Nuova pianificazione urbanistica regionale, Bullian contesta: «Tenere conto delle diverse confessioni religiose»

Nuova pianificazione urbanistica regionale, Bullian contesta: «Tenere conto delle diverse confessioni religiose»

LA RIFORMA DEL GOVERNO DEL TERRITORIO

Nuova pianificazione urbanistica regionale, Bullian contesta: «Tenere conto delle diverse confessioni religiose»

Di S.F. • Pubblicato il 02 Ott 2026
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Passa in Aula il Ddl 90. Previsti rigenerazione urbana, consumo di suolo a saldo zero e nuovi ruoli per le Province. Bocciato il suo emendamento sui servizi religiosi nelle realtà multiculturali.

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Dopo quasi cinquant'anni dalla sua approvazione, il Piano urbanistico regionale generale - Purg - va definitivamente in pensione. Il Consiglio Regionale ha approvato il disegno di legge 90, la Riforma del governo del territorio, che definisce le nuove regole per la pianificazione territoriale e urbanistica regionale. La riforma guarda alla rigenerazione territoriale e urbana, al contrasto al consumo di suolo e introduce nuovi livelli e strumenti di pianificazione, con compiti specifici per le Province. Il consumo di suolo è consentito solo per fabbisogni effettivi, che non possono essere soddisfatti attraverso la riqualificazione del patrimonio esistente. La norma introduce il concetto di bilancio di consumo di suolo a saldo zero, che impone di compensare ogni nuova trasformazione con un recupero equivalente. La pianificazione punta alla rigenerazione urbana, con l'obiettivo di riqualificare e rifunzionalizzare l'esistente, promuovendo il recupero edilizio, l'efficienza energetica e la sicurezza sismica, in sinergia con la nuova legge sulle politiche abitative. Il Piano operativo è il nuovo strumento a disposizione dei Comuni per accelerare gli interventi di rigenerazione urbana. La norma introduce inoltre un insieme di dotazioni urbanistiche per riprogettare la città in termini di rigenerazione urbana.

Nella pianificazione entra trasversalmente in tutti gli ambiti il sistema verde e blu, una delle leve per agire su resilienza e adattamento climatico alla pari della conservazione dei suoli permeabili, della gestione integrata dei rischi idrogeologici, sismici e antropici. Addio alla vecchia zonizzazione, con le classificazioni B3, C, A e altre, sostituita dall'introduzione degli ambiti fisico-funzionali. Sono previsti l'ambito residenziale misto, quello delle attività industriali, l'ambito delle attività commerciali e quello della rigenerazione urbana. Anche le Province hanno un ruolo nella pianificazione assieme alla Regione, ai Comuni, ai Consorzi di sviluppo economico locale e all'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale. La norma prevede tre livelli di pianificazione: regionale, il nuovo intermedio di area vasta e comunale. Il primo livello è guidato dal Piano di governo del territorio, che definisce l'assetto strutturale e strategico del territorio regionale, gli obiettivi e gli indirizzi per i processi di sviluppo sostenibile mantenendosi distinto, ma complementare al Piano paesaggistico regionale (Ppr). Sempre di primo livello sono i Piani territoriali infraregionali (Pti) dei Consorzi di sviluppo economico.

Il livello intermedio vede l'entrata in gioco delle Province e dei Sistemi territoriali locali, raggruppamenti di Comuni sede di concertazione e condivisione degli elementi strutturali e strategici attraverso accordi di copianificazione attivati dai Comuni. Per la programmazione di livello comunale sono confermati i Piani regolatori comunali (Prc), che si dovranno adeguare al nuovo Pgt, una volta approvato, i Piani attuativi comunali (Pac), proposti anche da privati, e il nuovo Programma operativo che intende agevolare gli interventi di rigenerazione urbana. L'articolo 14 definisce le funzioni attribuite alle nuove Province in materia: analisi delle dinamiche demografiche e della struttura socioeconomica del territorio per supportare la pianificazione territoriale; attuazione del Piano di gestione del rischio alluvioni (Pgra) e recepimento degli studi di microzonizzazione sismica; manutenzione delle strade di competenza; attuazione della rete ecologica locale e predisposizione dei Piani urbanistici della mobilità sostenibile (Pums).

