, gli interni, gli arredi con un occhio di riguardo all’abolizione delle barriere architettoniche».
Così Luca Fontana, direttore del Consorzio Il Mosaico e della cooperativa Thiel, proprietaria anche della palazzina di via Capitello in cui la comunità si era trasferita nel periodo dei lavori. Anche questo secondo immobile sarà ora oggetto di sistemazione grazie a fondi regionali per ospitare poi persone in condizioni di disabilità. Vi troveranno posto 8 utenti, tanti quanti quelli che possono essere accolti in via monte Cosich (dove, in realtà, c’è un posto ulteriore per l’emergenza) e identiche saranno le modalità di sistemazione, con operatori presenti h 24.
Sei sono adesso le persone che abitano nella Casa di Selz, una villetta che si nasconde tra altre villette, con un cortiletto interno e una piccola dependance in cui trovano spazio gli uffici e un mini appartamento per le persone più autonome. Nell’edificio principale, una piccola cucina e un salotto sono gli spazi comuni colorati e accoglienti di un appartamento con camere colorate e luminose, dove ognuno si impegna facendo la spesa, uscendo per attività sul territorio (in molti degli utenti sono impegnati con borse lavoro), tutto finalizzato a ripristinare un rientro graduale nella quotidianità.
A trovare accoglienza nella struttura, gestita da 15 operatori, sono persone inviate dai dipartimenti riabilitativi di Asugi, persone con complessità in alcuni casi legate anche a un versante penale, provenienti dall’area isontina e giuliana. Per ognuna di loro viene predisposto un piano personalizzato di attività collaterali con l’obiettivo di poter poi uscire dalla struttura o di guadagnare comunque un’autonomia diversa rispetto alla condizione attuale. E se la filosofia è quella dell’umanizzazione della cura, la stessa umanizzazione – come ha dichiarato Fontana nel saluto introduttivo – deve pervadere anche i luoghi di cura.
Nutrita la serie di interventi istituzionali nel corso della mattinata. A esordire è stato il padrone di casa, il sindaco di Ronchi dei Legionari Mauro Benevenuto che ha parlato delle positive sinergie che si sono innescate affermando con la frazione di Selz sostenendo che «la comunità è entrata nella comunità». Questo aspetto è stato ribadito da Marta Calligaris, vicesindaco del comune di Monfalcone: «È uno dei progetti che rendono la comunità forte perché integrano le persone fragili e dovrebbe accadere anche in altri ambiti. Adeso il problema della salute è la cronicità: affrontare il problema unendo Comune, azienda sanitaria e associazioni potrebbe essere la soluzione».
Di sinergie con il dipartimento di salute mentale ha parlato anche Sabrina Fontana, responsabile Servizio Sociale dei Comuni dell’Ambito Territoriale Carso Isonzo Adriatico, sottolineando l’importanza dell’approccio personalizzato alle difficoltà dei singoli, aspetto che ha fatto da sottofondo alle parole di Sonia Di Sopra, responsabile della Casa di Selz. «Questo non è solo un luogo di lavoro per noi operatori, è una casa accogliente in cui abbiamo anche investito molto e quotidianamente nei rapporti di vicinato per mantenere la normalità di chi vive dentro e fuori di qui».
Giovanni Austoni, direttore del Centro di Salute Mentale di Monfalcone, ha valorizzato la coesistenza, all’interno di Asugi , di diverse forme di accoglienza, tutte necessarie e utili per evitare la cronicizzazione di fragilità o disagi mentali, aspetto su cui si è soffermato anche Arturo Rippa, direttore SAR Servizio Abilitazione Residenze, Dipartimento Assistenza Integrata Dipendenze e Salute Mentale - Dipartimento Area Salute Mentale, aggiungendo l’importanza dei «percorsi di crescita per recuperare quanto possibile e poi andare oltre».
Guardare a ciò che accade fuori regione per evitare che gli operatori disinvestano sugli utenti innescando la cronicità è stato il monito di Massimo Semenzin, direttore del Dipartimento di Salute Mentale Asugi, sostenuto dal direttore generale Antonio Poggiana secondo cui è appunto necessario «avere il coraggio di vedere se si è ancora attuali guardando anche ad altri contesti. I nostri progetti devono essere integrati e l’umanizzazione degli spazi fa parte della cura e della presa in carico, aspetti finora troppo enfatizzati a scapito proprio dell’umanizzazione e della personalizzazione del trattamento».
A precedere il taglio del nastro, le parole dell'assessore regionale Riccardo Riccardi che ha riportato l’attenzione sui cambiamenti che sta affrontando la società. «Il messaggio di questa giornata non deve essere archiviato e richiama al ruolo della politica che si può esercitare in due modi. Il primo consiste nel prendere visione di un problema, inquadrarlo e usarlo per alimentare i consensi, altrimenti la politica dovrebbe essere esercitare un pensiero, aspetto che richiede però fatica e che non porta a consensi immediati».
«Il Paese, lo vediamo anche in questi giorni, sta attraversando delle trasformazioni e i bisogni della salute si articolano in domanda sanitaria e domanda sociale, cresciuta molto più rapidamente. Stiamo assistendo a delle necessità che, se non riusciamo a intercettare, diventeranno poi bisogni sanitari. In questo senso, la risposta territoriale, che costa senz’altro più fatica, è però la risposta più corretta e la giornata di oggi lo testimonia. Unire il sistema della cooperazione al sistema delle istituzioni può senza dubbio fare la differenza».
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