LA QUESTIONE
Ronchi, bufera in Consiglio comunale: le opposizioni chiedono le dimissioni di Lorenzon
La discussione su due varianti urbanistiche ritirate poi d’ufficio. Nel mirino della minoranza una dichiarazione dell’assessore ai Lavori Pubblici. Che replica: «Parole interpretate in modo generalizzato e improprio».
Sono molto accesi e critici i toni dell’opposizione consiliare di Ronchi dei Legionari, al punto da arrivare chiedere un «rimpasto di Giunta che veda la fuoriuscita immediata dell'assessore Lorenzon». Così scrivono Massimo Di Bert, Alessandra Marocco, Livio Vecchiet e Paola Conte, in una nota congiunta dove intervengono sulla situazione generatasi durante il dibattito di due dei punti all’ordine del giorno del Consiglio comunale di mercoledì 28 ottobre.
La discussione ha riguardato due varianti urbanistiche, ritirate d’ufficio durante la seduta in Aula. Ne riassume il contenuto l’assessore ai Lavori Pubblici Michela Lorenzon, contattata dalla nostra redazione. Nel primo caso, la zona interessata è via delle Curbine a Soleschiano: la variante prevedeva la ridefinizione degli spazi di parcheggio per i residenti, con la creazione di un’area parcheggio di 23 stalli corredata da un’area verde. Viste le dimensioni «troppo ridotte» che tale area verde avrebbe avuto, prosegue Lorenzon, l’indirizzo condiviso con il sindaco è stato quello di rinunciarvi, optando piuttosto per la “monetizzazione” con risorse economiche da destinare a favore di altre aree verdi di Ronchi.
La seconda delle due varianti ritirate, invece, si concentrava su una porzione di territorio comunale situata a Vermegliano, tra via Monte Sei Busi e via delle Mostegane, già oggetto di una richiesta di trasformazione in terreno edificabile per la realizzazione di due alloggi. Ora il numero di alloggi della richiesta è cresciuto a quattro, ma con mantenimento dell’originale volumetria.
A sollevare criticità su queste due varianti è stata innanzitutto la consigliera del gruppo "Ronchi2030", Sara Bragato. La sua contrarietà all’estensione del numero di alloggi tra via Monte Sei Busi e via delle Mostegane è motivata dal fatto che la zona è «priva delle principali urbanizzazioni e non dispone della sufficiente dotazione di parcheggi, senza contare le criticità idrogeologiche e il rumore derivante dalla vicinanza all’autostrada». Per il rione di Soleschiano, invece, Bragato contesta proprio la riduzione dell’attuale proposta rispetto all’originale che prevedeva sia parcheggi che area verde.
Nella sua nota, la consigliera di Ronchi 2030 prosegue definendo queste due varianti un «esempio di urbanistica scriteriata: in esse non si vede proprio il criterio a cui risponderebbero, che dovrebbe essere quello del maggior interesse pubblico, a cui la pubblica amministrazione dovrebbe sempre tendere». Di Bert, Vecchiet, Conte e Marocco citano invece «ritardi ingiustificati - come un provvedimento d’urgenza fermo per quasi un anno - e un punto ritirato per vizio istruttorio e falso logico e giuridico».
Ma il punto a loro avviso più discutibile del dibattimento è stato quando l’assessore ai lavori pubblici - così scrivono - ha «candidamente confessato» di essersi affidata agli uffici tecnici comunali senza l'approfondimento delle delibere. Un'ammissione, incalzano, che solleva la questione della «credibilità politica per amministrare». A riguardo, è giunto alla nostra redazione anche un commento “da fuori Aula” dell’ex consigliere comunale e attuale coordinatore della lista civica “La nostra città” Francesco Pisapia, che sostanzialmente concorda con il concetto espresso dai quattro esponenti dell'opposizione.
Per Bragato, invece, è «ben poca la responsabilità da addossare ai tecnici». La questione, a suo avviso, è prettamente politica e riguarda l’atteggiamento dell’amministrazione comunale sul tema dello sviluppo del territorio, dunque le «scelte e le responsabilità politiche contenute nelle proposte di variante, per ora solo rimandate».
Da parte sua l’assessore Michela Lorenzon riconosce che, nel caso specifico, si è verificata una difformità tra il percorso istruttorio e il contenuto dell’atto sottoposto al vaglio dell’Aula. Un iter che non era stato inserito prima della seduta. Si assume quindi la responsabilità dell’errore, precisando però che le sue precedenti dichiarazioni in Consiglio sono state interpretate in modo improprio e generalizzante e non intendevano mettere in discussione il lavoro degli uffici comunali. Ribadisce l’importanza di mantenere un rapporto di fiducia con la struttura amministrativa, pur sottolineando che tale rapporto non può sostituire il dovere di attenzione e verifica da parte di chi ricopre incarichi politici. Conclude impegnandosi a migliorare il rapporto tra istruttoria tecnica e valutazione politica affinché episodi simili non si ripetano.
Ha collaborato S.F.
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