LA VISITA
Redipuglia, gli alunni della primaria D'Orlandi di Udine in visita al Sacrario e al Colle Sant'Elia
Dopo settimane di lavoro in classe sulla Prima guerra mondiale, 47 bambini hanno ascoltato la storia dei luoghi dal direttore Massimiliano Fioretti, che ha avuto la sensazione che «la memoria stesse davvero passando da una generazione all'altra».
Mercoledì 28 ottobre il Sacrario militare di Redipuglia e il vicino Colle Sant'Elia hanno accolto 47 alunni delle classi quarte e quinta della scuola primaria "Lea D'Orlandi" di Udine, accompagnati da sette insegnanti. La visita è una tappa di un percorso con cui i bambini stanno imparando che la storia non è solo una successione di date e personaggi, ma anche il racconto delle persone che l'hanno attraversata. Il progetto è sostenuto dalla dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo Udine III Rosaria Arfè.
Nelle settimane precedenti gli alunni si sono avvicinati alla Prima guerra mondiale con un lavoro di ricerca e interpretazione delle fonti, cercando i volti dietro i nomi e le piccole storie, spesso dimenticate, che stanno accanto ai fatti più noti. A Redipuglia hanno potuto vedere i luoghi in cui quelle storie si erano svolte. L'esperienza ha un significato particolare per una scuola che accoglie bambini di provenienze, lingue e culture diverse, alcuni dei quali stanno ancora imparando l'italiano.
A guidarli è stato il direttore del Sacrario, il colonnello Massimiliano Fioretti, che ha raccontato la storia dei luoghi e il significato della loro conservazione con un linguaggio accessibile ai più piccoli. Durante il percorso, riferisce il comunicato, alcuni bambini hanno cercato la mano del direttore e altri lo hanno abbracciato.
«Dopo tanti anni trascorsi indossando un'uniforme - ha detto Fioretti - ci sono ancora momenti capaci di emozionare profondamente. I bambini possiedono un'energia straordinaria. La loro spontaneità, i sorrisi, il desiderio di prenderti per mano sono qualcosa che va oltre qualsiasi cerimonia o discorso ufficiale. Oggi, mentre raccontavo loro la storia di questi luoghi, ho avuto la sensazione che la memoria stesse davvero passando da una generazione all'altra».
Raccontare in classi dove convivono bambini di origini diverse una tragedia che oltre cent'anni fa coinvolse popoli e nazioni diverse, sottolinea ancora il comunicato, significa offrire a ciascuno la possibilità di riflettere sul rispetto reciproco e sulla convivenza. Al termine della visita, aggiunge, l'entusiasmo dei bambini e la soddisfazione degli insegnanti sono stati la prova del valore dell'iniziativa.
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