Per il rapporto tra porto e città, la Regione promuove l'intesa di pianificazione delle aree di interazione porto-città e i collegamenti infrastrutturali di ultimo miglio. La competenza è dei Comuni con il Prc e della Regione con il Pti, previa acquisizione del parere dell'Autorità di sistema portuale. Perequazione e compensazione sono i meccanismi previsti per garantire l'equilibrio degli effetti ambientali, economici e territoriali tra i Comuni di area vasta. Possono essere utilizzati anche per realizzare trasferimenti di diritti edificatori e sono previsti anche a livello di pianificazione comunale. A tal fine sarà istituito il registro pubblico dei diritti volumetrici. Alla Valutazione ambientale strategica è riconosciuto un ruolo sostanziale per valutare gli effetti cumulativi delle trasformazioni. Per i Comuni la Vas è più semplice, integrata e operativa: potranno utilizzare gli indicatori, i dati e le cartografie ambientali già elaborate dalla Regione e dai livelli intermedi. Nasce inoltre una banca dati territoriale, un'infrastruttura informatica unica regionale a supporto di tutti i livelli della pianificazione. È previsto anche un Osservatorio regionale, struttura tecnica che monitora e analizza l'applicazione e gli effetti della Riforma del governo del territorio.

Sul provvedimento dissente il consigliere regionale Enrico Bullian, di Casa Civica, che durante la discussione sul disegno di legge ha presentato un emendamento relativo alle dotazioni urbanistiche destinate alla città pubblica. L'obiettivo, spiega Bullian, era chiarire che i servizi religiosi devono essere previsti e garantiti nel rispetto delle diverse confessioni presenti sul territorio, dando attuazione al dettato costituzionale in materia di libertà di culto. L'emendamento è stato bocciato. «Si tratta di una scelta che conferma una visione limitata da parte della maggioranza di destra del Consiglio regionale su questo tema», dichiara Bullian. «È inutile girarci attorno: il tema degli spazi dove esercitare la libertà di culto continua a essere una questione che l'Amministrazione regionale tratta come un tabù e non vuole affrontare nei nodi più spinosi. Con il mio emendamento ho voluto sottolineare l'importanza di considerare, nella pianificazione urbanistica, la presenza delle diverse confessioni religiose presenti sul territorio».

Secondo il consigliere regionale, l'emendamento aveva l'obiettivo di consentire alle diverse confessioni religiose di avere potenzialmente spazi individuati nei quali poter esercitare il culto, anche pubblicamente. «Una pianificazione attenta può inoltre contribuire a prevenire tensioni sociali legate alla dimensione religiosa. Sarebbero state poi le norme tecniche di attuazione a declinare concretamente le caratteristiche nei diversi ambiti funzionali nei singoli territori», aggiunge. Il riferimento, prosegue Bullian, può riguardare realtà come Monfalcone, caratterizzata da un forte impatto migratorio, ma anche altre città, a partire dalle più popolose come Trieste e Udine, «che costituiscono realtà multiculturali e multireligiose».

«Ritengo che inserire in legge questo passaggio sarebbe stato fondamentale per offrire un indirizzo chiaro agli enti locali, fornendo una cornice legislativa adeguata a dare risposte alle diverse confessioni e gruppi religiosi che operano sul territorio», sostiene il consigliere di Casa Civica. Bullian conclude sottolineando che «garantire spazi pubblici adeguati al culto significa riconoscere un diritto e promuovere una pianificazione urbanistica capace di rispondere alla realtà socio-culturale del territorio, senza creare disparità fra le varie confessioni fonte di evitabili tensioni e pretendendo il pieno rispetto della cornice normativa del nostro ordinamento».La disciplina di dettaglio tecnico della nuova legge è demandata al regolamento di attuazione, emanato entro 180 giorni dalla pubblicazione, previo parere della Commissione consiliare competente. La legge si applica dalla data di entrata in vigore della Variante al Piano di governo del territorio, attualmente in fase di adozione. Da quel momento, i Comuni avranno tre anni di tempo per adeguare i propri piani regolatori al nuovo Piano, estesi a quattro anni per i Comuni che procedono in forma associata. Il Ddl 90 autorizza una spesa di 3 milioni di euro per il supporto ai Comuni nella fase di adeguamento al nuovo Piano di governo territoriale.

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